Il ritorno dell’Istituto d’incremento ippico
I Riformatori hanno presentato una proposta di legge per far rinascere l’Agenzia dopo 15 anni
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CAGLIARI. C’era una volta l’Istituto d’incremento ippico, fino al 2005, poi è stato soppresso. Ora i Riformatori, con il capogruppo Aldo Salaris, hanno presentato una proposta di legge per farlo rinascere seppure sotto altro nome: Agenzia per lo sviluppo e la valorizzazione ippica. «È una necessità – si legge nella relazione – perché la scomparsa dell’Istituto ha lasciato un vuoto, con effetti devastati su quello che 15 anni fa era invece un fiore all’occhiello della Sardegna: l’allevamento di cavalli». Per poi mettere in fila un bel po’ di dati per confermare la crisi: il numero delle fattrici è calato del 60 per cento, i puledri di ben oltre la metà negli ultimi dieci anni. Ancora: delle 1100 nascite in Italia di cavalli da sella, nel 2018, solo 194 sono state registrate in Sardegna, mentre in passato erano quasi l’80 per cento. La commissione attività produttive del Consiglio regionale, presieduta da Piero Maieli del Psad’az, ha cominciato a discutere la legge, convocando allevatori, associazioni, operatori turistici, esperti dell’università e gestori degli ippodromi di Chilivani e Villacidro. L’assessore all’agricoltura, Gabriella Murgia, ha detto tra l’altro: «Aver trasferito le funzione dell’Istituto all’agenzia Agris non ha portato alcun beneficio. Oggi l’allevamento di cavalli è in forte crisi e c’è bisogno di una riforma seria». Constatazione condivisa anche da Raffaele Cherchi, commissario dell’Agris: «Purtroppo abbiamo perso una leadership che avevamo fino ai primi anni Duemila. Mentre prima esportavamo cavalli, oggi li importiamo». Un immediato cambio di rotta è stato sollecitato da Giacomo Rassu della facoltà di agraria di Sassari e da Eraldo Sanna Passino, direttore del dipartimento di medicina veterinaria sempre di Sassari. Anche se il primo ha espresso più di un dubbio sul fatto che la nascita d in una nuova agenzia sia la soluzione giusta soprattutto perché «a monte manca un’analisi seria sullo stato degli allevamenti». Contrari a una rinascita dell’Istituto si sono dichiarate Confagricoltura e Copagri: «È un azzardo – hanno detto – se prima non capiremo in che direzione vuole andare la Regione». Per le associazioni degli allevatori, invece, prima di tutto è necessario aumentare i contributi pubblici per rilanciare un «mondo che ha grandi potenzialità». Per Stefano Ferranti, portavoce dell’associazione del cavallo anglo-arabo sardo: «È indispensabile, ad esempio, che una quota dei finanziamenti europei per l’agricoltura sia destinata agli allevatori di cavalli, mentre finora sono stati sempre tagliati fuori». Attenzione però a non far confusione fra gli allevamenti e il turismo equestre, è stato l’allarme lanciato da Salvo Manca dell’associazione Aste: «Occorre fare chiarezza fra il nostro mondo e tutto il resto». La proposta di legge ora sarà discussa dalla commissione. «Ci sono diverse ipotesi in campo – ha detto Maieli – compresa quello di prevedere premi speciali per chi fa nascere, alleva e allena i cavalli in Sardegna. Però prima di decidere, aspetteremo che sia il mondo dell’equitazione e dell’ippica a farci sapere di cosa ha bisogno per uscire dalla crisi».
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