Sardegna, l’addio al carbone confermato al 2025
La Camera boccia emendamento di Fdi che prevedeva uno slittamento di tre anni del termine ultimo
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CAGLIARI. Nessuna modifica al calendario indicato dal Piano nazionale per l’energia e il clima, il Pniec, per la cessazione dell’uso del carbone nelle centrali sarde: la data ultima rimarrà il 2025.
Ieri la Camera ha bocciato un ordine un ordine del giorno presentato da Fratelli d'Italia, primo firmatario il deputato Salvatore Deidda, su cui c’è stato il parere contrario del governo, sul rinvio al 2028 dell'addio al carbone per l’isola. «Ci siamo appellati al Governo – ha dichiarato il parlamentare del centrodestra – perché è prioritario, per la Sardegna, avere il metano. Sul come debba arrivare, ci aspettiamo che facciano chiarezza all'interno della stessa maggioranza, visto che il Pd è favorevole alla dorsale mentre i 5 stelle sono contrari. L'Enel potrebbe riconvertire sin da subito le centrali proprio come sta avvenendo in ogni parte d'Italia. Il Governo, invece, frena, perché attende l'analisi costi-benefici sulla dorsale e per quanto riguarda le infrastrutture da realizzare, non permette di programmare interventi, nonostante le incessanti richieste da parte delle associazioni datoriali, sindacali».
L’uscita dal carbone è uno dei pilastri della strategia per la decarbonizzazione al centro del Pniec. Ieri sono iniziate le audizioni tecniche al ministero dello sviluppo economico che porteranno prima di Natale alla versione definitiva del documento, che entro l’anno sarà trasmesso all’Unione Europea. Da gennaio il Pniec, diventerà un documento ufficiale dello Stato e sarà vincolante e sanzionabile dall’Unione Europea in caso di inadempienze.
L’uscita dal carbone fa parte di una strategia energetica che punta in modo deciso sulle rinnovabili, ma che si scontra con la presenza nel nostro paese di dodici centrali a carbone, due delle quali in Sardegna, a Porto Torres e a Portovesme.
Nelle settimane scorse l'assessora regionale dell'Industria, Anita Pili, aveva ribadito l'esigenza di un tavolo sul passaggio dal carbone ad altri combustibili per queste centrali, e recentemente il sottosegretario al Mise Alessandra Todde ha dichiarato che a breve saranno riattivati i tavoli di confronto con le regioni.
Da parte loro le aziende stanno predisponendo i piani per la conversione delle loro centrali a metano. In Sardegna il passaggio da carbone a metano è fattibile nei tempi ipotizzati dal governo ma a condizione che vi sia certezza sulla disponibilità del metano nei due siti produttivi a nord e a sud dell’isola. L’incrocio tra la metanizzazione e l’approvvigionamento delle centrali a carbone vedrà sin dai prossimi giorni diversi tavoli di confronto governativi e politici, mentre oggi pomeriggio verranno svelate le linee guida del piano ambientale europeo che prevede in cambi dell’uscita dal carbone, significativi sussidi da parte dell’Unione.(g.cen.)
Ieri la Camera ha bocciato un ordine un ordine del giorno presentato da Fratelli d'Italia, primo firmatario il deputato Salvatore Deidda, su cui c’è stato il parere contrario del governo, sul rinvio al 2028 dell'addio al carbone per l’isola. «Ci siamo appellati al Governo – ha dichiarato il parlamentare del centrodestra – perché è prioritario, per la Sardegna, avere il metano. Sul come debba arrivare, ci aspettiamo che facciano chiarezza all'interno della stessa maggioranza, visto che il Pd è favorevole alla dorsale mentre i 5 stelle sono contrari. L'Enel potrebbe riconvertire sin da subito le centrali proprio come sta avvenendo in ogni parte d'Italia. Il Governo, invece, frena, perché attende l'analisi costi-benefici sulla dorsale e per quanto riguarda le infrastrutture da realizzare, non permette di programmare interventi, nonostante le incessanti richieste da parte delle associazioni datoriali, sindacali».
L’uscita dal carbone è uno dei pilastri della strategia per la decarbonizzazione al centro del Pniec. Ieri sono iniziate le audizioni tecniche al ministero dello sviluppo economico che porteranno prima di Natale alla versione definitiva del documento, che entro l’anno sarà trasmesso all’Unione Europea. Da gennaio il Pniec, diventerà un documento ufficiale dello Stato e sarà vincolante e sanzionabile dall’Unione Europea in caso di inadempienze.
L’uscita dal carbone fa parte di una strategia energetica che punta in modo deciso sulle rinnovabili, ma che si scontra con la presenza nel nostro paese di dodici centrali a carbone, due delle quali in Sardegna, a Porto Torres e a Portovesme.
Nelle settimane scorse l'assessora regionale dell'Industria, Anita Pili, aveva ribadito l'esigenza di un tavolo sul passaggio dal carbone ad altri combustibili per queste centrali, e recentemente il sottosegretario al Mise Alessandra Todde ha dichiarato che a breve saranno riattivati i tavoli di confronto con le regioni.
Da parte loro le aziende stanno predisponendo i piani per la conversione delle loro centrali a metano. In Sardegna il passaggio da carbone a metano è fattibile nei tempi ipotizzati dal governo ma a condizione che vi sia certezza sulla disponibilità del metano nei due siti produttivi a nord e a sud dell’isola. L’incrocio tra la metanizzazione e l’approvvigionamento delle centrali a carbone vedrà sin dai prossimi giorni diversi tavoli di confronto governativi e politici, mentre oggi pomeriggio verranno svelate le linee guida del piano ambientale europeo che prevede in cambi dell’uscita dal carbone, significativi sussidi da parte dell’Unione.(g.cen.)
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