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Pensionamenti e turn over sì alle richieste della Regione

Pensionamenti e turn over sì alle richieste della Regione

I medici in servizio fino a 70 anni, assunzioni dal terzo anno di specializzazione Soddisfatti Solinas e Nieddu: una grande vittoria. Le opposizioni: solo contentini

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CAGLIARI . Il Patto nazionale per la salute è stato firmato anche dalla Sardegna. Ma solo dopo che la Conferenza Stato-Regioni ha accolto buona parte delle correzioni proposte dall’assessorato alla sanità, a cominciare dal pacchetto di «azioni straordinarie», così sono state definite, per coprire le troppe falle che ci sono nella pianta organica degli ospedali. «Se non avessero accettato almeno questi nostri due suggerimenti, eravamo pronti a metterci di traverso», avevano detto fino a due giorni fa il governatore Christian Solinas e l’assessore Mario Nieddu. Poi qualcosa è cambiato nelle ultime 24 ore: «Alla fine, a Roma, – fanno sapere dalla Regione – hanno capito che non potevamo abdicare al nostro ruolo di difensori del sistema sanitario per tutti, e accettare invece un Piano calato dall’altro». Così, oltre al pacchetto per far fronte all’emergenza medici, la Conferenza ha preso anche l’impegno di rivedere al più presto il decreto del ministero sulla rete ospedaliera e il numero di posti letto assegnati. «Da sempre – ha sottolineato l’assessore Nieddu – sappiamo che quei criteri erano troppo restrittivi per la Sardegna. Ora quelle regole saranno modificate e terranno conto delle nostre specificità territoriali». Il pacchetto. Con il sostegno delle altre Regioni, la Sardegna ha ottenuto che «i medici potranno rimanere in servizio fino a 70 anni, devono però aver versato almeno 40 anni di contributi, e non andare più in pensione a 67». È una soluzione che dovrebbe rallentare l’esodo di quanti, sarebbero oltre un migliaio, ormai sono a fine carriera. La seconda correzione dell’ultim’ora invece permetterà alle Aziende sanitarie di assumere anche i futuri medici iscritti al terzo anno (sui cinque previsti) della Scuola di specializzazione. Di fatto, sarà un’assunzione anticipata e quindi prima che gli stessi studenti abbiano i titoli necessari. La Sardegna aveva chiesto maglie ancora più larghe per le assunzioni, ma ha accettato la soluzione degli specializzandi con tre anni di Scuola. «Comunque – è un altro commento della Regione – anche con questa correzione intermedia riusciremo a colmare i vuoti in organico che ci sono soprattutto nei piccoli ospedali». Non è passata invece la richiesta, sempre della Sardegna, di scorporare dal deficit della sanità le spese sostenute dalle Regioni per le campagne di prevenzione.

Soddisfatti e dubbiosi. Il presidente Solinas ha detto: «Mai avremmo potuto accettare un Patto alla salute al ribasso e che non garantisse ai sardi adeguati livelli di assistenza. In questi giorni, invece abbiamo tenuto sempre una posizione chiara, improntata alla massima attenzione verso i malati, e alla fine le nostre richieste più importanti sono state ascoltate e recepite». Tra l’altro quella della Sardegna è stata una battaglia di principio. Dei 3,5 miliardi di finanziamenti straordinari, previsti dal nuovo Patto per la salute, la Sardegna non incasserà nulla, perché la spesa sanitaria regionale è pagata tutta dai sardi e zero dallo Stato. «La nostra insistenza è stata ripagata. Finalmente c’è un accordo in cui le esigenze dei territori hanno prevalso sulle pretese di chi avrebbe voluto invece sono un’infinità di tagli sui servizi sanitari», ha detto l’assessore Mario Nieddu. Dai banchi dell’opposizione i commenti sono stati molto meno festosi: «La verità è che questa maggioranza si accontenta di queste presunte e piccole vittorie di tappa, mentre per il resto è in piena confusione. Della riforma annunciata più volte dal governatore Solinas non sappiamo ancora nulla se non questo: il centrodestra vuole moltiplicare le Asl e i posti di potere nella sanità». (ua)

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