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Donne vittime di violenza, un reddito per essere libere

Donne vittime di violenza, un reddito per essere libere

La Giunta ha approvato il finanziamento di 300mila euro per pagare i sussidi. L’assegno mensile è previsto per 3 anni. Programmati progetti di reinserimento

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CAGLIARI. Il reddito di libertà per le donne vittime della violenza è una certezza. Chi finora non sapeva come sfuggire all’aguzzino, all’orco nascosto fra le mura di casa, che «dice d’amarmi, ma mi ricatta e riempie di botte», potrà aggrapparsi al nuovo sussidio della Regione. Grazie a contributo di 780 euro al mese per massimo tre anni, avrà la possibilità finalmente di spezzare le catene, ricostruirsi una vita, e ritrovare la serenità e l’indipendenza economica. Approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, nel 2018, finora la legge era stata solo un esperimento, provato con successo a Olbia, Oristano e Nuoro, ora entrerà in vigore a pieno regime. La Giunta ha approvato le linee guide, cioè il regolamento, su come assegnare i 300mila euro messi a disposizione dei Comuni che ospitano i Centri antiviolenza a Cagliari, Sassari, Olbia, Nuoro e Oristano.

L’aiuto. Il reddito di libertà potrà essere chiesto – è scritto nella delibera – dalle «donne, con o senza figli minori, vittime di violenza certificata dai servizi sociali del Comune di residenza o del nuovo domicilio, e che si trovino in una situazione di pericolo attuale e concreta e quindi alla base del loro essere ospitate in una casa di accoglienza». Il sussidio partirà da un minimo di 780 euro al mese per le donne sole. L’importo aumenterà per le madri con figli minori o disabili.. Il sussidio potrà durare da un anno fino a un massimo di tre. I punti di riferimento per la richiesta del reddito restano i Centri antiviolenza, finanziati dalla Regione, mentre a occuparsi dell’istruttoria saranno i Plus, fanno capo ai Comuni, che avranno in carico – è scritto nella delibera – «dalla ricognizione del fabbisogno economico» fino «alla preparazione di quei progetti personalizzati destinati a restituire dignità e libertà per quanto riguarda i figli, il lavoro e la casa».

L’assessore. Qualche giorno fa, sempre all’unanimità, la delibera aveva ottenuto il via libera della commissione sanità del Consiglio regionale. A presentarla in Giunta è stato l’assessore Mario Nieddu, che subito dopo il voto finale ha commentato: «Le condizioni di povertà e dipendenza economica, soprattutto in presenza di figli minori, sono da sempre ostacoli che rischiano d’incatenare le donne al circuito della violenza. Ora attraverso il sostegno economico e l’inserimento in programmi personalizzati, orientati alla formazione e al lavoro, le vittime potranno cominciare un nuovo percorso e sfuggire da una vita di abusi».

Più soldi. Per la verità la legge avrebbe avuto bisogno di più soldi a disposizione. Con soli 300mila euro, non sarà possibile, ad esempio, abbattere gran parte delle imposte regionale a carico delle imprese che assumeranno le donne vittime di violenze, o dare un contributo alle famiglie che le accoglieranno in affido. Ma non c’è dubbio che col reddito di libertà comunque un importante passo avanti è sta to fatto.

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