M5s: «Chi è andato via non rispetta gli elettori»
L’accusa: «Il passaggio dell’ex Fancello al centrodestra era scontato da tempo» La certezza: «I facilitatori imposteranno quella struttura di cui avevamo bisogno»
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CAGLIARI. Il passaggio ufficiale di una loro ex, Elena Fancello, nel centrodestra non ha sorpreso i Cinque stelle. «Era scontato che finisse così e lì. Restano per noi scelte assurde e incomprensibili di cui ognuno dovrebbe dar conto ad iscritti ed elettori del Movimento. Ma di sicuro il confronto non ci sarà, come tra l’altro non c’è stato al momento che la stessa persona è andata via dal nostro gruppo», fanno sapere gli M5s del Consiglio regionale. Anche le dimissioni, ventiquattr’ore fa a Roma, di Luigi Di Maio da capo politico, sembrano essere state metabolizzate in fretta dal Movimento. «Rispettiamo in pieno le decisioni di Di Maio. Gli riconosciamo di aver lavorato bene e molto per la crescita dei Cinque stelle anche in una stagione tutt’altro che facile», è il commento a caldo della capogruppo Desirè Manca. Però i problemi interni ci sono e rischiano di esserci anche in futuro. «Chissà. Sono però sicura – aggiunge la consigliera regionale – che tutto sarà molto più chiaro a marzo dopo la conclusione degli stati generali nazionali».
Addio definitivo. Martedì Elena Fancello ha partecipato al vertice di maggioranza convocato dal governatore Christian Solinas. Il suo ingresso all’auditorium del conclave ha confermato che ha traslocato in tutto e per tutto nel centrodestra. Ventiquattr’ore dopo la consigliera non ha voluto aggiungere altro, limitandosi a dire: «Per me era già chiaro a novembre, quando mi sono dimessa dal gruppo Cinque stelle per entrare in quello Misto». Certo, ma l’aver partecipato al vertice ha spazzato via anche gli ultimi dubbi sulla sua nuova casacca. A questo punto a far fede sono le dichiarazioni dell’ex M5s, rilasciate a suo tempo alla Nuova, all’indomani dell’addio definitivo. «Nei miei confronti – testuale – è stato adottato un comportamento prevaricatore e discriminatorio. Per dirla con un termine abbastanza in uso oggi, sono stata bullizzata. La spiegazione che mi sono data è che avere cervelli pensanti in un gruppo è considerato pericoloso per un capo che cerca di incrementare il potere. Laddove qualcuna non è arrivata con l’autorevolezza, purtroppo ha messo in campo l’autoritarismo». Con un chiaro riferimento allora proprio alla capogruppo M5s e però ormai da mesi che le due consigliere neanche più parlano fra loro.
Separati in casa. C’è un altro caso aperto all’interno dei Cinque stelle. È quello che ha come protagonista Carla Cuccu: fa parte ancora del gruppo, ma ormai non ha più contatti con gli altri quattro consiglieri, oltre a Desirè Manca, Roberto Li Gioi, Michele Ciusa e Alessandro Solinas. La loro s’è trasformata in una vita politica da separati in casa: i quattro da una parte, la ribelle dall’altra. La frattura, va ricordato, risale a diversi mesi, quando Carla Cuccu, insieme ad Elena Fancello, – secondo l’atto d’accusa del Gruppo – s’era schierata in aula col centrodestra a favore del referendum della Lega sulla legge elettorale nazionale, lo stesso bocciato di recente dalla Corte costituzionale. Da allora in poi i rapporti sono degenerati fino a costringere lo staff politico del Movimento a mandare un emissario per indagare sul furioso litigio. Però di quell’indagine non s’è saputo più nulla e le fazioni continuano a guardarsi in cagnesco, o forse anche peggio.
