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la protesta  

«Ci sono posti di blocco ovunque uscire di casa è diventata un’impresa»

di Giulia Serra
«Ci sono posti di blocco ovunque uscire di casa è diventata un’impresa»

MACOMER. Le recinzioni invalicabili sono la cifra non solo estetica della nuova destinazione che Macomer ha deciso di assegnare all'ex carcere mandamentale di Bonu Trau. La divisione netta tra l'inter...

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MACOMER. Le recinzioni invalicabili sono la cifra non solo estetica della nuova destinazione che Macomer ha deciso di assegnare all'ex carcere mandamentale di Bonu Trau. La divisione netta tra l'interno e l'esterno è costantemente presidiata dall'esercito. Cosa accada dentro il Cpr è il quesito che resta sospeso dietro l'imponente sistema di sicurezza calato sulla cittadina del Marghine dal finire dello scorso anno. Soldati, carabinieri, polizia, guardia di finanza sono stati dislocati sul territorio dando corpo a quella che in molti hanno già definito come una «militarizzazione della città». Posti di blocco ovunque e a tutte le ore che iniziano a far storcere il naso a qualcuno: «Uscire di casa al mattino ormai è un'impresa – si sfoga un cittadino che lavora fuori città – rischi di essere fermato anche due volte nel breve percorso per lasciare Macomer ed essere sottoposto a domande di ogni tipo».

Anche dall'altra parte del cancello arrivano dunque le prime ripercussioni sulla vita delle persone, mentre la comunità continua ad interrogarsi e dividersi sull'entrata a regime di una struttura detentiva sui generis. Da una parte il comitato No Cpr, nato nel 2017, contesta l'immagine prospettata dall'amministrazione comunale di una rivitalizzazione dell'economia ed esprime preoccupazione per l'incolumità delle forze dell'ordine: «Temiamo che all'interno ci possano essere dei disordini. Abbiamo paura perché ci sono gli addetti che lavorano a contatto diretto con queste persone “trattenute” e, se necessario, devono intervenire – dice a nome del comitato Gina Falchi - Temiamo per le forze dell'ordine e non perché i trattenuti sono africani, ma perché se sono là dentro evidentemente non sono in regola». Di tutt’altro segno è invece l'approccio del gruppo di persone che, provenienti da svariati territori della Sardegna, hanno deciso di organizzarsi attorno a un elemento fondante, quello umanitario, e di costituire un'assemblea che funga da centro di monitoraggio civico in grado di accendere le luci su quanto accade all'interno dell’unico Cpr dell’isola, vissuto come un lager moderno nel quale si rinchiudono persone alle quali viene negato il diritto di migrare e di cercare condizioni migliori di vita. «Siamo solidali con le persone che sono all'interno del Cpr e vogliamo che l'attenzione si focalizzi su di loro, sulle loro storie e su quanto sta avvenendo dentro la struttura – fanno sapere dall'assemblea – dobbiamo cercare di fare informazione».

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