«La battaglia dell’insularità per svegliare le coscienze»
di Alessandro Pirina
Il presidente della commissione: «Nessun’altra regione ha i problemi dell’isola Il principio nella Carta serve ad avere pari opportunità, poi camminiamo da soli»
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SASSARI. L’insularità nella Costituzione per far capire a chi vive oltre Tirreno le condizioni di isolamento a cui sono costretti i sardi. Non è solo una battaglia di rivendicazione quella per l’insularità, ma anche un’opera di sensibilizzazione nei confronti di un’opinione pubblica che non ha idea delle difficoltà che affronta un sardo in caso di sciopero degli aerei o sotto Natale. Di questo è convinto Michele Cossa, presidente della commissione insularità. Per lui, e per il nutrito esercito bipartisan schierato per l’inserimento del principio nella Carta, è una battaglia sacrosanta. La contrarietà di Soru e Zedda, ma anche la freddezza mostrata da Solinas non lo scalfiscono. «Non vedo grandi crepe nel fronte trasversale». Salvo poi aggiungere. «Ma dobbiamo restare uniti. La nostra forza è la compattezza».
Presidente Cossa, la commissione si è insediata da un mese: come procedono i lavori?
«Stiamo facendo una serie di audizioni istituzionali. Abbiamo sentito gli ultimi presidenti della Regione, Francesco Pigliaru e Renato Soru. Avevamo in calendario l’audizione dei senatori sardi, ma l’Aula è stata convocata per la finanziaria e abbiamo rimandato a dopo le feste, quando sentiremo tutti i parlamentari sardi. E poi abbiamo attivato i contatti a livello europeo per iniziare a delineare una road map che ci porterà a incontrare gli organismi rappresentativi delle altre regioni insulari del Mediterraneo per fare fronte comune. E dunque la Corsica, le Baleari e la Sicilia. La mia idea è promuovere un incontro a Cagliari tra i rappresentanti delle assemblee consiliari entro la primavera, in modo da dare vita a un vero e proprio raccordo istituzionale».
Questo sul fronte europeo. E sul fronte italiano come vi muoverete?
«Innanzitutto, stiamo aspettando che la proposta di legge di iniziativa popolare venga inserita all’ordine del giorno della commissione Affari costituzionale del Senato. Il presidente Stefano Borghesi ci ha dato rassicurazioni in tal senso. E quello sarà il primo passaggio».
Soru dice che la battaglia per l’insularità nella Costituzione è anacronistica, che bisogna puntare su “green e smart”, ma anche Solinas sostiene che il vero fronte più che Roma sia Bruxelles.
«Soru vede i problemi come se vivesse in un altro mondo, noi invece cerchiamo di affrontarli con la concretezza. Gli argomenti di chi è contrario se sono improntati al benaltrismo diventano inconsistenti. Certo, ci sono altri fronti sicuramente, ma la battaglia per l’insularità racchiude tutti i problemi che affliggono la Sardegna: i trasporti, l’approvvigionamento energetico, la banda larga. Tutta una serie di cose che fino a ieri venivano affrontate singolarmente anche dai governi regionali che si sono succeduti, ma attraverso la battaglia dell’insularità possono essere affrontate in maniera globale. È chiaro che la battaglia si gioca soprattutto in Sardegna, ma solo se l’isola avrà il pieno appoggio del governo nazionale, che invece non ha mai avuto».
Come se lo spiega?
«Il governo non ha mai avuto la percezione di quanto pesi l’insularità in termini economici, sociali e psicologici. Nella nostra battaglia c’è l’aspetto costituzionale che è il più rilevante, ma ce n’è anche un altro che non va sottovalutato. La battaglia ha l’obiettivo di portare all’attenzione del governo e dell’opinione pubblica problemi che nessun’altra regione ha. Lo sappiamo solo noi sardi cosa succede quando sciopera Alitalia o quando arrivano Ferragosto e le vacanze natalizie: non possiamo spostarci. Quella che per gli altri è una questione marginale per noi diventa un dramma».
Fino alla riforma del Titolo V del 2001 il principio di insularità era nella Costituzione, ma i problemi della Sardegna erano tali e quali a oggi. Cosa cambierebbe con un nuovo inserimento nella Carta?
«Innanzitutto, non bisogna pensare che il principio nella Carta sia la soluzione di tutti i problemi. Ma c’è anche un secondo aspetto: dobbiamo entrare nell’ordine di idee che siamo noi artefici del nostro destino. Noi rivendichiamo pari opportunità, ma una volta ottenute dobbiamo essere in grado di affrontare i problemi da soli. Dobbiamo assumere maggiore consapevolezza delle potenzialità insite nella nostra autonomia. Quando Soru dice che i dati Pisa e Invalsi sono i più bassi d’Italia ha ragione, ma siamo ultimi anche nella lettura e comprensione dei testi. Questi sono problemi che dobbiamo affrontare noi, con strategie precise, con azioni di lungo e medio termine, non con superficialità».
