Bimbo segregato in casa patteggia anche la zia
di Roberto Petretto
La donna avrebbe avuto un ruolo chiave nelle vessazioni imposte all’11enne Anche i genitori avevano fatto la stessa scelta. Il 19 febbraio inizia il processo
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ARZACHENA. Anche la zia chiede di patteggiare: si uniforma così la linea difensiva delle tre persone arrestate tra giugno e dicembre dell’anno scorso e accusate di aver segregato e maltrattato un bambino di 11 anni. Avevano già scelto di percorrere la strada del patteggiamento i genitori del bambino. I due erano stati arrestati l’estate scorsa dai carabinieri. Attualmente si trovano agli arresti domiciliari. È invece in carcere la zia del piccolo, quella che secondo l’accusa avrebbe avuto un ruolo chiave nelle vessazioni imposte al bambino. La donna, difesa dall’avvocato Angelo Merlini, punta dunque al patteggiamento: la richiesta è stata depositata e ora va aggiungersi a quelle già formalizzate dagli avvocati Marzio Altana, che assiste il padre del piccolo, e Alberto Sechi, che difende la madre. La risposta del pubblico ministero dovrà arrivare prima dell’apertura del processo fissata il 19 febbraio davanti al tribunale in composizione collegiale.
I genitori del bambino erano stati arrestati il 29 giugno dello scorso anno. Erano accusati di aver sottoposto il figlio di 11 anni a dei maltrattamenti, a delle angherie, ma anche di averlo chiuso a chiave in una stanza e di essere poi usciti. Richiuso per punizione nella sua cameretta, con porte e finestre senza maniglie, al buio, senza letto, con due panini per cena e una bottiglia d’acqua, un rotolo di carta igienica e un bidone dove fare i bisogni.
Dopo qualche mese ecco la svolta nelle indagini: il 10 dicembre viene arrestata la zia del piccolo, ritenuta dagli inquirenti l’istigatrice e la regista di quelle terribili violenze. In sei mesi, la Procura di Tempio (l’inchiesta è stata coordinata dal procuratore Gregorio Capasso e dai sostituti Laura Bassani e Luciano Tardito) ha chiuso le indagini e chiesto per tutti e tre il giudizio immediato, accolto e disposto dal gip Caterina Interlandi. Genitori e zia del bambino sono accusati di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona. Dal giorno in cui era stato liberato dalla cameretta-prigione e i carabinieri avevano arrestato i genitori, il bambino si trova in una comunità. I suoi interessi sono tutelati dall’avvocato Giorgina Azara.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I genitori del bambino erano stati arrestati il 29 giugno dello scorso anno. Erano accusati di aver sottoposto il figlio di 11 anni a dei maltrattamenti, a delle angherie, ma anche di averlo chiuso a chiave in una stanza e di essere poi usciti. Richiuso per punizione nella sua cameretta, con porte e finestre senza maniglie, al buio, senza letto, con due panini per cena e una bottiglia d’acqua, un rotolo di carta igienica e un bidone dove fare i bisogni.
Dopo qualche mese ecco la svolta nelle indagini: il 10 dicembre viene arrestata la zia del piccolo, ritenuta dagli inquirenti l’istigatrice e la regista di quelle terribili violenze. In sei mesi, la Procura di Tempio (l’inchiesta è stata coordinata dal procuratore Gregorio Capasso e dai sostituti Laura Bassani e Luciano Tardito) ha chiuso le indagini e chiesto per tutti e tre il giudizio immediato, accolto e disposto dal gip Caterina Interlandi. Genitori e zia del bambino sono accusati di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona. Dal giorno in cui era stato liberato dalla cameretta-prigione e i carabinieri avevano arrestato i genitori, il bambino si trova in una comunità. I suoi interessi sono tutelati dall’avvocato Giorgina Azara.
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