NAVIGATOR E REDDITO INEFFICACI
di LUCA DEIDDA
Sul versante povertà, ad oggi, è chiaro che le regole con cui viene applicato il Rdc producono iniquità; per esempio verso le famiglie che pagano affitti più elevati e che sono più numerose; e verso...
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Sul versante povertà, ad oggi, è chiaro che le regole con cui viene applicato il Rdc producono iniquità; per esempio verso le famiglie che pagano affitti più elevati e che sono più numerose; e verso gli stranieri. E poi ci sono le truffe: una indagine della guardia di finanza ha dimostrato percentuali di frodi intorno al 60-70%. Tutto ciò mina la capacità effettiva del Rdc di raggiungere i veri poveri. Passiamo al Rdc come sussidio di disoccupazione, parte di una politica sul lavoro che ambisce a supportare i disoccupati e portarli all’occupazione. Secondo l’aggiornamento di ottobre del DEF la misura non ha ancora prodotto significativi effetti sull’occupazione. I dati Istat ci dicono che non ci sono significative variazioni nelle percentuali di inattivi e di disoccupati. Ciò vuol dire che ancora i percettori di reddito di cittadinanza non hanno ancora iniziato a cercare lavoro. Ciò potrebbe voler dire che non erano inattivi o che ancora non cercano per i ritardi nell’implementazione della parte attiva della politica, quella che dovrebbe portare gli inattivi verso un impiego. E qui parliamo dei navigator, il cui varo è stato più problematico e lento del previsto. Ma davvero i navigator avranno un impatto? Nell’epoca dell’automazione, in cui l’ipotesi di intelligenze artificiali capaci di gestire intere imprese multinazionali è realtà, c’è da chiedersi se a far incontrare domanda e offerta non basti un buon software. Si tratta di “matchare”, incrociare, dati. Dati di chi domanda e dati di chi offre. In fondo, i navigator questo faranno, aiutandosi con smartphone e computer. E poi esistono già tantissime società private di intermediazione che supportano chi offre o domanda lavoro. L’idea che i navigator possano davvero incidere sulla disoccupazione è fragile; al di là dell’effetto diretto per cui un navigatore in più è un disoccupato in meno. E ciò non solo perché incrociare dati di domanda e offerta è qualcosa che un computer sufficientemente potente può fare meglio di un navigator con smartphone e tablet, ma perché la disoccupazione in Italia non dipende dal fatto che domanda e offerta non si incontrano. Le cause sono altre. In varie zone d’Italia la domanda di lavoro da parte delle imprese è estremamente debole; e per trovare lavoro occorrerebbe spostarsi, magari oltre i 250km. E poi, soprattutto, il problema è che le imprese cercano competenze che i lavoratori italiani non hanno. Forse abbandonare le ambiguità del Rdc ed implementare un vero e proprio sussidio di disoccupazione, più generale e però meno generoso, e investire denari nella formazione continua (a tutti i livelli) potrebbe essere un modo migliore di combattere la disoccupazione.
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