La Nuova Sardegna

Prigioniera in Marocco salvata grazie alla sorella

di Silvia Sanna
Prigioniera in Marocco salvata grazie alla sorella

Sassarese di 47 anni aveva accettato di sposare un 27enne in cambio di 5mila euro L’uomo per paura che scappasse l’ha tenuta rinchiusa in una stanza con le sbarre

4 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Una sera al rientro a casa il futuro marito l’ha ritrovata stesa per terra, ferita e con i piedi sanguinanti: ha capito che era caduta dal terrazzo in un disperato tentativo di fuga. Invece di portarla in ospedale l’ha riaccompagnata nella sua stanza-prigione e le ha bendato i piedi gonfi e lividi. L’uomo non sapeva però che la donna aveva nascosto il telefonino: sarà proprio l’immagine di quei piedi insieme al volto provato e sofferente a mettere in moto i soccorsi e a fare emergere una storia terribile. Quella di una sassarese di 47 anni, da molti anni residente in Piemonte, che in cambio di 5mila euro aveva accettato di unirsi in matrimonio con un 27enne marocchino desideroso non di formare una famiglia ma solo di ottenere il permesso di soggiorno in Italia. Le nozze non sono state celebrate in questa vicenda in cui di amore non c’è traccia: la donna è stata sequestrata e maltrattata, nutrita con latte, biscotti e poco altro, buttata su un letto, nella casa di un villaggio a 20 chilometri da Marrakech. La sua salvezza è arrivata grazie a una telefonata alla sorella, che vive a Sassari e ha allertato la Questura. Ora la 47enne è libera, fuori dall’incubo grazie all’intervento dello Scip, Servizio di protezione internazionale delle polizia. È assistita dai medici in un ospedale a Rabat e non si sa ancora quando potrà rientrare in Italia. Il quasi marito invece è stato arrestato per sequestro di persona.

Il matrimonio combinato. «La storia terribile – spiega il referente per la comunicazione dello Scip – inizia in Piemonte, quando un’amica propone alla 47enne di andare in Marocco con lei e di sposare un suo giovane nipote. La donna, che lavora saltuariamente come badante, attraversa una grave difficoltà economica ed è divorziata, dopo un legame durato circa 20 anni, da un uomo marocchino, accetta la proposta in cambio del pagamento di 5mila euro». A novembre le due donne partono per il Marocco. La 47enne incontra il suo promesso sposo 27enne e l’accordo viene confermato. I due si attivano per ottenere i documenti dalle autorità marocchine. Che però, nell’apprendere che la donna è già stata sposata con un cittadino marocchino, si insospettiscono e rimandano il rilascio dei certificati. A quel punto la donna prende l’iniziativa: decide di partire per l’Italia e recuperare lì i documenti che servono per poi riportarli in Marocco. «Ma il 27enne non le crede e pensa che voglia scappare. E a quel punto decide di segregarla rinchiudendola in una stanza con le sbarre alle finestre».

Il tentativo di fuga. Un giorno la 47enne capisce di essere sola nella casa a tre piani, allora prova a scappare. L’unica possibilità è gettarsi dal terrazzo: lei lo fa e nella caduta si procura fratture multiple alle gambe e ai piedi. Ma il futuro marito non sa cosa sia la pietà: la riporta nella stanza e le fascia i piedi che dopo appena un giorno saranno gonfi come due palloni. La sassarese capisce di trovarsi in una situazione senza uscita. Ha un telefono ma ha paura di usarlo: «Un paio di volte chiama la sorella a Sassari – spiega il referente dello Scip – che dal tono di voce si rende conto che la donna non sta bene. In una occasione la 47enne dice di avere il terrore che qualcuno possa ascoltare». Ma la conferma di tutto arriva con una videochiamata durante la quale la sorella vede i piedi tumefatti. A quel punto scatta l’allarme.

La liberazione. La sorella della 47enne va in Questura a Sassari e racconta tutto. È il 6 gennaio. Viene attivato il servizio di cooperazione internazionale da cui dipende Interpol presso la Direzione centrale della polizia criminale a Roma. Lo Scip mette in moto l’esperto per la sicurezza in Marocco e viene coinvolta l’ambasciata. La casa prigione viene rintracciata: gli agenti trovano la donna segregata. Lei li guarda e sorride. È libera. Il suo quasi marito aguzzino finisce in cella: oltre all’accusa di sequestro potrebbe rispondere di violenza perché la donna potrebbe essere stata picchiata. Le indagini dovranno verificare anche il ruolo della madre e della sorella, sue complici nel sequestro della donna. Lei a breve tornerà in Italia, a Sassari certamente, per riabbracciare la sorella che probabilmente le ha salvato la vita.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative