La Nuova Sardegna

“Olbia non si lega” e legge le parole di Gramsci

di Paolo Ardovino
“Olbia non si lega” e legge le parole di Gramsci

Il raduno in centro è un successo ma anche qui l’età è alta. Gli organizzatori: «Presto altre iniziative»

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OLBIA. Le sardine di Olbia si fanno sentire, nonostante il maestrale che sferza la città e tutta la Gallura. La partecipazione è stata corposa e in un’ora la piazzetta Panedda in pieno centro storico si è riempita. Circa 500 partecipanti, più tanti curiosi di passaggio. La spinta, però, da queste parti l’ha data la vecchia guardia. Tante teste bianche, così come erano tanti i cartelli colorati a forma di sardina, con in allegato il motivo diventato iconico e declinato a tema: «Olbia non si lega». Poco presenti invece i giovani. Olbia parla con la voce dei partecipanti presi letteralmente uno a uno dal gruppo e chiamati a leggere articoli della Costituzione e messaggi pacifisti e di uguaglianza, come testimoniano i tanti segni rossi dipinti sui visi, chiaro messaggio contro la violenza sulle donne. Sarà una lettura del gramsciano «Odio gli indifferenti» a scandire l’inizio del raduno, attorno alle 18, che circa un’ora dopo si concluderà sulle note di “Bella ciao”. Una piazza «non contro qualcuno ma che chiede un cambiamento», verrà ripetuto più volte. E a dispetto delle accuse agli sciami digitali, colpevoli della loro volatilità, il gruppo gallurese nato dal web si è materalizzato nella piazza della biblioteca comunale e promette di non essere un unicum. Tra il pubblico alcuni rappresentanti del centrosinistra – seppur a titolo personale – come l’ex assessore regionale Carlo Careddu, il consigliere Giuseppe Meloni, il capogruppo uscente del Pd cittadino, Gianluca Corda. Nessuna bandiera e nessun colore politico, «ci si oppone a una narrazione che ci ha abituati a vedere la piazza come dominio del sovranismo – dirà Emiliano Branca –, Perché sono qui? Riconosco nelle sardine un pensiero globale contro un pensiero nazionalista». È un movimento che non vuole nomi, ma che vede in Vasco De Cet uno degli organizzatori: «Su Facebook abbiamo raccolto più di 800 iscritti e 24mila interazioni, e qui sono arrivate diverse centinaia di persone» gongola. «Impensabile affidare il governo della regione a una forza politica che non più tardi di qualche anno fa voleva vendere la Sardegna», afferma. Le sardine non sono un partito, lo dice lui e lo ribadiscono altri esponenti, «ognuno ha le sue opinioni».

Praticamente nessuna contestazione tranne un «buffoni!», gridato da un passante.

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