A Stintino record di affitti: una casa ogni 3 abitanti
In aumento le offerte sul portale delle vacanze. Gli albergatori insorgono. Seconde case e camere: ad agosto Sardegna sesta, Olbia e Alghero nella top 20
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SASSARI. A Stintino c’è una casa per le vacanze in affitto ogni 3,8 abitanti. Solo Vernazza, una delle Cinque Terre liguri, ha numeri più sorprendenti: un annuncio su Airbnb ogni 2,8 abitanti. In tutta Italia la piattaforma on line degli affitti brevi si è di fatto impadronita del mondo delle vacanze. Come racconta Affari&Finanza di Repubblica, il colosso americano è passato dai 10mila annunci del 2011 ai 459mila del 2019. Solo lo scorso anno in Italia 11,5 milioni di turisti erano targati Airbnb, di cui il 78 per cento stranieri. Un incremento del 22 per cento in 12 mesi. Un fenomeno che non fa differenza tra città d’arte e luoghi di villeggiatura, tra capoluoghi di provincia e piccoli comuni. Ormai il portale delle vacanze è lo strumento preferito da chi deve trascorrere una breve vacanza. Sul sito si trovano annunci per seconde case, appartamenti, singole stanze, ma anche mega ville, castelli e case sugli alberi. Nel 2019 su Airbnb c’erano annunci per oltre 450mila posti letto, quasi la metà delle stanze d’albergo disponibili in tutta Italia. Ed è per questo motivo che da anni Federalberghi conduce una crociata contro il colosso delle vacanze, accusato di non dare all’erario quanto è invece richiesto agli hotel. Basta vedere i numeri: il giro d’affari è di circa 2 miliardi all’anno, ma al Fisco arrivano solo pochi spiccioli. Appena 6 milioni di euro nel 2018, ma dopo una vertenza con l’Agenzia delle entrate che ha preteso anche gli arretrati.
Un duello, quello con gli albergatori, che non ferma l’avanzata di Airbnb. La scorsa estate la Sardegna era al sesto posto per numero di offerte di posti letto: ad agosto per l’isola erano presenti più di 35mila annunci. Davanti c’erano la Toscana, prima a quota 66mila, seguita da Sicilia (58mila), Lomabrdia (46mila), Lazio (44mila) e Puglia (40mila). Dietro la Campania, a quota 30mila. Appena 15mila in Emilia Romagna, dove evidentemente resiste la tradizione alberghiera della Riviera. Nello stesso mese di agosto due località sarde nella top 20 delle città. Una classifica aperta da Roma con 31mila annunci, seguita da Milano (20mila), Firenze (12mila), Venezia (9mila), Napoli (8mila). Al 12esimo posto a livello nazionale, preceduta da Palermo, Torino, Bologna, Siracusa, Catania e Verona, ecco Olbia con 2.742 annunci. Due posizioni più giù - in mezzo c’è Lucca - c’è Alghero a quota 2.286 annunci. Fuori dalla top 20, ma con numeri molto alti c’è anche San Teodoro con 1.074 annunci, uno ogni 4,6 abitanti. 936 le offerte di posti letto a Quartu, una ogni 75 abitanti.
Insomma, il turista a caccia di posti letto ormai sembra non avere dubbi sull’affidamento ad Airbnb. Ma intanto nei confronti del colosso delle vacanze cresce l’insofferenza. Innanzitutto degli albergatori, che chiedono di fare rispettare al portale le regole a cui devono sottostare loro: a partire dalla cedolare secca del 21 per cento che Airbnb non versa all’erario e che invece, come chiede anche il governo, loro dovrebbero riscuotere direttamente dai clienti. Nel frattempo il portale ha siglato accordi con alcuni comuni (nell’isola Arzachena, Golfo Aranci, Olbia, Posada, Santa Teresa e Dorgali) per riscuotere l’imposta di soggiorno. «Un patto scellerato» per gli albergatori. Ma a essere insofferenti, in Italia come nel resto del mondo, sono anche le città, con i centri storici trasformati in alberghi diffusi in cui i residenti e gli studenti non riescono più a trovare spazio a causa dei prezzi troppo alti. Di qui l’appello all’Europa di dieci grandi città - tra cui Parigi, Berlino, Barcellona e Amsterdam - per arginare il fenomeno. (al.pi.)
Un duello, quello con gli albergatori, che non ferma l’avanzata di Airbnb. La scorsa estate la Sardegna era al sesto posto per numero di offerte di posti letto: ad agosto per l’isola erano presenti più di 35mila annunci. Davanti c’erano la Toscana, prima a quota 66mila, seguita da Sicilia (58mila), Lomabrdia (46mila), Lazio (44mila) e Puglia (40mila). Dietro la Campania, a quota 30mila. Appena 15mila in Emilia Romagna, dove evidentemente resiste la tradizione alberghiera della Riviera. Nello stesso mese di agosto due località sarde nella top 20 delle città. Una classifica aperta da Roma con 31mila annunci, seguita da Milano (20mila), Firenze (12mila), Venezia (9mila), Napoli (8mila). Al 12esimo posto a livello nazionale, preceduta da Palermo, Torino, Bologna, Siracusa, Catania e Verona, ecco Olbia con 2.742 annunci. Due posizioni più giù - in mezzo c’è Lucca - c’è Alghero a quota 2.286 annunci. Fuori dalla top 20, ma con numeri molto alti c’è anche San Teodoro con 1.074 annunci, uno ogni 4,6 abitanti. 936 le offerte di posti letto a Quartu, una ogni 75 abitanti.
Insomma, il turista a caccia di posti letto ormai sembra non avere dubbi sull’affidamento ad Airbnb. Ma intanto nei confronti del colosso delle vacanze cresce l’insofferenza. Innanzitutto degli albergatori, che chiedono di fare rispettare al portale le regole a cui devono sottostare loro: a partire dalla cedolare secca del 21 per cento che Airbnb non versa all’erario e che invece, come chiede anche il governo, loro dovrebbero riscuotere direttamente dai clienti. Nel frattempo il portale ha siglato accordi con alcuni comuni (nell’isola Arzachena, Golfo Aranci, Olbia, Posada, Santa Teresa e Dorgali) per riscuotere l’imposta di soggiorno. «Un patto scellerato» per gli albergatori. Ma a essere insofferenti, in Italia come nel resto del mondo, sono anche le città, con i centri storici trasformati in alberghi diffusi in cui i residenti e gli studenti non riescono più a trovare spazio a causa dei prezzi troppo alti. Di qui l’appello all’Europa di dieci grandi città - tra cui Parigi, Berlino, Barcellona e Amsterdam - per arginare il fenomeno. (al.pi.)
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