La Nuova Sardegna

Il dolore in casa Dinamo: «Grazie leggenda»

di Giovanni Dessole
Il dolore in casa Dinamo: «Grazie leggenda»

La dedica di Devecchi, capitano dei biancoblù e il messaggio del presidente Sardara: «Uomo unico» 

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SASSARI. I social network sono un fiume di lacrime e ricordi. La scomparsa di un’icona mondiale dello sport e del basket, Kobe Bryant, e di sua figlia Gigi, ha sconvolto tutti. Ad aggiungere tristezza c’è il legame speciale con l'Italia e una storia sportiva fatta di talento, applicazione e vittorie vissuta con i Lakers. Lo ricordano gli italiani in Nba come Danilo Gallinari (“A volte la vita ti lascia senza parole. Non è giusto. Non dovrebbe mai accadere”) e Marco Belinelli (“Il mio eroe. Non può essere vero”): il pianeta basket piange Kobe e condivide anche a mezzo social il grande e improvviso dolore per la morte del “Black Mamba”. La palla a spicchi italiana non è da meno. In tantissimi postano, twittano, taggano e condividono la tristezza per l'addio al campione. Così anche in Sardegna, isola in cui la passione per il basket è ormai radicata anche grazie alla Dinamo Banco di Sardegna. Il presidente Stefano Sardara sceglie un breve messaggio: “Non ho parole, uomo unico”. La pagina facebook della società biancoblù posta una foto in bianco e nero del giocatore che circondato dalla “sua gente”. Capitan Jack Devecchi dedica alla stella americana una foto intensa e densa di significati. Il preparatore atletico Matteo Boccolini parte da una citazione di KB24 (“Se non credi in te stesso nessuno lo farà per te”) e la sviluppa in una riflessione su sport e vita. Miki Vitali instagramma una tenera immagine di Kobe e di sua figlia (“Non può essere vero Grazie per averci ispirato in ogni modo possibile”), così anche Dyshawn Pierre e Dwayne Evans, mentre Lorenzo Bucarelli posta una foto in cui si “inchina” alla canotta Lakers con il numero 24. Carico di significato anche il post di Stefano Gentile: “Ho provato e riprovato le tue mosse al campetto, come chissà quanti altri, e dopo un gran canestro urlavo: Kobeeee. Un eroe, un idolo, un esempio. Grazie leggenda».

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