La Nuova Sardegna

Da Sassari risposta tiepida In 500 in piazza Fiume

di Giovanni Bua
Da Sassari risposta tiepida In 500 in piazza Fiume

Tra i manifestanti scarsa la rappresentanza sia di giovanissimi che di under 30  Cartelli, canti e articoli della Costituzione. I promotori: «Uniti da valori comuni»

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SASSARI. Nemmeno le sardine scuotono Sassari dal suo torpore.

Il movimento, che con il suo irriverente richiamo ha conquistato le piazze di tutta Italia, e qualche giorno fa ha invaso piazza Garibaldi a Cagliari, ha battuto un colpo, portando in piazza Fiume oltre cinquecento persone. Ma non è riuscito a far “uscire dalla scatola” una città che non sembra più interessata a partecipare.

La prova? I numeri delle scorse amministrative, col 60 per cento dei sassaresi assenti in un pur caldo ballottaggio. Ma anche le ultime piazze dei leader nazionali: un pugno di persone per il capo del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, mezza piazza Tola vuota per la “rockstar” della Lega Salvini, solo un teatro per il segretario del Pd Zingaretti.

E così, a farsi scaldare i cuori da “La storia siamo noi” di Francesco De Gregori e “Procurade de moderare” di Francesco Manno, e a intonare il marchio di fabbrica “Bella Ciao” si sono trovati i soliti noti, quelli sempre in prima linea con girotondi o popolo viola, quelli che continuano ad animare l’associazionismo e il volontariato, quelli che da decenni dicono che qualcosa non va, soprattutto nel centrosinistra dal quale non si sentono più rappresentati. Quelli che ieri si sono incontrati, magari con figli e nipoti al seguito, con immutata voglia e tanti capelli bianchi in più.

Grandi assenti i giovanissimi del popolo di Greta, ma anche gli under 30, che alla sardinata di piazza Fiume ha preferito piuttosto gli acquisti natalizi. E anche il centrosinistra “ufficiale”, che ha annusato il movimento, ed era presente con più di un rappresentante, ma si è ben guardato da dare una mano a riempire la piazza.

Non che i presenti si siano certamente persi d’animo, con i loro cartelli in alto e la voglia di cantare.

Richiamati da Luciano, Alessandra, Claudia, Maria Rosaria e Lucia, i capi sardina che fino a dieci giorni fa nemmeno si conoscevano tra di loro, e che si sono fatti travolgere dal contagioso entusiasmo bolognese, mettendo in piedi la “chiamata”.

«Un infermiere, una pensionata, un’imprenditrice, un’educatrice – racconta Luciano – tutti diversi, con in comune però una grande voglia di parlare di politica, di portare avanti i valori che ci uniscono».

Valori riassunti dagli articoli della Costituzione letti in piazza, dal manifesto “Benvenuti in mare aperto”, che inizia con «Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita».

Da un mare sereno e convinto, per un attimo increspato dallo striscione tirato fuori da CasaPound dalle finestre di un B&B al primo piano in via Cavour «Sardi sì, sardine mai”, e fatto subito rimuovere in pochi minuti dagli ignari proprietari e dalla Digos. Qualche fischio, il richiamo a far sentire la propria voce. E la piazza che di nuovo canta.

E poi, finita la festa, rimette al suo posto ordinataente tutti i suoi pescioni di cartone e la sua voglia di cambiare, convinta che la serata di ieri sia stata soltanto un timido ma comunque importante inizio.

«Siamo neonati, forse siamo ingenui, ma certamente sicuri che la partecipazione sia la strada giusta. Siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti. Siamo un pesce in mare aperto. E come è profondo il mare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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