Il futuro. È ancora presto per ipotizzare quale potrebbe essere a breve l’evoluzione del Movimento dopo le dimissioni di Di Maio dallo Staff e le continue emorragie di parlamentari verso i partiti del centrosinistra e del centrodestra. «Chi è rimasto fedele al Movimento – è la risposta secca della capogruppo – vuol dire che ha e continua ad aver dentro di sé il vero Dna del Movimento. Gli altri, quelli in fuga, invece facevano solo finta di avercelo». Secondo il gruppo in Consiglio regionale, poi molto cambierà, nei rapporti interni, con il fresco arrivo dei facilitatori. «Avevamo tutti bisogno di una struttura cui fare riferimento – fanno sapere – e in Sardegna le scelte sono ricadute su attivisti di prima fila (Maurilio Murru, Alberto Manca e Francesco Desogus) che ci faranno crescere di sicuro e in fretta». (ua)
Addio definitivo. Martedì Elena Fancello ha partecipato al vertice di maggioranza convocato dal governatore Christian Solinas. Il suo ingresso all’auditorium del conclave ha confermato che ha traslocato in tutto e per tutto nel centrodestra. Ventiquattr’ore dopo la consigliera non ha voluto aggiungere altro, limitandosi a dire: «Per me era già chiaro a novembre, quando mi sono dimessa dal gruppo Cinque stelle per entrare in quello Misto». Certo, ma l’aver partecipato al vertice ha spazzato via anche gli ultimi dubbi sulla sua nuova casacca. A questo punto a far fede sono le dichiarazioni dell’ex M5s, rilasciate a suo tempo alla Nuova, all’indomani dell’addio definitivo. «Nei miei confronti – testuale – è stato adottato un comportamento prevaricatore e discriminatorio. Per dirla con un termine abbastanza in uso oggi, sono stata bullizzata. La spiegazione che mi sono data è che avere cervelli pensanti in un gruppo è considerato pericoloso per un capo che cerca di incrementare il potere. Laddove qualcuna non è arrivata con l’autorevolezza, purtroppo ha messo in campo l’autoritarismo». Con un chiaro riferimento allora proprio alla capogruppo M5s e però ormai da mesi che le due consigliere neanche più parlano fra loro.
Separati in casa. C’è un altro caso aperto all’interno dei Cinque stelle. È quello che ha come protagonista Carla Cuccu: fa parte ancora del gruppo, ma ormai non ha più contatti con gli altri quattro consiglieri, oltre a Desirè Manca, Roberto Li Gioi, Michele Ciusa e Alessandro Solinas. La loro s’è trasformata in una vita politica da separati in casa: i quattro da una parte, la ribelle dall’altra. La frattura, va ricordato, risale a diversi mesi, quando Carla Cuccu, insieme ad Elena Fancello, – secondo l’atto d’accusa del Gruppo – s’era schierata in aula col centrodestra a favore del referendum della Lega sulla legge elettorale nazionale, lo stesso bocciato di recente dalla Corte costituzionale. Da allora in poi i rapporti sono degenerati fino a costringere lo staff politico del Movimento a mandare un emissario per indagare sul furioso litigio. Però di quell’indagine non s’è saputo più nulla e le fazioni continuano a guardarsi in cagnesco, o forse anche peggio.
Il futuro. È ancora presto per ipotizzare quale potrebbe essere a breve l’evoluzione del Movimento dopo le dimissioni di Di Maio dallo Staff e le continue emorragie di parlamentari verso i partiti del centrosinistra e del centrodestra. «Chi è rimasto fedele al Movimento – è la risposta secca della capogruppo – vuol dire che ha e continua ad aver dentro di sé il vero Dna del Movimento. Gli altri, quelli in fuga, invece facevano solo finta di avercelo». Secondo il gruppo in Consiglio regionale, poi molto cambierà, nei rapporti interni, con il fresco arrivo dei facilitatori. «Avevamo tutti bisogno di una struttura cui fare riferimento – fanno sapere – e in Sardegna le scelte sono ricadute su attivisti di prima fila (Maurilio Murru, Alberto Manca e Francesco Desogus) che ci faranno crescere di sicuro e in fretta». (ua)
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