Quando fu rapita era in auto con il figlio: i giorni di prigionia sono stati 265
TORTOLÌ. Silvia Melis venne rapita il 19 febbraio 1997. La consulente del lavoro di Tortolì e stava rientrando a casa, nella villetta di via Campidano. Nel sedile posteriore della macchina, dormiva...
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TORTOLÌ. Silvia Melis venne rapita il 19 febbraio 1997. La consulente del lavoro di Tortolì e stava rientrando a casa, nella villetta di via Campidano. Nel sedile posteriore della macchina, dormiva il figlioletto Luca, che allora aveva 4 anni. Il rapimento durerà 265 giorni, per concludersi nelle colline di Locoe, tra Nuoro e Orgosolo, l’11 novembre successivo. Cinque prigioni, tutte individuate con certezza ad eccezione della prima, con tutta probabilità localizzata nella zona di “Sa Pruna” sul Supramonte di Orgosolo.
Non solo campagna, per Silvia Melis: dopo alcune settimane di permanenza nella grotta, la giovane donna venne trasferita nel “buco nero” in polistirolo, l’appartamento in via Trento 19 a Nuoro (nella foto), dove abitava Grazia Marine, “zia Grà”, la donna orgolese tra i condannati, tre in tutto, per il rapimento. Dal “buco nero” Silvia fu portata nella "Casa delle spine", nelle campagne di "Su Grumene" tra Nuoro e Mamoiada. Gli altri luoghi di prigionia: il "Cespuglio stellato", a non molta distanza dalla "Casa delle spine", e infine "Il Campeggio". Per il rapimento di Silvia Melis sono stati condannati con sentenza definitiva Grazia Marine a 25 anni e sei mesi, il figlio Antonio Maria Marini a 30 anni e Pasqualino Rubanu a 26. Attorno al sequestro di Silvia Melis si sono sviluppate indagini parallele legate alle dichiarazioni dell’ex editore dell’Unione Sarda Nicola Grauso, secondo il quale la consulente non si sarebbe liberata da sola ma dopo il suo intervento e grazie al pagamento di un consistente riscatto. Coinvolti nell’inchiesta bis l’ex direttore del quotidiano Antonangelo Liori, l’avvocato Luigi Garau, l’avvocato Antonio Piras e il magistrato Luigi Lombardini, che si suicidò nel suo ufficio al palazzo di giustizia di Cagliari l’11 agosto del 1998, dopo un interrogatorio da parte dei magistrati di Palermo che indagavano su un suo presunto coinvolgimento nella trattativa. Grauso, Garau, Liori e Piras sono stati tutti assolti.
Non solo campagna, per Silvia Melis: dopo alcune settimane di permanenza nella grotta, la giovane donna venne trasferita nel “buco nero” in polistirolo, l’appartamento in via Trento 19 a Nuoro (nella foto), dove abitava Grazia Marine, “zia Grà”, la donna orgolese tra i condannati, tre in tutto, per il rapimento. Dal “buco nero” Silvia fu portata nella "Casa delle spine", nelle campagne di "Su Grumene" tra Nuoro e Mamoiada. Gli altri luoghi di prigionia: il "Cespuglio stellato", a non molta distanza dalla "Casa delle spine", e infine "Il Campeggio". Per il rapimento di Silvia Melis sono stati condannati con sentenza definitiva Grazia Marine a 25 anni e sei mesi, il figlio Antonio Maria Marini a 30 anni e Pasqualino Rubanu a 26. Attorno al sequestro di Silvia Melis si sono sviluppate indagini parallele legate alle dichiarazioni dell’ex editore dell’Unione Sarda Nicola Grauso, secondo il quale la consulente non si sarebbe liberata da sola ma dopo il suo intervento e grazie al pagamento di un consistente riscatto. Coinvolti nell’inchiesta bis l’ex direttore del quotidiano Antonangelo Liori, l’avvocato Luigi Garau, l’avvocato Antonio Piras e il magistrato Luigi Lombardini, che si suicidò nel suo ufficio al palazzo di giustizia di Cagliari l’11 agosto del 1998, dopo un interrogatorio da parte dei magistrati di Palermo che indagavano su un suo presunto coinvolgimento nella trattativa. Grauso, Garau, Liori e Piras sono stati tutti assolti.
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