Surrau, i segreti del vino raccontati agli studenti
di Roberto Petretto
L’azienda vitivinicola di Arzachena ha ospitato due classi del Panedda di Olbia Il manager: non siamo solo una cantina ma una realtà integrata nel territorio
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ARZACHENA. Nell’oasi quasi irreale di Vigne Surrau, a due passi da Porto Cervo e dalla Costa Smeralda dei lustrini e del lusso, un manipolo di studenti, educati, attenti, interessati, apprende come funziona una moderna impresa che si occupa di vino e di molto altro. LaNuova@scuola fa tappa in Gallura, con i ragazzi di due classi quinte dell’istituto Panedda di Olbia (la A e la E del corso turistico) a “lezione” in un’aula trasparente, circondata da vetri e da centinaia di filari. Un paradiso verde dove però non ci si dedica alla contemplazione, ma si lavora, si trasforma, si investe, si proteggono e promuovono le ricchezze di un territorio straordinario. È quello il cuore dell’azienda Surrau, nata nel 2005 ed entrata in produzione nel 2009. Surrau è la dimostrazione di come le aziende debbano essere capaci di adeguarsi ai tempi e ai mercati. Partner del nostro quotidiano nel progetto LaNuova@scuola, Vigne Surrau e istituto “Panedda” si sono incontrati per una mattinata. E così quei ragazzi hanno potuto scoprire e capire, ascoltando e osservando, i segreti di questa azienda nata quasi come un hobby dall’iniziativa di una famiglia che si occupava di commercio di materiali edili. Accompagnati dalla docente Manuela Menta, i ragazzi hanno ascoltato il messaggio di benvenuto di Giancarlo Demuro, rappresentante della famiglia proprietaria delle cantine Surrau, e soprattutto la descrizione chiara e efficace di Alessandro Pedini, dello staff commerciale.
Dopo una sorta di lezione nella sala convegni della sede di Surrau, passando poi attraverso la piccola galleria d’arte allestita vicino ai silos mantenuti a vista dietro una vetrata, i ragazzi sono scesi nelle viscere della cantina, in una struttura ultramoderna, realizzata sottoterra. Un tunnel lungo 300 metri dove trovano spazio macchinari, botti, cisterne, magazzini. Una sorta di lungo bunker in cemento armato dove è più semplice mantenere le temperature giuste per la vinificazione. I numeri di Vigne Surrau parlano di una produzione di 450mila bottiglie all’anno. L’obiettivo è arrivare quasi a raddoppiare questa cifra, in 5 o 6 anni. Il 60 per cento del prodotto è destinato al mercato sardo e di questo il 40 per cento a quello gallurese. Tutto qui? No. Perché così come i giornali si devono adeguare alle tecnologie che cambiano, ai nuovi modi di informarsi degli utenti, chi produce vino non può limitarsi a coltivare l’uva, a pigiarla e ad aspettare la fermentazione per imbottigliare il prodotto finale. Chi produce vino oggi deve fare molto di più: «Non siamo solo una cantina di produzione – ha detto Alessandro Pedini – ma una realtà integrata nel territorio».
«I nostri clienti non devono andare via solo con una bottiglia di vino, ma con una emozione», amano dire alle Vigne Surrau. E un’emozione si costruisce con tante cose. La base, ovviamente, è un prodotto eccellente. Per questo si parte da condizioni straordinarie: i terreni granitici della Gallura e il vento che arriva dal mare creano per le vigne di questo lembo di Sardegna un ambiente ideale per alcuni tipi di vitigno. Il vermentino, innanzitutto, ma anche ottimi rossi e persino dei bianchi ottenuti da uve rosse.
L’azienda ha a disposizione 54 ettari di vigneti, undici dei quali a ridosso del corpo principale, più altri 8 appezzamenti, il più grande dei quali (12 ettari) dalle parti di Luogosanto. «La vicinanza col mare mitiga le temperature ed è fondamentale per avere delle vigne asciutte, dove sono richiesti meno trattamenti ed possibile una lotta ai parassiti integrata, con l’obiettivo di passare al biologico», ha spiegato ancora Alessandro Pedini. Le caratteristiche del luogo consentono di ottenere dei prodotti di qualità e con una buona bevibilità, che possono attrarre un pubblico ampio.
