Filiera senza più segreti con latte e formaggi in rete
Proposta di legge del M5s: una piattaforma per garantire la trasparenza L’obiettivo: informare i consumatori e contrastare le contraffazioni
2 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. La filiera dell’agroalimentare raccontata in Rete, senza più segreti, per permettere ai consumatori di conoscere in tempo reale chi ha prodotto, trasformato e commercializzato dal latte al vino, dal formaggio al pane carasau. Il tutto immagazzinato in una piattaforma tecnologica molto simile a quella utilizzata oggi per la transazione dei Bitcoin e che gli esperti chiamano in inglese «blockchain» e in italiano «reticolato delle banche dati collegate fra loro». È questo il pezzo forte della proposta di legge presentata dai Cinque stelle, per puntare alla trasparenza su ogni passaggio della filiera. «Pensiamo al latte – ha sottolineato Alessandro Solinas, il primo firmatario – Da quanto tempo tutti invocano numeri certi sui litri di latte prodotti e su quanti poi sono trasformati in pecorino o altri formaggi? Bene, basterebbe che un domani gli allevatori e i trasformatori caricassero un i loro dati sulla piattaforma e tutto a quel punto diventerebbe certo, trasparente e sicuro». Serve un esempio per capire meglio. Oggi attraverso il Qrcode, che è stampato sulle confezioni, i consumatori hanno la possibilità di ripercorrere a ritroso la storia del prodotto. Perché, dopo aver scaricato il “quadratino punteggiato” sullo smartphone, avranno a disposizione la chiave d’accesso per entrare in diretta nelle banche dati delle aziende produttrici, di quelle che trasformano la materia prima e trasportano i prodotti fino ai supermercati. Per rimanere all’agroalimentare, mesi fa un’azienda campana di mozzarelle e il Consorzio dell’aceto balsamico hanno sperimentato con successo questo percorso a tappe e che invece negli Stati Uniti è ormai utilizzato da anni. «Se davvero vogliamo garantire la qualità delle nostre produzioni agroalimentare in qualunque città del mondo – ha aggiunto Michele Ciusa – non possiamo che seguire la stessa strada. Tra l’altro, sempre grazie alla piattaforma, ogni passaggio della filiera potrà contare sulla garanzia del marchio regionale “prodotto in Sardegna” e quindi le contraffazioni diventerebbero difficili, o comunque più facili da scoprire per i consumatori». La proposta di legge prevede un finanziamento di 4 milioni in due anni per avviare la piattaforma, il compito spetterà alla Regione, e soprattutto convincere le aziende a partecipare a un progetto «da realizzare in nome della qualità e della trasparenza», ha concluso Roberto Li Gioi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
