Studenti a lezione per mettere a fuoco i segreti del pecorino
di Alessandra Porcu
Macomer, il Consorzio di tutela incontra i ragazzi del “Satta” Gaias: «In questo settore servono competenze e impegno»
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MACOMER. Stavolta a salire in cattedra per parlare agli studenti dell'istituto “Satta” di Macomer è stato Gianfranco Gaias dell'ufficio tutela, vigilanza e ricerca del Consorzio del pecorino romano. Partner del progetto La Nuova@scuola, la società, fondata il 28 novembre 1979, continua a mantenere la sua sede storica nel capoluogo del Marghine. Un legame forte, il suo, radicato nel territorio come quello che oramai da tre anni unisce il quotidiano sassarese e 60 scuole superiori sparse in tutta la Sardegna. Dal nord al sud, dai centri costieri fino ad arrivare a quelli delle zone interne, l'obiettivo è duplice. Informare e formare i ragazzi grazie alla lettura in classe del giornale, 2000 mila le copie distribuite dal lunedì al venerdì, e coinvolgerli in attività che li vedono protagonisti al fianco delle decine e decine di aziende che fanno parte di questo percorso virtuoso.
L’incontro. È stato il primo della terza edizione de La Nuova@scuola insieme a Coldiretti che, ha sottolineato Tore Ghisu referente per gli istituti macomeresi “Satta” e “Amaldi”: «Ancora una volta si è confermato un partner prezioso. Per questo siamo lieti di aver inserito i nostri studenti all’interno di un progetto che spalanca una finestra sul mondo del lavoro grazie alle tante realtà che sono i fiori all’occhiello del sistema produttivo isolano». Come detto, il Consorzio di tutela del pecorino romano è da oltre 40 anni radicato nel centro Sardegna. Una zona da sempre votata alla pastorizia. «Ragion per cui – ha ricordato Gianfranco Gaias – agli inizi del ’900 è stata scelta dagli allevatori laziali per esportare la produzione del pecorino romano che, col tempo, ha ottenuto il marchio di origine protetta. Macomer e le zone circostanti, caratterizzate da un clima freddo e ventilato, erano il luogo ideale per far fiorire le industrie casearie».
Il settore. La Lacesa di Bortigali ne è un chiaro esempio. Con le sue 12 mila aziende agricole, il Consorzio ha un indotto di 40mila addetti. «Il settore lattiero-caseario – ha sottolineato Gaias – è indispensabile per l’economia del nostro Paese. Nel 2018/2019 sono stati prodotti 160 milioni di litri di latte che corrispondono al 66 per cento del totale di quello trasformato in Sardegna». A livello comunitario il 50 per cento dei prodotti ovini Dop in Europa fa capo al pecorino romano. Nel 2018 si è arrivati a produrre 180 mila quintali di formaggio. Il 35 per cento dell'export è stato destinato in larga misura a Francia e Germania, ma anche al Giappone e al sud-est asiatico. La parte del leone hanno continuato, però, a farla gli Stati Uniti. Ben il 65 per cento della produzione casearia ha varcato l’oceano per essere immesso nel mercato a stelle e strisce. Il pecorino romano è il quarto formaggio più esportato al mondo. Il primo posto va al Grana Padano, seguono il Parmigiano Reggiano e il Gorgonzola. Numeri importanti che nonostante la profonda e decennale crisi attraversata dal comparto lattiero-caseario, si pensi che le prime rivolte dei pastori per il prezzo del latte risalgono al 1907 e che le cooperative di allevatori nacquero proprio per contrastare l’egemonia dei casari del Lazio, sono in grado di far girare l’economia e di offrire sbocchi occupazionali.
