La Nuova Sardegna

No al rincaro per le merci blocco dei porti nell’isola

di Silvia Sanna
No al rincaro per le merci blocco dei porti nell’isola

Mobilitazione contro gli aumenti legati all’uso di carburante meno inquinante

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SASSARI. Sulla carta è un anno orribile per il settore trasporti. Da una parte la Ct1 dei cieli in scadenza ad aprile, dall’altra quella marittima che si fermerà a luglio. Ma non sono solo le persone a patire i disagi di un sistema in costante affanno, anche per il trasporto merci si annunciano mesi bui. Il problema che agita il sonno degli autotrasportatori isolani è il rincaro previsto a breve nei collegamenti verso la Penisola. Un aumento sino al 30% e assolutamente democratico, in quanto annunciato da tutte le compagnie di navigazione, obbligate dalla normativa europea all’utilizzo di un carburante meno inquinante perché a basso contenuto di zolfo. E perciò più costoso. Ma questo rincaro – legato a ragioni condivisibili – non può ricadere sulle tasche dei lavoratori: è questo l’allarme lanciato dal comparto, dai sindacati e dalla politica. Questa mattina tutti si ritroveranno per protestare nei porti, con blocchi e sit in: succederà in Sardegna e contemporaneamente in Sicilia, dove gli autotrasportatori vivono la stessa situazione. Sulla vicenda il deputato di Forza Italia Ugo Cappellacci nei giorni scorsi ha annunciato la presentazione di un'interrogazione urgente al Governo, mentre il consigliere regionale del M5s Roberto Li Gioi si augura che «la grande mobilitazione odierna nei porti possa finalmente consentire di affrontare il tema dei trasporti potrà essere affrontato in Consiglio regionale. Speriamo che almeno di fronte a un'emergenza di tali proporzioni l'assessore Todde, finora latitante, ci assicuri la sua presenza. La priorità è trovare una soluzione che tuteli gli interessi commerciali dei nostri imprenditori e contemporaneamente quelli dell'ambiente». Il problema delle emissioni di zolfo nel trasporto marittimo «non è un argomento da sottovalutare – sottolinea il segretario regionale della Filt Cgil Arnaldo Boeddu – ma è impensabile che l’intero costo delle norme varate per il rispetto dell’ambiente e contro l’inquinamento venga scaricato aumentando le tariffe sulle navi, dove obbligatoriamente viaggiano le merci da e per la Sardegna considerata la condizione di insularità». Ecco una possibile soluzione: «È necessaria una norma – dice Boeddu – che equamente dipartisca questo costo fra tutti i cittadini tramite la fiscalità generale i costi aggiuntivi e non solo nei confronti dei sardi con l’aumento delle tariffe». Sardi e siciliani, uniti dal medesimo problema. Ma che non accetteranno il sopruso, dice Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito: «La totale incapacità del governo e della politica di comprendere che l'innalzamento di costi e delle barriere infrastrutturali annientano territori come quelli delle due isole maggiori, sommata all'indifferenza con la quale si affrontano le ripercussioni generate da normative internazionali e comunitarie, generano le premesse per innescare conflitti sociali che, auspichiamo, non escano fuori controllo». Longo prosegue: «Il tempo è scaduto a causa della totale assenza di provvedimenti urgenti, finalizzati ad attenuare i costi dei trasporti marittimi, come dell’incapacità di pianificare azioni in grado di sostenere politiche economiche in territori resi degradati. Non si è compresa e non si comprende la gravità della situazione, e ci renderà scontato il compattamento delle categorie economiche e delle famiglie, sulle ragioni delle proteste». E poi ancora: «In questa vicenda del rincaro per legge il caso Sicilia e Sardegna rappresenta una pericolosa scintilla nella polveriera di un Paese che si serve dell'autotrasporto per l'80% del trasporto delle sue merci, ma che nonostante questo continua in modo sempre più ottuso a considerare la maggioranza degli autotrasportatori come una sorta di emarginati da spremere sino a farli fallire».

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