La Nuova Sardegna

Bimbo segregato in casa, la zia ai domiciliari

di Roberto Petretto
Bimbo segregato in casa, la zia ai domiciliari

Arzachena, la donna è uscita dal carcere dopo aver presentato la richiesta di patteggiamento

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ARZACHENA. Esce dal carcere la zia del bambino di 11 anni maltrattato e segregato dai genitori. La donna, che la scorsa settimana, attraverso i propri avvocati, aveva chiesto di accedere al patteggiamento, si trova agli arresti domiciliari. L’istanza di patteggiamento presentata dalla donna, insieme a quelle del padre e della madre del bambino (anche loro ai domiciliari), sarà esaminata il 25 febbraio dal Gip del tribunale di Tempio, Antonio Pietro Spano.

Padre, madre e zia del bambino sono stati arrestati dai carabinieri tra giugno e dicembre dell’anno scorso: per loro l’accusa, pesantissima, di aver segregato e maltrattato un bambino di 11 anni.

I primi a finire in carcere sono stati i genitori del bambino: la sera del 29 giugno dello scorso anno i carabinieri avevano trovato il piccolo rinchiuso in una stanza della casa di famiglia e immediatamente avevano formalizzato ai genitori l’accusa di aver sottoposto il bambino a maltrattamenti e di averlo, appunto, segregato in casa per poi uscire tranquillamente per andare a una festa.

Il bambino, secondo la ricostruzione dei carabinieri, era stato richiuso per punizione nella sua cameretta, con porte e finestre senza maniglie, al buio, senza letto, con due panini per cena e una bottiglia d’acqua, un rotolo di carta igienica e un bidone dove fare i bisogni. Non era la prima volta che accadeva, ma in quella sera di giugno il bambino aveva escogitato un espediente: aveva nascosto un vecchio cellulare. L’apparecchio era privo di Sim, ma consentiva comunque le chiamate di emergenza. E alla chiamata del piccolo aveva risposto un carabiniere: «Pronto? Vorrei parlare con mia zia. Io non riesco, non c’è rete nel cellulare. Puoi chiamarla tu, per favore?...»: era stata questa l’insolita richiesta che il militare si era sentito rivolgere. Qualche domanda in più per cercare di capire da dove provenisse la chiamata di soccorso e poi il via al blitz, con il bambino liberato e i genitori arrestati.

A dicembre, dopo un susseguirsi di voci sul possibile coinvolgimento di una terza persona, ecco arrivare il colpo di scena: viene arrestata anche la zia del piccolo, ritenuta dagli inquirenti l’istigatrice e la regista di quelle terribili violenze.

Genitori e zia del bambino sono accusati di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona. Dal giorno in cui è stato liberato dalla cameretta-prigione, il bambino si trova in una comunità. I suoi interessi sono tutelati dall’avvocato Giorgina Azara. Il padre del bambino è difesa dall’avvocato marzio Altana, la madre deall’avvocato Alberto Sechi e la zia dall’avvocato Angelo Merlini.

L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore Gregorio Capasso e dai sostituti Laura Bassani e Luciano Tardito che in sei mesi hanno chiuso le indagini e chiesto per tutti e tre il giudizio immediato. Il 25 si deciderà sulla richiesta di patteggiamento avanzata dai tre.

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