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Test prevaccinali: "Impossibile prevenire una reazione negativa"

Test prevaccinali: "Impossibile prevenire una reazione negativa"

La comunità scientifica e il Ministero compatti nel ritenere i test privi di valore diagnostico

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SASSARI. È la paura di effetti collaterali immediati o a distanza la ragione che spinge alcuni genitori a esitare o a rifiutare di vaccinare i propri figli. Secondo le ultime stime, oscilla tra il 15% e il 25% la quota di genitori contrari all’obbligo delle vaccinazioni nella fascia 0-16 introdotto dalle legge Lorenzin ma la quota di quanti portano avanti le proprie convinzioni e non immunizzano i figli (neanche con il ciclo base) sfiora appena il 2%. A loro si rivolgono alcuni centri privati che propongono alle famiglie una batteria di test che avrebbero la pretesa di poter individuare condizioni di particolare rischio nel bambino da vaccinare. Si tratta di esami molto costosi e di vario tipo: ricerca degli antigeni di istocompatibilità (Hla), dosaggi vitaminici, test genetici e immunologici ma anche dosaggi ormonali. Per fare chiarezza sull’argomento e andare incontro alle richieste dei pediatri pressati dalle richieste e dai dubbi dei genitori, la Fnomceo (Federazione nazionale ordine medici chirurghi e odontoiatri) ha diffuso un documento firmato dalla presidente Roberta Chersevani nel quale si ribadisce con fermezza la posizione dei medici sul tema delle vaccinazioni e il fatto che la richiesta di accertamenti diagnostici da eseguire prima della vaccinazione non ha alcuna giustificazione scientifico.

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Nel documento, nato dopo un confronto con il ministero della Sanità, viene spiegata punto per punto l’inutilità dei test prevaccinali. Il primo aspetto è questo: il test non serve a constatare se il proprio figlio presenti una situazione patologica tale da rappresentare una controindicazione alla vaccinazione, perché valutazioni di questo tipo vengono fatte dal medico di famiglia sulla base della documentazione del minore. Non solo: i servizi vaccinali effettuano l’anamnesi prevaccinale, anche sulla scorta delle informazioni fornite dai genitori. Altro aspetto cruciale: non è possibile valutare una ipotetica predisposizione genetica a una reazione avversa alla vaccinazione. Terzo: è ugualmente impossibile valutare se una malattia pregressa possa garantire l’acquisizione di una immunità naturale che renderebbe la vaccinazione superflua. Infatti non tutte le malattie per cui si sono resi obbligatori i vaccini, se contratte, conferiscono immunità permanente. Inoltre una eventuale doppia immunizzazione non è un pericolo ma al contrario una forma superiore di tutela.
 

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