La Nuova Sardegna

La legge salva nomine in commissione

Cancellata dall’ultimo bilancio, è stata ripresentata dai partiti di maggioranza

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CAGLIARI. Da norme intruse a pezzo forte di una leggina proposta e firmata dai capigruppo del centrodestra. Bocciate la settimana scorsa nell’ultimo assestamento di bilancio, due norme su quattro sono state ripresentate in un battibaleno dalla maggioranza e in particolare dal capogruppo del Psd’Az Franco Mula. La prima norma ripescata, è una delle più contestate, riguarda i criteri per la nomina di direttori generali e consulenti negli assessorati. È l’articolo ribattezzato, a suo tempo e con tono polemico, dall’opposizione come il «salvagente per gli amici degli amici», dopo l’avvio di un’inchiesta preliminare della magistratura su alcune nomine nell’Ufficio di presidenza della Regione. Ma anche dopo la scelta, sempre da parte della Giunta, di diversi direttori generali, che – secondo l’opposizione – non avevano invece i titoli necessari. Adesso l’articolo è stato riproposto nella leggina all’ordine del giorno della commissione riforme. La correzione, in estrema sintesi, prevede maglie moto più larghe nella scelta dei vertici dell’amministrazione regionale rispetto a quelli della legge regionale. Lo fa sfruttando una norma nazionale, che apre le porte non solo a chi ha nel curriculum 5 anni da dirigente in uffici pubblici e privati, ma anche a quanti «abbiano conseguito particolari specializzazioni professionali, culturali e scientifiche attraverso la formazione universitaria, o comprovate da concrete esperienze di lavoro». Sin dall’inizio, il centrosinistra e i 5 stelle hanno tirato su le barricate per non far passare l’articolo. Dopo essere riusciti a estrometterlo dall’assestamento di bilancio, ora cercheranno di bloccarlo in commissione. La seconda norma ripescata è l’avvio di una task force per azzerare l’arretrato dei fondi europei all’Agenzia Argea.

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