Una vicenda infinita. Dal 2009 solo promesse
di Serena Lullia
Dopo lo spostamento del G8 all’Aquila la riconversione dell’isola parco è rimasta sulla carta
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LA MADDALENA. Tempi da serie tv. Di quelle così pieni di colpa di scena che allontanano sempre più in là la fine. Almeno fino a ieri. La storia delle bonifiche dell’ex arsenale di Moneta comincia quando lo Stato sceglie La Maddalena come sede del G8. La struttura di missione individua nella struttura chiusa da anni, la sede ideale per ospitare il summit. Ma per trasformare il compendio militare in hotel di lusso non basta la ristrutturazione dei capannoni un tempo utilizzate come officine e la costruzione di un conference center. La via di arrivo dei grandi della terra è il mare. Serve la bonifica dello specchio acqueo del porto. La struttura di missione destina 30 milioni di euro per disintossicare il mare da cadmio, rame, idrocarburi, amianto. Nel 2010, dopo che ormai il G8 si è svolto all’Aquila, dai fondali di Moneta emergono i primi dubbi. In sei ettari di acqua i valori dell’inquinamento superano i livelli certificati all’inizio delle operazioni di pulizia. L’Ispra conferma l’anomalia. Si parla di altre 30mila tonnellate di sostanze inquinanti e di altri milioni di euro necessari. Il caso dell’ex arsenale, da mediatico diventa giudiziario. La Procura di Tempio apre una indagine. Lo specchio di mare viene sequestrato e le verifiche dei periti della Procura confermano la presenza di idrocarburi, arsenico e metalli pesanti. Emerge in modo chiaro che i soldi stanziati dallo Stato per le bonifiche sono finiti nella tasche della Cricca del G8. Parallelamente alla vicenda giudiziaria la classe politica, in modo bipartisan, si palleggia le competenze sulla soluzione del problema. Governo e Regione promettono di mettere La Maddalena in cima alle loro agende politiche. Ma gli anni passano e la situazione resta identica. Al problema ambientale e di mancato rilancio dell’ex arsenale, si aggiunge un ulteriore costo per le casse dello Stato. La Mita resort, la società di Emma Marcegaglia che aveva preso in gestione l’hotel chiede e ottiene un risarcimento danni di 39 milioni di euro. A causa della mancata decontaminazione dello specchio di mare del porto, il resort non era mai decollato. La competenza sulle bonifiche passa dal ministero alla Regione che avvia la collaborazione con il Comune della Maddalena. È l’amministrazione del sindaco Luca Montella a inizio 2018 a predisporre il bando da 7 milioni di euro per le bonifiche e assegnare l’appalto. Poi due novità in rapida successione. L’ex arsenale diventa sito di interesse nazionale e il presidente della Regione viene nominato commissario per le bonifiche. «Sollevai l’esigenza della riperimetrazione a settembre dello scorso anno nel primo tavolo di Roma a cui partecipai con il capo di gabinetto del presidente Solinas – commenta Montella –. Bene ha fatto il governatore a portare avanti quell’istanza e il Governo ad accogliere la richiesta».
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