La Nuova Sardegna

VIA DI USCITA PER LE VITE STROZZATE

di VANESSA ROGGERI

Un’ecatombe che ha richiesto misure d’emergenza per evitare che il sovraindebitamento fosse causa di altre tragedie. È alla legge 3/2012 (salva-suicidi o salva-famiglie), riformata e ampliata nel...

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Un’ecatombe che ha richiesto misure d’emergenza per evitare che il sovraindebitamento fosse causa di altre tragedie. È alla legge 3/2012 (salva-suicidi o salva-famiglie), riformata e ampliata nel 2019, che un uomo – un militare di Alghero con una situazione personale complicata e un debito insostenibile di 63 mila euro – ha fatto ricorso per uscire dall’incubo.

Una sentenza del tribunale ha stabilito che dovrà saldare un terzo della somma dovuta, 300 euro al mese per 5 anni; questo signore non è un miracolato dello Stato italiano, ma un debitore rappresentato da un bravo avvocato che ha saputo appellarsi alla legge giusta.

«Nessuno può essere condannato a pagare per tutta la vita cifre che sono al di sopra delle proprie possibilità».

Basta un incidente, come in questo caso, o la sfortuna di perdere il posto di lavoro, e da un giorno all’altro non si è più in grado di pagare i creditori; cartelle esattoriali che si accumulano, la banca che preme col fiato sul collo, spese varie che costringono a fare altri debiti per pagare i debiti pregressi.

Quando si innesca il gorgo uscirne è difficile. Basta aprire le pagine delle aste fallimentari dei quotidiani per rendersi conto che il nostro paese è gravato da tragedie personali che di regola passano inosservate.

Perché non avere la sicurezza economica, vivere nella costante paura del pignoramento, o che ti stacchino la fornitura elettrica, avere paura del postino giacché foriero di sgradevoli ingiunzioni di pagamento, semplicemente non è vita.

L’indebitamento è un ingranaggio a tempo che prima o poi pretende una resa dei conti definitiva. Chi viene stretto tra le sue maglie molto spesso non sa che esiste una legge creata ad hoc per aprire una falla nella matrice causa-effetto, credito-debito.

Ultimamente ci ha fatto ricorso anche la showgirl Cristina Chiabotto per un debito milionario con il fisco; per evitare il tracollo, ha richiesto e ottenuto l’avviamento della procedura di liquidazione prevista dalla legge “salva-suicidi”.

Quando è comprovato che non c’è frode del creditore e non esistono i mezzi materiali per far fronte al pagamento, è giusto che il cittadino goda di uno strumento che lo elevi al di sopra di un guaio sproporzionato alle sue forze.

È giusto che il cittadino possa ridare dignità alla sua vita e al suo lavoro, che ritrovi un po’ di serenità.

Quante vite sprecate in attesa che lo Stato si decidesse a dare una risposta giusta e necessaria a questa emergenza sociale.

Peccato che la legge 3/2012 sia ancora così poco conosciuta, e di conseguenza, così poco applicata. Evidentemente qualcosa nel sistema di tutela non funziona come dovrebbe.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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