La Nuova Sardegna

New Delhi, l’allerta rientra «È un altro superbatterio»

di Luigi Soriga
New Delhi, l’allerta rientra «È un altro superbatterio»

Arriva l’esito del laboratorio Aou: «È un ceppo diverso, insidioso ma non killer» L’anziana positiva al tampone è ancora in isolamento nel reparto di Geriatria

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SASSARI. Rientra l’allarme New Delhi nell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari. Gli esiti delle analisi di laboratorio, ieri mattina hanno dato esito negativo.

«La paziente è risultata positiva a un altro batterio multi resistente agli antibiotici – spiega la direzione dell’Aou – e, come previsto dai protocolli, è stata trasferita in una stanza singola del reparto di Geriatria dove si trovava ricoverata, così da restare isolata dagli altri degenti ed evitare un'eventuale diffusione. La paziente, come avvenuto in precedenza in altri casi, è risultata essere colonizzata, cioè portatrice sana e non infetta da microrganismi multi resistenti».

Una settimana fa, come spesso accade per i pazienti ospitati in reparti critici, l’anziana sassarese era stata sottoposta all’esame del tampone rettale che rileva la presenza di batteri nella flora intestinale. Il laboratorio di analisi dell’Aou aveva fatto scattare il campanello di allarme: il batterio individuato sembrava avere tutte le caratteristiche della più comune Klebsiella, ma con un’aggravante: la contaminazione dell’enzima del New Delhi, che lo rende molto più aggressivo, resistente all’azione degli antibiotici, e purtroppo in determinate condizioni anche letale. A Sassari sarebbe stato il primo caso registrato.

A quel punto, dopo le prime comunicazioni del laboratorio, la macchina di prevenzione epidemiologica dell’ospedale si era messa in moto, e il personale medico e infermieristico era stato allertato sull’ipotesi del batterio killer.

La paziente era stata immediatamente trasferita in una stanza con letto singolo, all’ingresso era stato affisso il cartello «Paziente in isolamento», e qualunque contatto con il malato è stato regolamentato da un protocollo estremamente rigido. Ambiente totalmente asettico, rispetto assoluto dell’igiene, uso di mascherina, camice protettivo, guanti, ed estrema attenzione nelle operazioni che riguardano l’inserimento di aghi, cateteri e drenaggi. La paziente, infatti, è portatrice sana del batterio, localizzato a livello di flora intestinale, ma non nel sangue. Solo questo passaggio determinerebbe la condizione di infezione e una situazione di altissimo rischio per la sopravvivenza. Massima precauzione anche per i parenti e i visitatori: uno per volta e con le protezioni.

«Come ospedale manteniamo sempre attive le procedure igienico-sanitarie e di prevenzione da microrganismi multi resistenti – afferma il direttore del presidio ospedaliero Bruno Contu – e in casi particolari, cioè in presenza di pazienti colonizzati, chiediamo ai parenti di attenersi scrupolosamente alle regole del reparto».

L’anziana ricoverata, tra l’altro, aveva un quadro clinico particolarmente complesso, con un sistema immunitario debilitato, piaghe e ferite aperte. Dunque vulnerabile ed esposta ad un eventuale aggressione del superbatterio. Il monitoraggio da parte dell’equipe medica è stato quotidiano, e anche il livello di allerta non si è mai abbassato in attesa che il laboratorio approfondisse le analisi fino ad ottenere un esito definitivo sulla natura del batterio.

Ieri, in tarda mattinata è arrivato il responso, che per certi versi è stato confortante: il batterio presente nel tampone è multiresistente agli antibiotici e insidioso, ma per fortuna non si tratta del famigerato New Delhi, lo stesso che in Toscana si è diffuso pericolosamente tra le corsie ospedaliere causando oltre trenta morti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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