La Nuova Sardegna

Nomine direttori generali scontro aperto in Consiglio

di Umberto Aime
Nomine direttori generali scontro aperto in Consiglio

Dieci ore di discussione prima dell’approvazione della legge salva incarichi L’opposizione: volete sanare gli errori. Solinas: questo non è un tribunale

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CAGLIARI. Etica, trasparenza e meritocrazia: l’ultima seduta dell’anno del Consiglio regionale ha provato a volare alto. Per poi sfociare in denunce di trucchi consumati, furberie striscianti e colpi bassi evidenti. Ma su cosa c’è stato questo festival, poco natalizio, prima del voto finale favorevole da parte del solo centrodestra? Intorno a una legge presentata come «indispensabile, necessaria e irrinunciabile» dalla maggioranza, e invece bocciata dalle opposizioni come «la più inutile delle porcherie». Ma di cosa hanno discusso per dieci ore consecutive i consiglieri regionali? Delle recenti nomine dei direttori generali degli assessorati, i super burocrati, che però non fanno parte della pianta organica della Regione, ma arrivano dall’esterno. Dunque, di nomine, o meglio ancora dei titoli di cui i prescelti dovrebbero essere in possesso per essere nominati.

Lo scontro. In una legge regionale del 1998 è scritto che fra i requisiti del candidato è «obbligatorio dover dichiarare e dimostrare almeno cinque anni precedenti di lavoro ai vertici dell’amministrazione pubblica o di aziende private». Mentre sulla terra ferma, stando a una legge nazionale del 2001, basterebbe avere – testuale – «esperienze e competenze equivalenti». È una differenza che – ha sostenuto il centrodestra, con Stefano Tunis di Sardegna Venti.20 – «va subito sanata per evitare complicati contenziosi». Mentre il Pd, con Gianfranco Ganau e Roberto Deriu, l’ha definita «una correzione inutile e sospetta». Perché sospetta? «Perché – hanno aggiunto i Cinque stelle, con Desirè Manca e Alessandro Solinas, e il gruppo Progressista, con Massimo Zedda, Francesco Agus e Laura Caddeo – serve invece solo a sanare, con una scorciatoia, gli errori clamorosi finora commessi dalla Giunta nella nomina di alcuni direttori generali esterni». Ma quali sarebbero i nuovi burocrati al centro della bufera? Sono quelli oggi al comando dell’Ufficio di presidenza della Regione, Silvia Curto, e della Protezione civile, Antonio Pasquale Belloi, che per la Giunta regionale, in base «all’interpretazione autentica della legge regionale adeguata a quella nazionale», avevano tutti i titoli per essere nominati. Non per le opposizioni: «Sono state due scelte illegittime, tant’è che un sindacato ha ricorso al Tar», l’accusa.

Il presidente. Nello scontro, durato fino a tarda notte, è intervenuto anche il governatore Christian Solinas. «Qui nessun direttore ha certo bisogno di essere salvato», è stato l’esordio. Poi ha tirato quello che alla fine sarà il suo colpo più pesante: «Ricordo a tutti che, nel 2004, l’allora presidente Soru nell’assegnare al dottor Fulvio Dettori l’incarico di direttore della presidenza, si appellò proprio alla stessa legge nazionale che oggi la mia maggioranza chiede entri a far parte di quelle regionali. E ricordo che, in quei giorni, nessun si stracciò le vesti». Poi ha proseguito: «Nonostante sia un organo legislativo, parte del Consiglio, all’improvviso, vorrebbe trasformarsi in un tribunale, ma non è questo il suo compito».

Requisitoria e arringa. Infine, replicando alle accuse lanciategli contro dalle opposizioni sulla poca trasparenza della Giunta e sulle sue troppe assenze ingiustificate in aula, il presidente ha detto: «Le respingo entrambe». Alla prima, «rispondo che, nei primi mesi, la Giunta di centrosinistra, ha pubblicato le delibere sempre e dopo 45 o anche 312 giorni. La mia, invece, dopo due settimane o al massimo due mesi. Non ho altro da aggiungere, questi sono numeri, non parole». Però, subito dopo, ha ribattuto anche alla seconda accusa: «Quando il presidente non è in aula, vuol dire che sta seguendo vicende e partite importanti. Tant’è che la mia Giunta ha adottato già oltre mille delibere, e portato a casa importanti risultati». Dopo un lungo batti e ribatti dai toni accesi e nonostante i 300 emendamenti delle opposizioni, il centrodestra ha approvato la legge che allarga le maglie dei criteri per la nomina dei direttori generali.

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