La Nuova Sardegna

Trasporti aerei, incognita Air Italy e Alitalia sul futuro della continuità

Luca Rojch
Trasporti aerei, incognita Air Italy e Alitalia sul futuro della continuità

Tutte e due le compagnie vivono un momento di profonda incertezza

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SASSARI. I cieli dell’isola rischiano di diventare sempre più deserti. La Regione cerca di portare avanti il suo modello di Continuità davanti all’Europa ma i tempi sembrano lunghi. Anche perché la giunta ha un progetto ambizioso che prevede la tariffa unica e un incremento dei collegamenti.

Ma mentre il governatore Solinas e l’assessore Todde disegnano l’architettura, il palazzo rischia di crollare. Perché le due principali compagnie che hanno assicurato i collegamenti con la Continuità dai tre scali sardi verso Roma e Milano, vivono un periodo di profonda incertezza. E anche l’idea di una flotta sarda dei cieli rischia di avere un ulteriore effetto deleterio. Da una parte il pericolo che il progetto si riveli un flop è altissimo, per i costi elevati e i tempi di realizzazione. Dall’altra potrebbe diventare un disincentivo o un alibi per le compagnie che nella continuità non vogliono più investire.

Alitalia. La compagnia di bandiera viene mantenuta in vita con robuste iniezioni di soldi pubblici. Prestiti ponte che si contano in centinaia di milioni di euro, per una compagnia che perde 715mila euro al giorno, 16 euro a passeggero. Ma i piani di rilancio somigliano a libri delle buone intenzioni. Pieni solo di pagine bianche. Complicato pensare che Alitalia, gestita ora da un commissario straordinario, abbia in questo momento un quadro preciso e una autonomia gestionale per fare progetti a lunga scadenza, come il bando per la Ct1.

Air Italy. Ma anche la situazione di Air Italy sembra avvolta da una nebbia molto fitta. Una nebbia che va molto oltre il rebus che ha appassionato la politica isolana in questi mesi. L’incertezza che riguarda la compagnia controllata dal Qatar non è legata solo a una sua permanenza a Olbia, ma a quale direzione voglia prendere. Il 2020 sembra un anno pieno di incognite.

Da 15 aerei presenti al momento della vendita del 49% a Qatar Airways, il prossimo anno Air Italy passerà a 7 velivoli. Due Boeing 737 e cinque Aribus A330. Non esiste un piano flotta approvato, né per gli aerei che volano sui collegamenti nazionali, né per quelli più capienti, i cui leasing con Qatar Airways scadono tutti nel 2020.

E legata all’incertezza delle rotte c’è quella degli equipaggi, che visto l’utilizzo minore, hanno timore su quale potrà essere il loro futuro. Dal marzo 2019, quando i tre Boeing 737 Max sono stati fermati per problemi di sicurezza, come accaduto in tutto il mondo, una cortina di nebbia ha avvolto il destino dei lavoratori. Si è parlato di cassa integrazione, ma solo in modo informale. Né è stato spiegato come la compagnia intendesse sostituire i 737 max fermi.

Situazione che si è resa ancora più buia perché la Boeing proprio in questi giorni ha annunciato lo stop alla produzione dei 737 Max. Air Italy ne aveva ordinato 17.

La compagnia del Qatar ha tamponato con noleggi di breve periodo di aerei di compagnie aeree bulgare, che in un caso certamente – quello della Tayanjet – hanno organizzato il proprio business intorno alle commesse di Air Italy.

Così come si è rivelato costoso, per quanto riguarda il lungo raggio, il leasing degli A330. E ora non si capisce se nel 2020 la flotta di Air Italy crescerà. Perché con questi numeri sembra complicato che la compagnia possa coprire la continuità territoriale.

Air Sardinia. La Regione tenta di aprire una via di fuga all’isolamento dei cieli. Ma rischia di rivelarsi una finestra sul vuoto. La giunta pensa a una compagnia tutta sarda. Difficile capire dove troverà le risorse e le competenze per far volare i suoi aerei. E difficile pensare che l’Europa dei veti lasci creare a una Regione una propria compagnia aerea. Anche se a dire il vero, ci sono altre Regioni che progettano una loro linea aerea.

@LucaRojch. @RIPRODUZIONE RISERVATA

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