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Metano, slitta la decisione il ministero chiede tempo

Metano, slitta la decisione il ministero chiede tempo

Conclusa la parte preliminare, manca solo il parere finale dei commissari Risposta attesa per la prossima settimana. L’assessora Pili attesa al Mise

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CAGLIARI. La decisione della commissione tecnica del ministero dell’ambiente sul tratto nord della dorsale, è la rete che dovrebbe distribuire il metano, arriverà a metà della prossima settimana. Ventiquattr’ore fa la pratica è stata presa in carico dai commissari, insieme al dossier inviato all’inizio di dicembre dalla Regione e agli altri documentati che di volta in volta sono stati raccolti durante l’istruttoria. Ormai la parte preliminare è conclusa, manca solo il parere finale. Poco più di un mese fa era stata la stessa commissione a dare il via libera al tratto sud della dorsale, esprimendo parere favorevole sulla valutazione d’impatto ambientale. Senza fare previsioni, sempre difficile soprattutto quando a decidere sono i tecnici, è molto probabile che anche il secondo troncone ottenga l’obbligatorio lasciapassare, atteso tra l’altro dal consorzio Enura, formato dalla Sanam e dalla Società gasdotti Italia, che ha presentato il progetto per realizzare la dorsale da nord a sud.

Seconda riunione. Sempre ventiquattr’ore fa, della distribuzione del metano in Sardegna s’è discusso anche in un altro vertice. Stavolta a confrontarsi al ministero per lo sviluppo economico sono stati i tecnici inviati dalla Regione per confrontarsi col Governo. All’ordine del giorno c’era la bozza finale del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, che entro la fine dell’anno dovrà essere inviata a Bruxelles. Seppure l’ultima stesura sia considerata blindata da più parti, le Regioni hanno sollecitato diverse correzioni. A cominciare dalla Sardegna, perché nel Piano non c’è traccia della dorsale, ma solo dell’elettrodotto Sicilia-Sardegna, che il Governo considera l’alternativa ideale alla distribuzione capillare del metano in Sardegna. E infatti, nel Piano, la rete è circoscritta alla presenza dei depositi costieri e dei rigassificatori vicino alle aree industriali. È invece proprio questo uno dei punti contestati dalla Regione, sia dalla precedente Giunta di centrosinistra che da quella in carica guidata da Christian Solinas. Perché la Sardegna, soprattutto per il Patto sottoscritto nel 2016 con il governo Renzi, ritiene che la dorsale sia imprescindibile per una transizione sostenebile dai combustibili fossili, il carbone, entro la fine del 2025. Nella riunione i tecnici hanno messo sul tavolo tutte le loro contestazioni, e lo stesso farà fra qualche giorno l’assessora all’industria, Anita Pili, nel secondo appuntamento del tavolo Stato-Regioni al ministero per lo sviluppo economico. Anche se la mattinata decisiva dovrebbe essere quella del 18 dicembre, quando a confrontarsi con il Governo saranno i governatori, per poi votare il Piano che dovrà essere inviato a Bruxelles. Ma di sicuro prima del il presidente Solinas farà tutto il possibile perché la rete del gas entri a far parte dei progetti energetici strategici nazionali.

Progressisti contro. Se i Cinque stelle, nei vari ministeri e fra i banchi del Consiglio, continuano ad avere più di un dubbio sulla dorsale, ora fra gli indecisi ci sono anche due consiglieri regionali del gruppo dei Progressisti. In un comunicato Maria Laura Orrù e Gianfranco Satta hanno scritto: «Se è giusto considerare il metano come una fonte di transizione, la metanizzazione della Sardegna richiede invece un’infrastruttura. È quella dorsale che dovrebbe essere realizzata con, secondo noi, un investimento sproporzionato in termini economici ed ecologici e neanche coinciderebbe con l’ipotesi di transizione. Sarebbe più utile impiegare le ingenti risorse stanziate per il metanodotto nello sviluppo delle energie rinnovabili e pulite, e ancora in tecnologie innovative per il risanamento dell’ambiente e la produzione eco-sostenibile». (ua)

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