Metano, la dorsale sarda entra nella rete nazionale
La Giunta avrebbe ottenuto all’ultim’ora la correzione del Piano energia e clima Domani a Roma il confronto decisivo fra i presidenti delle Regioni e il Governo
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CAGLIARI. Prima la giunta Pigliaru, poi quella guidata da Christian Solinas. Le stesse contestazioni sono finora sono arrivate dal centrosinistra e dal centrodestra: «Nel Piano energetico nazionale, si parla dell’elettrodotto Sicilia-Sardegna, ma non della rete di distribuzione del gas metano che comunque arriverà come previsto dal Patto Governo-Regione del 2016, e questo per noi è un errore». Da ventiquattr’ore però qualcosa potrebbe essere cambiato. La svolta dovrebbe essere arrivata nel confronto fra il Governo e le Regioni proprio sull’ultima bozza del Piano. L’assessora all’industria, Anita Pili, avrebbe ottenuto che la «futura rete sarda sia parte integrante di quella nazionale». Il che vorrebbe dire, in sostanza, la possibilità di un via libero anche politico alla dorsale, o rete di distribuzione interna del metano. Mentre finora il lasciapassare erano stati solo tecnici: definitivo per il tratto sud (Cagliari-Palmas Arborea) e atteso in settimana per quello nord (Palmas Arborea-Olbia). Il condizionale legato a questa novità è una necessità, perché la bozza del Piano, compresi le correzioni dell’ultim’ora, è stata secretata fino a domani, quando dovrà essere votata dai presidenti delle Regioni.
L’indiscrezione. La futura rete sarda, stando all’ultima versione del Piano, dovrebbe essere quindi «interconnessa a quella nazionale». Il che vorrebbe dire, a questo punto, che i costi del progetto, l’approvvigionamento e la distribuzione nell’isola non saranno più un sistema a parte, ma «parte del sistema energetico in cui è previsto lo spegnimento delle centrali a carbone entro il 2025».
Fronte unico. In questa battaglia, la Sardegna avrebbe avuto l’appoggio delle altre Regioni. Perché, è un’altra indiscrezione trapelata dalla riunione, «senza l’integrazione della Sardegna nella rete nazionale sarebbe comunque impossibile rispettare i tempi fissati dall’Europa per il passaggio dai combustibili fossili a un’energia più pulita», avrebbero detto gli altri assessori all’industria presenti al vertice. Alla fine la correzione pretesa dalla Sardegna sarebbe passata proprio grazie al sostegno di gran parte del Comitato Stato-Regioni.
Ultimo passaggio. Domani, a Roma, il Piano energia e clima dovrà essere votato dai governatori e sarà quella la tappa decisiva. Subito dopo la bozza dovrà essere licenziata dal Governo e inviata entro dicembre all’Unione europea. Bisognerà vedere se, dopo le ultime correzioni, l’indirizzo politico e quello tecnico rimarranno ancora distanti, oppure no. Finora la distanza è stata notevole. Da una parte le varie commissioni del ministero dell’ambiente e dei beni culturali hanno dato il via libera al tratto sud della dorsale, e stanno per esprimersi su quello nord, mentre il Governo continua a non aver detto chiaramente sì o no alla rete di distribuzione interna del metano. Ma, secondo le ultime indiscrezioni, qualcosa potrebbe essere cambiato, in queste ultime ore, anche nelle posizioni di Palazzo Chigi.
L’indiscrezione. La futura rete sarda, stando all’ultima versione del Piano, dovrebbe essere quindi «interconnessa a quella nazionale». Il che vorrebbe dire, a questo punto, che i costi del progetto, l’approvvigionamento e la distribuzione nell’isola non saranno più un sistema a parte, ma «parte del sistema energetico in cui è previsto lo spegnimento delle centrali a carbone entro il 2025».
Fronte unico. In questa battaglia, la Sardegna avrebbe avuto l’appoggio delle altre Regioni. Perché, è un’altra indiscrezione trapelata dalla riunione, «senza l’integrazione della Sardegna nella rete nazionale sarebbe comunque impossibile rispettare i tempi fissati dall’Europa per il passaggio dai combustibili fossili a un’energia più pulita», avrebbero detto gli altri assessori all’industria presenti al vertice. Alla fine la correzione pretesa dalla Sardegna sarebbe passata proprio grazie al sostegno di gran parte del Comitato Stato-Regioni.
Ultimo passaggio. Domani, a Roma, il Piano energia e clima dovrà essere votato dai governatori e sarà quella la tappa decisiva. Subito dopo la bozza dovrà essere licenziata dal Governo e inviata entro dicembre all’Unione europea. Bisognerà vedere se, dopo le ultime correzioni, l’indirizzo politico e quello tecnico rimarranno ancora distanti, oppure no. Finora la distanza è stata notevole. Da una parte le varie commissioni del ministero dell’ambiente e dei beni culturali hanno dato il via libera al tratto sud della dorsale, e stanno per esprimersi su quello nord, mentre il Governo continua a non aver detto chiaramente sì o no alla rete di distribuzione interna del metano. Ma, secondo le ultime indiscrezioni, qualcosa potrebbe essere cambiato, in queste ultime ore, anche nelle posizioni di Palazzo Chigi.
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