Lei è consigliere dei Riformatori, da sempre contrari alle Province. La vostra maggioranza però è di avviso contrario e vuole ritornare a sette province più la Città metropolitana.
«Noi continuiamo a credere che le risorse utilizzate per le province vengano sottratte ai contribuenti. Noi siamo contrari proprio alle Province come istituzione. Io sono convinto che serva una riforma degli enti locali, perché quella fatta nella passata legislatura contiene molte criticità. Rivediamo quei punti. Ma le Province no, anche perché andremmo contro la volontà popolare che si era espressa per l’abolizione».
Presidente Cossa, la commissione si è insediata da un mese: come procedono i lavori?
«Stiamo facendo una serie di audizioni istituzionali. Abbiamo sentito gli ultimi presidenti della Regione, Francesco Pigliaru e Renato Soru. Avevamo in calendario l’audizione dei senatori sardi, ma l’Aula è stata convocata per la finanziaria e abbiamo rimandato a dopo le feste, quando sentiremo tutti i parlamentari sardi. E poi abbiamo attivato i contatti a livello europeo per iniziare a delineare una road map che ci porterà a incontrare gli organismi rappresentativi delle altre regioni insulari del Mediterraneo per fare fronte comune. E dunque la Corsica, le Baleari e la Sicilia. La mia idea è promuovere un incontro a Cagliari tra i rappresentanti delle assemblee consiliari entro la primavera, in modo da dare vita a un vero e proprio raccordo istituzionale».
Questo sul fronte europeo. E sul fronte italiano come vi muoverete?
«Innanzitutto, stiamo aspettando che la proposta di legge di iniziativa popolare venga inserita all’ordine del giorno della commissione Affari costituzionale del Senato. Il presidente Stefano Borghesi ci ha dato rassicurazioni in tal senso. E quello sarà il primo passaggio».
Soru dice che la battaglia per l’insularità nella Costituzione è anacronistica, che bisogna puntare su “green e smart”, ma anche Solinas sostiene che il vero fronte più che Roma sia Bruxelles.
«Soru vede i problemi come se vivesse in un altro mondo, noi invece cerchiamo di affrontarli con la concretezza. Gli argomenti di chi è contrario se sono improntati al benaltrismo diventano inconsistenti. Certo, ci sono altri fronti sicuramente, ma la battaglia per l’insularità racchiude tutti i problemi che affliggono la Sardegna: i trasporti, l’approvvigionamento energetico, la banda larga. Tutta una serie di cose che fino a ieri venivano affrontate singolarmente anche dai governi regionali che si sono succeduti, ma attraverso la battaglia dell’insularità possono essere affrontate in maniera globale. È chiaro che la battaglia si gioca soprattutto in Sardegna, ma solo se l’isola avrà il pieno appoggio del governo nazionale, che invece non ha mai avuto».
Come se lo spiega?
«Il governo non ha mai avuto la percezione di quanto pesi l’insularità in termini economici, sociali e psicologici. Nella nostra battaglia c’è l’aspetto costituzionale che è il più rilevante, ma ce n’è anche un altro che non va sottovalutato. La battaglia ha l’obiettivo di portare all’attenzione del governo e dell’opinione pubblica problemi che nessun’altra regione ha. Lo sappiamo solo noi sardi cosa succede quando sciopera Alitalia o quando arrivano Ferragosto e le vacanze natalizie: non possiamo spostarci. Quella che per gli altri è una questione marginale per noi diventa un dramma».
Fino alla riforma del Titolo V del 2001 il principio di insularità era nella Costituzione, ma i problemi della Sardegna erano tali e quali a oggi. Cosa cambierebbe con un nuovo inserimento nella Carta?
«Innanzitutto, non bisogna pensare che il principio nella Carta sia la soluzione di tutti i problemi. Ma c’è anche un secondo aspetto: dobbiamo entrare nell’ordine di idee che siamo noi artefici del nostro destino. Noi rivendichiamo pari opportunità, ma una volta ottenute dobbiamo essere in grado di affrontare i problemi da soli. Dobbiamo assumere maggiore consapevolezza delle potenzialità insite nella nostra autonomia. Quando Soru dice che i dati Pisa e Invalsi sono i più bassi d’Italia ha ragione, ma siamo ultimi anche nella lettura e comprensione dei testi. Questi sono problemi che dobbiamo affrontare noi, con strategie precise, con azioni di lungo e medio termine, non con superficialità».
Lei è consigliere dei Riformatori, da sempre contrari alle Province. La vostra maggioranza però è di avviso contrario e vuole ritornare a sette province più la Città metropolitana.
«Noi continuiamo a credere che le risorse utilizzate per le province vengano sottratte ai contribuenti. Noi siamo contrari proprio alle Province come istituzione. Io sono convinto che serva una riforma degli enti locali, perché quella fatta nella passata legislatura contiene molte criticità. Rivediamo quei punti. Ma le Province no, anche perché andremmo contro la volontà popolare che si era espressa per l’abolizione».
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