Tanto ampio che la produzione non basta a soddisfare la richiesta. Oltre che sul mercato sardo, Surrau vende in Europa, nel Nord America, ma anche in Cina e Giappone. C’è voglia e esigenza di crescere, ma avere nuove quote per impiantare altre vigne non è semplice. Si deve presentare la domanda alla Regione e attendere l’assegnazione. Poi, una volta ottenuta, sistemare le viti e curarne la crescita. Prima di ottenere dell’uva in grado di soddisfare standard qualitativi in linea con quelli del resto della produzione, bisogna attendere almeno dieci anni. È un lavoro paziente, quello di chi produce vino come fanno a Vigne Surrau. Che non riguarda solo la vigna, ma anche tutto ciò che può contribuire a creare quella “emozione” di cui si diceva. Aiuta, in questo, un’area di 2.500 metri quadri destinati a esposizione e degustazioni, aperta tutto l’anno, con una galleria d’arte che ospita mostre e iniziative culturali, con contatti continui con le scuole, con collaborazioni con altri produttori di prodotti locali. Se i ragazzi del “Panedda” volevano un esempio di come si gestisce un’impresa, visitando Surrau ne hanno avuto uno virtuoso da cui imparare molto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Dopo una sorta di lezione nella sala convegni della sede di Surrau, passando poi attraverso la piccola galleria d’arte allestita vicino ai silos mantenuti a vista dietro una vetrata, i ragazzi sono scesi nelle viscere della cantina, in una struttura ultramoderna, realizzata sottoterra. Un tunnel lungo 300 metri dove trovano spazio macchinari, botti, cisterne, magazzini. Una sorta di lungo bunker in cemento armato dove è più semplice mantenere le temperature giuste per la vinificazione. I numeri di Vigne Surrau parlano di una produzione di 450mila bottiglie all’anno. L’obiettivo è arrivare quasi a raddoppiare questa cifra, in 5 o 6 anni. Il 60 per cento del prodotto è destinato al mercato sardo e di questo il 40 per cento a quello gallurese. Tutto qui? No. Perché così come i giornali si devono adeguare alle tecnologie che cambiano, ai nuovi modi di informarsi degli utenti, chi produce vino non può limitarsi a coltivare l’uva, a pigiarla e ad aspettare la fermentazione per imbottigliare il prodotto finale. Chi produce vino oggi deve fare molto di più: «Non siamo solo una cantina di produzione – ha detto Alessandro Pedini – ma una realtà integrata nel territorio».
«I nostri clienti non devono andare via solo con una bottiglia di vino, ma con una emozione», amano dire alle Vigne Surrau. E un’emozione si costruisce con tante cose. La base, ovviamente, è un prodotto eccellente. Per questo si parte da condizioni straordinarie: i terreni granitici della Gallura e il vento che arriva dal mare creano per le vigne di questo lembo di Sardegna un ambiente ideale per alcuni tipi di vitigno. Il vermentino, innanzitutto, ma anche ottimi rossi e persino dei bianchi ottenuti da uve rosse.
L’azienda ha a disposizione 54 ettari di vigneti, undici dei quali a ridosso del corpo principale, più altri 8 appezzamenti, il più grande dei quali (12 ettari) dalle parti di Luogosanto. «La vicinanza col mare mitiga le temperature ed è fondamentale per avere delle vigne asciutte, dove sono richiesti meno trattamenti ed possibile una lotta ai parassiti integrata, con l’obiettivo di passare al biologico», ha spiegato ancora Alessandro Pedini. Le caratteristiche del luogo consentono di ottenere dei prodotti di qualità e con una buona bevibilità, che possono attrarre un pubblico ampio.
Tanto ampio che la produzione non basta a soddisfare la richiesta. Oltre che sul mercato sardo, Surrau vende in Europa, nel Nord America, ma anche in Cina e Giappone. C’è voglia e esigenza di crescere, ma avere nuove quote per impiantare altre vigne non è semplice. Si deve presentare la domanda alla Regione e attendere l’assegnazione. Poi, una volta ottenuta, sistemare le viti e curarne la crescita. Prima di ottenere dell’uva in grado di soddisfare standard qualitativi in linea con quelli del resto della produzione, bisogna attendere almeno dieci anni. È un lavoro paziente, quello di chi produce vino come fanno a Vigne Surrau. Che non riguarda solo la vigna, ma anche tutto ciò che può contribuire a creare quella “emozione” di cui si diceva. Aiuta, in questo, un’area di 2.500 metri quadri destinati a esposizione e degustazioni, aperta tutto l’anno, con una galleria d’arte che ospita mostre e iniziative culturali, con contatti continui con le scuole, con collaborazioni con altri produttori di prodotti locali. Se i ragazzi del “Panedda” volevano un esempio di come si gestisce un’impresa, visitando Surrau ne hanno avuto uno virtuoso da cui imparare molto.
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