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«Dalla Regione troppi soldi ai privati»

«Dalla Regione troppi soldi ai privati»

I rappresentanti della sanità pubblica criticano il maxi contributo da 160 milioni

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SASSARI. Un accordo complicato che è anche diventato un scontro. Ma alla fine la Regione verserà nelle casse della sanità privata un contributo totale di poco inferiore ai 160 milioni di euro, 99 alle otto cliniche e 60,5 al Mater Olbia. Una scelta che ha provocato le repliche al fulmicotone di rappresenta e lavora nella sanità pubblica. «Non si possono destinare queste cifre alla sanità privata se poi si lascia quella pubblica senza le risorse necessarie – attacca Alessandro Nasone, segretario regionale del sindacato nazionale degli infermieri “Nursing up” –. Intendiamoci, è giusto finanziare la sanità privata che è fondamentale nella sua attività complementare ma lo si deve fare seguendo un progetto preciso. In questo caso non abbiamo una redistribuzione oggettiva delle risorse sulla base delle attività svolte». Secondo Nasone il problema sarebbe da ricercare alla base: «Manca una visione globale sulla sanità e non si capisce cosa voglia fare la Regione. Abbiamo apprezzato l’impegno per chiudere quell’inutile carrozzone che era l’Ats ma adesso non abbiamo bisogno di una riforma politica ma di un documento preciso, complessivo e soprattutto costruttivo. In Sardegna la sanità è nel caos, tutti possono fare tutto e questo detta incertezza anche nei finanziamenti. I problemi, poi, sono tanti – conclude il sindacalista – ad esempio la Aou di Sassari alla fine dell’anno non riesce ad acquistare i medicinali perché non ha le risorse necessarie».

«È la conferma del tramonto del Sistema sanitario pubblico – aggiunge Claudia Zuncheddu, portavoce della Rete Sarda a difesa della sanità pubblica –. Le cliniche private convenzionate sono state da supporto per gli ospedali pubblici. Oggi non è più così. In questo modo si tagliano risorse finanziarie agli ospedali pubblici dei territori disagiati e ai grandi ospedali delle città. I nostri ospedali si svuotano di servizi e crollano. La nostra classe politica oggi, come nella precedente legislatura, promuove le stesse logiche di privatizzazione. Si destinano 60 milioni al Mater Olbia, un ospedale privo persino di pronto soccorso. L’ospedale del Qatar è da sempre fortemente legato al potere. Un potere diffuso in tutto il sistema economico sardo, dal Turismo, ai Trasporti, all’Energia. Nella logica della privatizzazione, avanzano le multinazionali della sanità. Dei 98,9 milioni, per le cliniche private, 40 sono destinati alle tre cliniche Korian del gruppo Kinetika. Intanto il 14,6% dei sardi rinuncia a curarsi perché economicamente impossibilitato. Gli inoccupati sono costretti a pagare i ticket. Il problema delle lunghe liste d’attesa anche per i pazienti oncologici, si risolve solo ripristinando i servizi dentro gli ospedali pubblici. Il personale sanitario è ridotto ai minimi termini e nonostante le promesse, i servizi territoriali soppressi non sono stati ripristinati. Basti pensare che con la chiusura dei servizi di neuropsichiatria infantile, sono numerosissimi i bambini con disagio mentale senza assistenza e molti saranno i pazienti psichiatrici di domani. E nella logica della privatizzazione, già si affacciano le assicurazioni. La Sanità è tornata un privilegio di classe». (c.z.)

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