Sindacati sulle sedi: stop alla chiusura
La Tirrenia ha annunciato la chiusura di alcune sedi in Italia, tra cui una a Cagliari e una a Napoli. La chiusura di Cagliari comporterà il trasferimento in un altro ufficio di un dipendente. Ma i...
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La Tirrenia ha annunciato la chiusura di alcune sedi in Italia, tra cui una a Cagliari e una a Napoli. La chiusura di Cagliari comporterà il trasferimento in un altro ufficio di un dipendente. Ma i sindacati non nascondono la loro preoccupazione. Perché queste scelte aziendali si inseriscono in una situazione delicata che il gruppo Onorato armatori affronta da un punto di vista finanziario. E che lo ha visto più volte fronteggiare alcuni fondi che detengono parte del bond che il gruppo ha fatto e scade nel 2023. Fino all’intervento dei tribunali.
«È ingiustificabile e inaccettabile la determinazione aziendale di confermare la chiusura delle sedi di Napoli e Cagliari di Tirrenia». Ad affermarlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, a seguito del nuovo incontro con l'azienda, aggiungendo che «respingiamo il progetto di riorganizzazione aziendale e invitiamo ulteriormente il management a rivedere tale decisione che comporterebbe un gravissimo disagio a tutti i lavoratori coinvolti, molti dei quali si vedrebbero anche costretti a dimettersi, perché non in condizioni di potersi sradicare dalle proprie residenze». «A seguito della riunione di ieri - spiegano - abbiamo chiuso con esito negativo la prima fase della procedura di raffreddamento, preliminare alla proclamazione dello sciopero, confidando, ora, nella seconda fase della procedura, in un intervento risolutivo del Ministero del lavoro». «Nel caso l'azienda non dovesse rivedere le proprie decisioni - concludono - daremo immediato corso a tutte le iniziative senza escludere lo sciopero, per contrastare le decisioni di Tirrenia Cin».
«È ingiustificabile e inaccettabile la determinazione aziendale di confermare la chiusura delle sedi di Napoli e Cagliari di Tirrenia». Ad affermarlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, a seguito del nuovo incontro con l'azienda, aggiungendo che «respingiamo il progetto di riorganizzazione aziendale e invitiamo ulteriormente il management a rivedere tale decisione che comporterebbe un gravissimo disagio a tutti i lavoratori coinvolti, molti dei quali si vedrebbero anche costretti a dimettersi, perché non in condizioni di potersi sradicare dalle proprie residenze». «A seguito della riunione di ieri - spiegano - abbiamo chiuso con esito negativo la prima fase della procedura di raffreddamento, preliminare alla proclamazione dello sciopero, confidando, ora, nella seconda fase della procedura, in un intervento risolutivo del Ministero del lavoro». «Nel caso l'azienda non dovesse rivedere le proprie decisioni - concludono - daremo immediato corso a tutte le iniziative senza escludere lo sciopero, per contrastare le decisioni di Tirrenia Cin».
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