La Nuova Sardegna

I vescovi sardi chiedono più umanità

di Mario Girau
I vescovi sardi chiedono più umanità

Miglio: Natale non sia un giorno di pausa per dimenticare le emergenze

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SASSARI. Natale come impegno e azione, per portare giustizia ed educare «il nostro sguardo all’attenzione alla povertà, alla fragilità dell’umano, alla solitudine, ma anche all’accoglienza e alla condivisione». E per non far tramontare la speranza nell’orizzonte di questa regione. Nei messaggi natalizi i vescovi sardi invitano i cristiani a togliere la crosta poetica e commerciale che ancora ricopre l’ingresso di Dio nella storia. «Natale non come pausa, per dimenticare i problemi più gravi, un giorno di poesia prima di tornare con realismo alla vita quotidiana, ma come tempo – ha detto Arrigo Miglio, amministratore apostolico della diocesi di Cagliari – per vederli in una nuova luce, quella giusta, che ci incoraggia a non rimandare o peggio a ritenere impossibile costruire progetti di pace e di amore solido». «La Parola di Dio ci ricorda che abbiamo bisogno della luce del Signore, dato che spesso camminiamo nelle tenebre – ha scritto l’arcivescovo di Oristano, padre Roberto Carboni –. Sono tenebre anche quelle tragedie che leggiamo ogni giorno e ci presentano violenza dentro e fuori le mura domestiche, nelle strade, nei posti di lavoro, verso le donne e i bambini. Tutto ciò può portare allo scoraggiamento se a questo si aggiunge il malessere nella società in cui siamo immersi. La crisi economica, specialmente nella nostra Sardegna, presenta talvolta un quadro desolante, in particolare nelle zone dell’interno. Lo spopolamento, la partenza dei giovani in cerca di speranza e la fatica della politica a dare risposte alle molte inquietudini della comunità, logorano continuamente il tessuto sociale». L’arcivescovo di Sassari indica la “pedagogia del dono”. «La dinamica del dono, che rigenera la vita della società, diviene fondamentale in un contesto culturale come quello odierno. Questa dinamica – per monsignor Gianfranco Saba – provoca ancora oggi ciascuna persona e ciascun gruppo ecclesiale o sociale a lasciarsi coinvolgere in un insieme più ampio, dove l’analisi della realtà, la riflessione e l’azione divengono espressione collettiva di impegno verso il futuro». Anche per diventare più umani – ha detto il vescovo di Nuoro, Antonello Mura – in un mondo dove il volto, la storia e il futuro dell'altro contano meno, molto meno, ad esempio, dell'arroganza delle leggi economiche; dove la soluzione dei conflitti è affidata alla logica spietata della guerra e le armi di distruzione di massa sono illegali in casa altrui ma legali in casa nostra». Il Natale anche col presepio «racconta – ha annunciato il vescovo di Ozieri, Corrado Melis - l’amore di Dio per noi, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi».

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