La Nuova Sardegna

La Maddalena nel cuore, lo chef dei poveri diventa commendatore

Serena Lullia
La Maddalena nel cuore, lo chef dei poveri diventa commendatore

Da oltre 10 anni Dino Impagliazzo lavora con 300 volontari per cucinare pasti caldi per gli ultimi. A 89 anni ha ricevuto l’onorificenza dal presidente della Repubblica Mattarella

4 MINUTI DI LETTURA





LA MADDALENA. Un eroe armato di mestolo e pentolone. L’amore per gli ultimi il suo super potere. Dino Impagliazzo, 90 anni a maggio, è lo chef dei poveri. Il Capo di Stato, Sergio Mattarella, lo ha nominato Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica. Dal 2006 distribuisce pasti caldi ai poveri di Roma, la città in cui vive. La sua missione è far tornare di moda la solidarietà. Un impegno quotidiano che il dirigente dell’Inps in pensione onora ogni giorno da più di dieci anni insieme ai 300 volontari dell’associazione RomAmor che lui stesso ha fondato. E con ognuno di loro, con quella bontà che fa parte in modo naturale del suo modo di essere, ha condiviso l’onorificenza appena ricevuta. «Ho detto ai miei volontari “Da oggi siamo tutti commendatori. 300 commendatori. Questo titolo non è per me, ma per tutti coloro che si dedicano agli altri. E ancora di più per tutti coloro che vivono in sofferenza e che cominciano a essere riconosciuti come persone che meritano aiuto», afferma.

Cuore isolano. Impagliazzo è uno dei tanti figli buoni della Maddalena che ha lasciato l’isola per studiare. A 15 anni, dopo aver frequentato la quarta e quinta ginnasio, si trasferisce a Civitavecchia dallo zio per completare il triennio del liceo classico. Poi il rientro in Sardegna, all’università di Sassari. «Sono stato impiegato in diversi enti e poi sono approdato alla previdenza sociale – dice –. Ero dirigente all’Inps. Ogni estate rientro alla Maddalena, lì ho parenti e amici. Trascorro i mesi di luglio e agosto, per riposarmi e ricaricarmi. A Roma l’associazione va comunque avanti grazie ai i miei volontari. Ho una casa nell’isola e con me vengono un sacco di amici. Saremo una trentina».

Panini e bontà. La prima richiesta di aiuto arriva a Impagliazzo da un giovane nella stazione Tuscolana. «Mi chiese se potessi comprargli un panino – racconta –. Ci parlai qualche minuto, gli chiesi della sua situazione e gli presi il panino. Andai a casa e dissi a mia moglie che dovevamo preparare da mangiare per le persone povere. Mi diede subito il suo aiuto. Prima erano pochi, una decina, poi pian piano, con il passaparola, il numero cresceva e anche la richiesta di panini. Chiesi aiuto ai condomini del mio palazzo. Una volta uno dei ragazzi che assistevamo mi chiese qualcosa di caldo. Cominciammo a cucinare piatti caldi nella cucina di casa». Nel 2006 la squadra di volontari si dà un’organizzazione vera e propria. Nasce l’associazione che poi diventerà RomAmor.

Chef dei poveri. Ormai Impagliazzo è noto come lo chef dei poveri. «Tempo fa venne a trovarci chef Rubio – ricorda –. I giornali scrissero che lo chef a cinque stelle e lo chef dei poveri avevano cucinato assieme. Mi fa sorridere sempre quell’epiteto».

L’amore torna di moda. Il nome dell’associazione, RomAmor, non è casuale. Dentro ha il sentimento che spinge i volontari a portare i pasti caldi a 250 invisibili di Roma. «Siamo nati con l’intenzione di coinvolgere il maggior numero di persone – aggiunge lo chef dei poveri –. Vorremo che Roma diventasse la città in cui regna l’amore, inteso come sentimento completo, di chi sa donare agli altri senza chiedere nulla in cambio. Più siamo e più saremo nel comportarci in questo modo, nel vivere aiutando il prossimo, più saremo efficaci». Impagliazzo non si rassegna all’idea che l’amore e la solidarietà siano passati di moda. «Nella nostra associazione ci sono tantissimi giovani – afferma orgoglioso –. Sono loro che porteranno avanti la nostra missione. Non vengono a dare una mano in cucina perché magari non hanno l’attitudine. Noi cuciniamo primo, secondo e contorno. Ma sono in prima fila nella distribuzione dei pasti. Poi la volta successiva arrivano con un amico e siamo sempre di più».

L’ex dirigente maddalenino ricorda poi quanto sia diventata contagiosa la solidarietà a Roma. «Siamo un’associazione che non ha soldi – precisa –. Raccogliamo gli alimenti che ci vengono donati dai fornai, dai supermercati, nei mercati. Li cuciniamo e li distribuiamo».

L’onorificenza. Il presidente Mattarella ha inserito Impagliazzo tra le 32 persone degne di diventare commendatori all’Ordine del merito della Repubblica. «Per la sua preziosa opera di distribuzione di pasti caldi e beni di prima necessità ai senzatetto presenti in alcune stazioni ferroviarie romane». La comunicazione è arrivata nella sua casa romana con una telefonata dalla segreteria della Presidenza della Repubblica. «All’inizio pensai a uno scherzo – racconta divertito –. La voce dall’altra parte continuava a rassicurarmi, ma non ero ancora convinto. Mi diede un numero a cui chiamare per avere la conferma che non mi stessero prendendo in giro. Non riuscivo a capire perché potessi meritare questo riconoscimento. In fondo credo che non sia stata premiata tanto la persona, quanto il tipo di impegno che è di tutti i volontari che in silenzio, senza clamore, aiutano chi è in sofferenza».

Nei poveri c’è Dio. Con semplicità nonno Dino spiega l’essenza della fede. E per farlo cita il Comandamento dell’amore. «Ama Dio e ama il prossimo – ribadisce –. È questa l’essenza della fede, senza fronzoli, senza troppi discorsi. Se dici di amare Dio, ma non aiuti gli altri che cristiano sei? I poveri, i senzatetto, le persone in sofferenza hanno bisogno di noi. E grazie anche a papa Francesco si sta ritornando a vivere il cristianesimo nella sua essenza, che non è la liturgia».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative