La Nuova Sardegna

Caso Dore: pronti a citare in giudizio lo Stato

di Simonetta Selloni
Caso Dore: pronti a citare in giudizio lo Stato

L’avvocata Busia: daremo battaglia se verrà accolta la richiesta delle sorelle di Rocca sull’eredità

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ROMA. Arriva ai più alti livelli istituzionali il caso della richiesta di rinuncia al risarcimento formulata dalla famiglia del dentista di Gavoi Francesco Rocca a quella della moglie Dina Dore, per il cui femminicidio il professionista è stato condannato all’ergastolo. L’avvocata Anna Maria Busia, che tutela la figlioletta minorenne della coppia, ha annunciato che citerà in giudizio lo Stato, attraverso la presidenza del Consiglio dei ministri, se i Rocca dovessero riuscire nell’intento di spogliare dei beni il professionista, con l’obiettivo - secondo loro - di mettere al sicuro il patrimonio e favorirne dunque il passaggio alla bimba. L’avvocata Busia lo ha detto ieri a Roma, nella sala Caduti di Nassirya del Senato, dove si è svolta una conferenza sulle iniziative finalizzate a proteggere gli orfani del femminicidio. Busia è l’autrice del disegno di legge dal quale è scaturita la norma, approvata due anni fa; all’incontro era presente Graziella Dore, sorella di Dina e affidataria della piccola, ma anche il presidente della Commissione Bilancio, Dario Stefano, e di quella d’inchiesta sul femminicidio, Valeria Valente.

Un incontro servito a fare il punto sulla norma, proprio mentre a Nuoro si apriva (per venire rinviata al 24 febbraio) la prima delle udienze delle cause civili intentate dalla madre e dalle sorelle di Francesco Rocca nei confronti del dentista. L’obiettivo è far rientrare nell’asse ereditario familiare i beni del professionista, per sottrarli alle richieste di risarcimento formulate dai familiari di Dina Dore, e ottenute per ristorare il danno subito dalla perdita della donna. I Rocca hanno chiesto ai Dore di fare un passo indietro sulle richieste, sostenendo che se si desse corso al risarcimento non resterebbe nulla per la bambina. Busia ha ricordato come una recente ordinanza della Cassazione investe la Corte di Giustizia europea per l’applicazione della direttiva europea sui risarcimenti alle vittime di reato. «Siamo pronti a percorrere questa strada perché i diritti della figlioletta di Dina, e degli orfani del femminicidio, vengano rispettati». Una battaglia di civiltà, a costo di investire della questione lo Stato ai suoi più alti livelli.

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