Caro trasporti: «Blocchiamo i porti»
Fronte comune per respingere l’aumento del 30 per cento delle tariffe sulle navi
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CAGLIARI. Il grido di battaglia dei consiglieri regionali è stato uno solo: «Siamo pronti a bloccare i porti, insieme agli autotrasportatori, per evitare che sulla Sardegna sia scaricato all’improvviso un maggior costo nei trasporti marittimi di addirittura 50 milioni l’anno». Seppure in un clima surreale dopo lo scontro e le polemiche sulla contestata legge salva-nomine, l’Aula ha votato all’unanimità l’ordine del giorno contro l’aumento delle tariffe del trasporto merci via mare, che entrerà in vigore dal primo gennaio. Come sollecitato dal sardista Giovanni Satta e da Giuseppe Meloni del Pd, i primi ad averli proposti, gli impegni dichiarati dal Consiglio sono e dovranno essere tre. A cominciare da quello caricato sulle spalle della Giunta e dall’assessore ai trasporti, Giorgio Todde, che allo Stato dovranno «sollecitare un suo immediato impegno finaziario, a favore delle compagnie marittime o degli utenti, per attenuare l’impatto economico e sociale dell’aumento del 30 per cento delle tariffe a causa dell’obbligo imposto dall’Unione europea di utilizzare giustamente un carburante con meno zolfo, ma più caro di quello normale, per i traghetti». Era e continuerà a essere questa la richiesta più urgente della Regione al Governo, dopo che Bruxelles ha risposto picche alla proposta di rinviare il via libera al decreto sul nuovo carburante green. Invece il secondo impegno, contenuto nell’ordine del giorno, è indirizzato a tutti i consiglieri regionali, perché «partecipino compatti al prossimo sciopero, col conseguente blocco dei porti, organizzato per il 6 e 7 gennaio dalle associazioni degli autotrasportatori in Sicilia e Sardegna se nel frattempo il Governo non dovesse dare risposte certe che scongiurino l’aumento ingiustificato dei prezzi del trasporto marittimo». Il terzo impegno, infine, è stato preso dal presidente del consiglio regionale. Dopo la pausa natalizia, alla ripresa dei lavori, Michele Pais dovrà «convocare subito una seduta straordinaria, aperta ai parlamentari sardi, ai sindaci, alle parti sociali ed economiche, per intraprendere insieme qualunque iniziativa possibile contro il Governo». Governo che, nel 2016, ha sottoscritto la direttiva europea, ma poi – è stato ribadito nel dibattito – «non s’è preoccupato di non farla ricader sui sardi come un macigno».
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