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Fdi: «Serve un dipartimento per i giovani»

Fdi: «Serve un dipartimento per i giovani»

La proposta: più coordinamento nei finanziamenti che sostengono i progetti delle nuove generazioni

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CAGLIARI. L’unica legge regionale sui giovani che esiste è vecchia di dieci anni. «Va cambiata, perché nell’era dell’alta velocità tecnologica è come se fosse di un’altra era». È da questa constatazione che parte la proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia, con in testa la firma del consigliere regionale Fausto Piga. L’intento è dichiarato sin dal primo dei 36 articoli: «Vorremmo che delle politiche giovanili cominci a occuparsi un dipartimento regionale», e quindi «sia costituita una «struttura a supporto della presidenza della Regione, mentre oggi delle diverse strategie si occupano gli assessorati spesso senza che ci sia un coordinamento fra gli interventi». Il Dipartimento, invece, dovrebbe «accompagnare le nuove generazioni tra gli 11 e i 38 anni nel percorso scuola, formazione, lavoro e famiglia, una loro famiglia». Strutturata dall’inizio alla fine, la proposta di legge però è tutt’altro che chiusa: «È su questa bozza che vorremmo si aprisse il confronto fra i giovani, per capire ancora meglio quello di cui hanno bisogno», ha aggiunto Francesco Mura, capogruppo di Fdi. Fra una novantina di giorni, dopo aver ricevuto i vari suggerimenti, il testo sarà proposto al Consiglio regionale, per essere discusso in aula. Per l’avvio del sistema giovani, Fdi propone uno stanziamento iniziale di 500mila euro.

Gli obiettivi. La legge è nei fatti l’impegno formale della Regione, perché «i giovani restino, o ritornino, in Sardegna», e quindi «promuove la centralità delle politiche giovanili come condizione necessaria per l’innovazione, lo sviluppo sostenibile, la crescita culturale ed economica». Come? «Concedendo contributi a fondo perduto per l’acquisto della prima casa, o garantendo l’accesso al credito a sostegno dell’inserimento nel mondo del lavoro o l’autoimprenditorialità soprattutto nei territori a rischio spopolamento». Gli strumenti – si legge nella proposta – saranno i «programmi annuali e triennali, che, grazie al contributo del Dipartimento, dovranno definire le priorità in coerenza con le politiche proposte su scala nazionale e internazionale». Con un’attenzione particolare allo youth worker: è una nuova figura che aiuta i giovani a realizzare i progetti, incentiva la mobilità in Europa, ma «contribuisce a cambiare anche eventuali comportamenti a rischio, come bullismo e cyberbullismo, o scarsa educazione alla legalità».

Forum. La legge del 1999 ipotizzava anche la nascita della Consulta dei giovani: «Ma è rimasta solo sulla carta – sottolinea Piga – e noi proponiamo di sostituirla con un Forum». Che «dovrà essere un organismo di consultazione e partecipazione, composto da giovani scelti dal mondo delle associazioni, degli oratori, delle scuole e università, delle imprese e delle istituzioni». Alla presentazione della proposta hanno partecipato i portavoce di Anci giovani, Acli giovani e di diverse associazioni che hanno confermato: «Daremo presto il nostro contributo, perché questa legge dia una risposta reale ai problemi denunciati più volte».

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