L’addio al carbone non è più sicuro nel 2025
Il Piano energetico presentato alla Ue vincola l’uscita dal fossile a complesse condizioni tecniche
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CAGLIARI. L’addio al carbone entro il 2025 potrà realizzarsi «sempreché siano per tempo realizzati gli impianti sostitutivi e le necessarie infrastrutture, e vi sia una significativa accelerazione delle rinnovabili e dell'efficienza energetica nei processi di lavorazione». Un passo in avanti per l’addio al carbone? No. Un mezzo passo indietro. Questa frase è una delle affermazioni contenuto nelle 293 pagine del Piano Nazionale Integratoper l’energia e il Clima che il governo ha inviato nei giorni scorsi alla Unione Europea. Questo non è un documento di intenti. Ha quasi valore di legge; infatti come gli altri piani presentati dagli altri Stati è vincolante e sanzionabile. Doveva essere il fiore all’occhiello della nuova filosofia post-industrialista dei Cinque Stelle e invece questo documento prende atto che dire addio al carbone per il nostro paese non sarà semplice né facile. Certo, il linguaggio usato è diplomatico, ma il senso è lampante: si dirà addio al carbone nel 2025 solo se alcune condizioni tecnico industriali saranno realizzate. «Nonostante l’apporto limitato della generazione termoelettrica da carbone in Italia in termini comparati con altri Paesi europei si ritiene evidente che la dimensione della decarbonizzazione possa e debba andare di pari passo con la dimensione della sicurezza e dell'economicità delle forniture». Da qui, la necessità non solo della trasformazione degli impianti da carbone passando al gas e alle rinnovabili, ma anche di alcune opere infrastrutturali già individuate da Terna, come il rinforzo della rete di trasmissione nel Polo di Brindisi, la nuova dorsale adriatica, ma anche la valutazione della situazione della Sardegna definita eufemisticamente «complessa».
E a riprova che niente oggi può essere definito sicuro, vi è il capitolo sul metano nell’isola, frutto di un raffinato esercizio di acrobazia linguistico-concettuale. Nel testo si fa cenno ai depositi costieri di piccolo volume per lo scarico del GNL da navi metaniere taglia e dell’accoppiamento dei depositi con minirigassificatori (quanto mini? non si sa) E subito dopo i quattro obiettivi del sistema metano in Sardegna: rifornire di gas naturale le industrie sarde e le reti di distribuzione cittadine già esistenti; sostituire i carburanti per il trasporto pesante; sostituire i carburanti marini tradizionali con Gnl; alimentare a gas naturale le centrali termoelettriche previste per il phase-out delle centrali alimentate a carbone. Ma «dopo l’Analisi Costi Benefici avviata da RSE per conto di ARERA, che si prevede disponibile in primavera, si implementeranno gli interventi più adeguati per il trasporto del gas naturale». Dorsale o carri bombolai? In ogni caso bisognerebbe trovare «soluzioni tecnico/regolatorie che consentano di equiparare gli oneri di sistema». In finale la chicca. «Alla fine del 2020 occorrerà aver concluso i procedimenti di autorizzazione almeno delle opere principali». Chiaramente il Pniec non dice che di queste opere “principali” non ci sono neppure i progetti di massima.(g.cen.)
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
E a riprova che niente oggi può essere definito sicuro, vi è il capitolo sul metano nell’isola, frutto di un raffinato esercizio di acrobazia linguistico-concettuale. Nel testo si fa cenno ai depositi costieri di piccolo volume per lo scarico del GNL da navi metaniere taglia e dell’accoppiamento dei depositi con minirigassificatori (quanto mini? non si sa) E subito dopo i quattro obiettivi del sistema metano in Sardegna: rifornire di gas naturale le industrie sarde e le reti di distribuzione cittadine già esistenti; sostituire i carburanti per il trasporto pesante; sostituire i carburanti marini tradizionali con Gnl; alimentare a gas naturale le centrali termoelettriche previste per il phase-out delle centrali alimentate a carbone. Ma «dopo l’Analisi Costi Benefici avviata da RSE per conto di ARERA, che si prevede disponibile in primavera, si implementeranno gli interventi più adeguati per il trasporto del gas naturale». Dorsale o carri bombolai? In ogni caso bisognerebbe trovare «soluzioni tecnico/regolatorie che consentano di equiparare gli oneri di sistema». In finale la chicca. «Alla fine del 2020 occorrerà aver concluso i procedimenti di autorizzazione almeno delle opere principali». Chiaramente il Pniec non dice che di queste opere “principali” non ci sono neppure i progetti di massima.(g.cen.)
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