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Giustizia ingolfata in Sardegna: effetto Quota 100

La Procuratrice generale della Corte d'appello Francesca Nanni
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La Procuratrice generale della Corte d'appello Francesca Nanni

L'inaugurazione dell'anno giudiziario: boom di pensionamenti. Ma il carico di pendenze si è ridotto

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CAGLIARI. Quota 100 svuota i tribunali dell’isola: negli uffici gli organici sono ridotti all’osso e la macchina della giustizia si muove al rallentatore e con armi decisamente spuntate. All’inaugurazione dell’anno giudiziario a Cagliari, la relazione della presidente della Corte d’Appello Gemma Cucca – letta dalla collega Maria Mura, a capo della sezione civile – ha fotografato una situazione molto critica. «Tanti hanno lasciato il lavoro appena possibile, e gli uffici versano in gravissime difficoltà non più superabili neppure ricorrendo all'istituto delle applicazioni». E proprio sulle carenze d'organico il Coordinamento regionale di Confitesa sottolinea il «fallimento del progetto giustizia, con personale demotivato ed esasperato». Altro nodo cruciale ancora irrisolto - fa presente la Cucca - è l'insufficienza degli spazi nella maggior parte degli uffici giudiziari della Sardegna, «soprattutto per le aule di udienza e per gli archivi». Ma nonostante le grandi difficoltà, il sistema tiene, come attestano i dati sulla riduzione dei procedimenti pendenti nei vari tribunali. E colpisce in maniera particolare l’impennata della Procura di Tempio che è riuscita a ridurre il cronico arretrato anche grazie l'applicazione di magistrati delle Procure generali di Cagliari e Sassari. Pochi giorni fa la prima commissione del Csm aveva condotto una ispezione a Tempio al termine della quale era stato emesso un giudizio severissimo, in relazione ai tempi, alle risorse a disposizione e alla condizione delle strutture: «L’ufficio giudiziario di Tempio vive in una condizione da terzo mondo».

Donne nel mirino. Di fronte ad una platea affollata di autorità politiche e militari, in prima fila il governatore Christian Solinas, è stata anche tracciata la situazione della criminalità e della condizione carceraria. Non c’è più un problema di del sovraffollamento: nelle strutture dell’isoal risultano detenute al 30 giugno 2189 persone, di cui 596 in alta sicurezza. Poco meno del 70%o della capienza prevista. Ma un vero problema è rappresentato dal moltiplicarsi di casi di violenza sulle donne. All’indomani del ritrovamento del cadavere di Speranza Ponti ad Alghero e dell’arresto con l’accusa di omicidio del compagno Massimiliano Farci, la procuratrice generale della Corte d’Appello Francesca Nanni ha descritto una autentica emergenza: gli omicidi consumati o tentati sono stati 53 lo scorso anno e ben 13 di questi ai danni di donne. «Sono circa il 25% - ha sottolineato Nanni - Se questa percentuale può non sembrare così allarmante va ricordato che gli omicidi ai danni di donne avvengono quasi esclusivamente per motivi personali o familiari e quasi mai derivano da interessi o dinamiche criminali di diversa natura».

Droga e mafia. Preoccupa anche il business della droga: un mercato verso il quale si stanno rivolgendo sempre più le bande criminali sarde, non disdegnando contatti con quelle internazionali. La Sardegna resta, in ogni caso, quasi impermeabile al radicamento delle cosche. «Esistono tuttavia - precisa Francesca Nanni - segnalazioni sulla presenza di soggetti affini a mafie tradizionali che hanno effettuato investimenti correlati al riciclaggio dei proventi accumulati in altre regioni». Oltre questo, viene segnalata la presenza di esponenti di mafie nigeriane legate al traffico di droga o a quello di esseri umani per lo sfruttamento della prostituzione.

Pittalis, Fi. «A fronte dei dati esposti nelle relazioni del presidente della Corte d’Appello e del Procuratore generale di Cagliari, che hanno evidenziato le criticità in cui versano le strutture giudiziarie sarde, anche per la carenza di magistrati e personale amministrativo, il rappresentante del Ministro Bonafede si è limitato a fare l’elenco dei provvedimenti adottati, tra cui l’abolizione della prescrizione, che hanno evidentemente il sapore della beffa ai danni dei cittadini e degli operatori del diritto». È il commento di Pietro Pittalis, avvocato, deputato di Forza Italia e componente della commissione giustizia della Camera. «Si tratta, come hanno messo bene in evidenza i rappresentanti dell’avvocatura sarda, di mini riforme rabberciate, interventi a singhiozzo animati da finalità giustizialiste, che segnano il requiem dello Stato di diritto. C’è un uso disinvolto, anzi diciamo pure un abuso, del diritto penale: con un’impressionante leggerezza, si pensa sempre che sbattere le persone in cella e buttare la chiave sia la soluzione migliore, che sia giusto lasciare le persone eternamente in balia della pretesa punitiva dello Stato, che la restrizione della libertà personale e patrimoniale – conclude Pittalis – possano basarsi su mere presunzioni e indici di pericolo». (si. sa.)

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