Il futuro. Proprio questo è stato l’obiettivo dell’incontro con gli studenti dell’indirizzo Ambiente e territorio e Agrario del “Satta”. «Per essere competitivi in questo settore – ha spiegato ancora Gianfranco Gaias – servono innumerevoli figure professionali. Alla base di tutto ci devono essere studio, preparazione e formazione. Che decidiate di diventare agronomi, maestri casari, salatori, analisti, responsabili di produzione o direttori commerciali, dovrete essere più bravi degli altri. Quindi bisognerà lavorare sodo, avere una visione lungimirante delle cose e stare al passo coi tempi». Guardare oltre, questa sembra la chiave per essere competitivi. «Crediamo molto nei giovani – conclude il referente del Consorzio – per questo abbiamo avviato anche un progetto con gli studenti di diversi istituti superiori dell’Emilia Romagna e un altro che invece fa parte del campo della ristorazione. Si chiama “Chizu” e partirà a febbraio nel lontano Giappone.
L’incontro. È stato il primo della terza edizione de La Nuova@scuola insieme a Coldiretti che, ha sottolineato Tore Ghisu referente per gli istituti macomeresi “Satta” e “Amaldi”: «Ancora una volta si è confermato un partner prezioso. Per questo siamo lieti di aver inserito i nostri studenti all’interno di un progetto che spalanca una finestra sul mondo del lavoro grazie alle tante realtà che sono i fiori all’occhiello del sistema produttivo isolano». Come detto, il Consorzio di tutela del pecorino romano è da oltre 40 anni radicato nel centro Sardegna. Una zona da sempre votata alla pastorizia. «Ragion per cui – ha ricordato Gianfranco Gaias – agli inizi del ’900 è stata scelta dagli allevatori laziali per esportare la produzione del pecorino romano che, col tempo, ha ottenuto il marchio di origine protetta. Macomer e le zone circostanti, caratterizzate da un clima freddo e ventilato, erano il luogo ideale per far fiorire le industrie casearie».
Il settore. La Lacesa di Bortigali ne è un chiaro esempio. Con le sue 12 mila aziende agricole, il Consorzio ha un indotto di 40mila addetti. «Il settore lattiero-caseario – ha sottolineato Gaias – è indispensabile per l’economia del nostro Paese. Nel 2018/2019 sono stati prodotti 160 milioni di litri di latte che corrispondono al 66 per cento del totale di quello trasformato in Sardegna». A livello comunitario il 50 per cento dei prodotti ovini Dop in Europa fa capo al pecorino romano. Nel 2018 si è arrivati a produrre 180 mila quintali di formaggio. Il 35 per cento dell'export è stato destinato in larga misura a Francia e Germania, ma anche al Giappone e al sud-est asiatico. La parte del leone hanno continuato, però, a farla gli Stati Uniti. Ben il 65 per cento della produzione casearia ha varcato l’oceano per essere immesso nel mercato a stelle e strisce. Il pecorino romano è il quarto formaggio più esportato al mondo. Il primo posto va al Grana Padano, seguono il Parmigiano Reggiano e il Gorgonzola. Numeri importanti che nonostante la profonda e decennale crisi attraversata dal comparto lattiero-caseario, si pensi che le prime rivolte dei pastori per il prezzo del latte risalgono al 1907 e che le cooperative di allevatori nacquero proprio per contrastare l’egemonia dei casari del Lazio, sono in grado di far girare l’economia e di offrire sbocchi occupazionali.
Il futuro. Proprio questo è stato l’obiettivo dell’incontro con gli studenti dell’indirizzo Ambiente e territorio e Agrario del “Satta”. «Per essere competitivi in questo settore – ha spiegato ancora Gianfranco Gaias – servono innumerevoli figure professionali. Alla base di tutto ci devono essere studio, preparazione e formazione. Che decidiate di diventare agronomi, maestri casari, salatori, analisti, responsabili di produzione o direttori commerciali, dovrete essere più bravi degli altri. Quindi bisognerà lavorare sodo, avere una visione lungimirante delle cose e stare al passo coi tempi». Guardare oltre, questa sembra la chiave per essere competitivi. «Crediamo molto nei giovani – conclude il referente del Consorzio – per questo abbiamo avviato anche un progetto con gli studenti di diversi istituti superiori dell’Emilia Romagna e un altro che invece fa parte del campo della ristorazione. Si chiama “Chizu” e partirà a febbraio nel lontano Giappone.
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