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Soldi a Grillo e Casaleggio: faro di Bankitalia su Moby

Soldi a Grillo e Casaleggio: faro di Bankitalia su Moby

L’Unità antiriciclaggio della Banca d’Italia ha segnalato alcune operazioni. Alle due piattaforme on-line oltre 800mila euro da parte dell’armatore

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SASSARI. La tempesta non finisce più per Onorato. Il signore dei mari sembra essere finito dentro un vortice che rischia di risucchiarlo. Questa volta al centro non ci sono i conti, sempre più fragili, del gruppo, ma un faro che Bankitalia e la guardia di finanza hanno acceso su alcune operazioni. Soldi che dalla Moby sono finiti sulle casse del sito beppegrillo.it e alla Caselaeggio Associati. Onorato era già al centro delle attenzioni per i versamenti fatti, a titolo personale e come gruppo, alla Fondazione Open, quella che sostiene Matteo Renzi. Onorato non ha mai negato la sua simpatia per Renzi. Quattro anni fa dal palco della Leopolda il patron di Moby aveva annunciato che avrebbe fatto viaggiare i sardi suoi traghetti con appena 14 euro. Né ha mai nascosto la conoscenza e la simpatia nei confronti di Beppe Grillo.

Spia rossa. Il caso, anticipato dal Corriere della Sera e dalla Stampa, parte da una segnalazione fatta dalla Unità antiriciclaggio di Bankitalia, la Uif. Che ha puntato il dito contro due accordi fatti da Moby con il blog di Beppe Grillo e la Casaleggio Associati. Bonifici che la Uif ha segnalato come “operazioni sospette”. Da qui la scelta di far partire una serie di accertamenti per verificare questi accordi economici avvenuti tra il 2018 e il 2019.

Grillo. Il contratto di partnership segnalato dalla Uif è siglato da Moby con l’azienda che gestisce il blog di Grillo. Prevede un pagamento annuo di 120mila euro per il 2018 e il 2019. In cambio la società offre nei propri banner pubblicitari l’inserimento di messaggi redazionali con interviste della Moby da pubblicare sui social. Secondo l’accordo ogni mese deve essere lanciato uno spot. Questo per la Uif potrebbe mascherare una sorta di finanziamento politico. Da qui la scelta di far scattare le verifiche.

L’accordo con Casaleggio. Ma c’è anche un’altra battaglia cara a Onorato, che da anni è motivo di scontro con Confitarma e diversi armatori, quella del personale italiano sulle navi. Mentre altre compagnie utilizzano anche lavoratori extra europei, Onorato vorrebbe che i vantaggi fiscali venissero riservati solo alle compagnie che imbarcano personale italiano e comunitario. Per sostenere questa iniziativa la Moby avrebbe firmato nel giugno del 2018 un accordo anche con la Casaleggio associati, che utilizza. In questo caso la cifra pattuita è di 600 mila euro, ma con ulteriori clausole legate al raggiungimento del risultato. È stato deciso il versamento di 250 mila euro a obiettivo entro 12 mesi e 150 mila euro a obiettivo tra i 12 e i 24 mesi. L’obbiettivo è sostenere la campagna di Onorato.

Open. Ma Onorato appare anche l’indagine della Procura di Firenze sulla società Open che finanzia le campagne di Matteo Renzi. Onorato è tra i finanziatori con i 50 mila euro versati dall’armatore «a titolo personale» e i 100 mila elargiti dalla società.

La reazione. Non si fa attendere la reazione di Onorato. «Mi sono rivolto alla Casaleggio perché per quel tipo di lavoro sono leader in Italia. Le cifre pagate sono cifre di mercato. Né più, né meno. Non mi aspettavo 'favoritismi' e non a caso il Ministro Toninelli, con cui più volte ho duramente polemizzato, ha sempre attaccato, non conoscendo i fatti, la mia compagnia». L’armatore risponde anche sui versamenti fatti a Open. «Ho finanziato Open perché credo nelle idee sociali di Matteo Renzi. E l'ho finanziata in modo libero, chiaro e trasparente. Non agisco in regime di monopolio. Ma in regime di mercato. Basta andare su qualsiasi sito di viaggi e facilmente si può verificare che in Sardegna viaggiano tante compagnie». Onorato entra anche sulla questione del personale italiano e comunitario sulle sue navi. «Le mie navi viaggiano con stipendi base di 1.600 euro al mese, quelle dei miei colleghi armatori con 300 dollari al mese con lavoratori extracomunitari sfruttati e sottopagati. È giusto? No. Queste differenze hanno creato solo sperequazioni fra lavoratori comunitari ed extracomunitari e disoccupazione al Sud. Avrei potuto approfittare anche io e risparmiare tanti soldi. Ma ho preferito prendere la strada più dura, quella della giustizia sociale e dare lavoro dove lavoro non c'è. Sempre difenderò la gente per mare. A partire dai miei 5.800 dipendenti».



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