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Gas, scontro sulla tariffa Pili: pronti alla battaglia

Gas, scontro sulla tariffa Pili: pronti alla battaglia

La Regione rivendica il diritto ad avere lo stesso trattamento del resto d’Italia La decisione dell’Autorità di regolazione di escludere l’isola fa partire la rivolta

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CAGLIARI. La posizione dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, l’Arera, non coglie di sorpresa l’assessora regionale all’Industria Anita Pili.

Come anticipato sulla Nuova Sardegna l’Arera continua a sostenere l'opportunità di una tariffa per il gas separata e differente dal resto di Italia per la Sardegna. Anche se la Regione in queste settimane sembrava sicura di avere raggiunto un accordo sulla tariffa unica. In realtà per sbloccare lo stallo servirebbe una legge nazionale, o un decreto del Governo. Serve la volontà politica per superare l’indifferenza di Arera, il cui ruolo non è promuovere la diffusione di energia a costi sostenibili, ma semplicemente quella di applicare regole sulla distribuzione del gas, in un modo del tutto asettico. Arera ha comunicato la sua volontà con una delibera in cui ha chiarito quali sono i margini di manovra. Davvero pochi. Ma l’assessora Pili non demorde. «La delibera dell’Arera sostanzialmente ha formalizzato quanto era già stato formulato e quanto la Regione si attende – spiega la Pili –, un impegno concreto del Governo verso gli obiettivi energetici che abbiamo condiviso nel Piano nazionale integrato per l'energia e il clima».

L’assessora fa riferimento al documento approvato da Arera alla fine del 2019. «All’interno del Pniec è tracciato il percorso e il governo non potrà discostarsi da quanto finora è stato condiviso – aggiunge l’assessora Pili –. Soprattutto considerando l’obiettivo della decarbonizzazione, che, all’interno del Piano nazionale, è legato alla distribuzione del metano in Sardegna. Perciò, spetterà all'esecutivo nazionale decidere se metterci nelle migliori condizioni per abbandonare il carbone, consentendo così all’intera nazione di realizzare la decarbonizzazione». Il tema resta sempre lo stesso, il costo del metano per imprese e cittadini.

«La scelta sulla realizzazione della dorsale sarà certamente del Governo – continua l’assessora –, ma l’aspetto più rilevante della questione metano è certamente quello della tariffa. La giunta Solinas continuerà con il massimo impegno a rivendicare il diritto dei sardi ad avere un prezzo perequato, garantendo gli stessi diritti dei cittadini del resto d’Italia. Per raggiungere l'importante obiettivo servirà un’azione all’unisono della politica sarda, come espressione dell’intera comunità isolana».

La delibera di Arera in diversi punti contesta in modo netto la linea tenuta dalla Regione e gela le illusioni che nelle ultime settimane erano state portate avanti a Cagliari. Dopo l’approvazione del Piano su energia e clima, che prevedeva espressamente la dorsale e le stesse audizioni del presidente di Arera che aveva più volte detto di essere disponibile a favorire l’ingresso della Sardegna nel sistema nazionale del metano, si era creato un forte ottimismo.

Ora il cambio di rotta sembra aprire un nuovo inatteso fronte di scontro tra la Regione e il governo.

Un confronto che vede in mezzo anche il tema della decarbonizzazione. Senza la creazione di una dorsale del metano difficilmente il governo riuscirà a centrare l’obiettivo a livello nazionale. Perché senza una adeguata alternativa la Sardegna non potrà abbandonare il carbone.

Il documento è un atto dovuto, perchè Arera doveva definire le tariffe fino al 2025 in tutta Italia. Doveva mettere un punto fermo, su quanto costerà il gas nella nostra isola. E lo ha fatto rigettando le le affermazioni della Regione e indicando un modello a metà strada tra quanto chiesto dalla Regione e quanto ipotizzato da Arera.

Solo una legge, che dovrà essere votata dal Parlamento, potrà sovvertire le indicazioni di Arera che allo stato attuale avranno valore in Sardegna per i prossimi tre anni, e non cinque, come per il resto del paese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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