Il 19 gennaio il ventennale della scomparsa
Il 19 gennaio 2000 Bettino Craxi è morto ad Hammamet, dove viveva dal 1994. Da esiliato per i familiari e i suoi sostenitori, da latitante per lo Stato italiano. Primo presidente del Consiglio...
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Il 19 gennaio 2000 Bettino Craxi è morto ad Hammamet, dove viveva dal 1994. Da esiliato per i familiari e i suoi sostenitori, da latitante per lo Stato italiano. Primo presidente del Consiglio socialista, fu coinvolto nelle inchieste di Mani pulite condotte dai giudici di Milano che decretarono la fine della Prima Repubblica, e in particolare la sua. Nel 1994 non si era ricandidato ed era così venuta meno l’immunità parlamentare. Gli venne ritirato il passaporto, ma nel frattempo lui era già in Tunisia, ad Hammamet, dove trascorreva alcuni periodi dell’anno. Dalla Tunisia non farà più ritorno in Italia, ma continuerà a difendersi e allo stesso tempo ad accusare la magistratura di essere politicizzata.
Sono due le condanne con sentenza passata in giudicato emesse nei confronti di Craxi: 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni Sai e 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito ai partiti nel processo sulle tangenti della Metropolitana milanese. Per tutti gli altri processi in cui era imputato è stata pronunciata una sentenza di estinzione del reato a causa del decesso. Nel 2002, due anni dopo la morte di Craxi, la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato, in riferimento alla sentenza Eni Sai, la giustizia italiana per violazione dell’articolo sul giusto processo della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ribadendo però che i giudici si sono comportati in conformità del diritto italiano.
Sono due le condanne con sentenza passata in giudicato emesse nei confronti di Craxi: 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni Sai e 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito ai partiti nel processo sulle tangenti della Metropolitana milanese. Per tutti gli altri processi in cui era imputato è stata pronunciata una sentenza di estinzione del reato a causa del decesso. Nel 2002, due anni dopo la morte di Craxi, la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato, in riferimento alla sentenza Eni Sai, la giustizia italiana per violazione dell’articolo sul giusto processo della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ribadendo però che i giudici si sono comportati in conformità del diritto italiano.
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