Il latte sardo in fuga: «Qui non ci pagano»

Si allunga l’elenco dei pastori che vendono fuori dall’isola

SASSARI. Non solo Siniscola, non solo Cinzia Conteddu e un gruppo di aziende del suo paese. Sono sempre più numerosi gli allevatori che scelgono di portare il latte delle loro pecore fuori dall’isola. Lo fanno a malincuore, confessano, ma spinti dalla necessità: il prezzo pagato al litro è infatti molto più alto e corrisponde a quello sollecitato da tempo alle industrie di trasformazione. Mediamente, rivelano i pastori «si guadagnano circa 10 centesimi in più al litro», ma in alcuni casi la cifra è superiore. Per esempio, per quanto riguarda i 25 allevatori di Siniscola, l’azienda toscana alla quale si rivolgono paga il latte a 1,05 euro comprese le spese per il trasporto: ai pastori sardi rimangono 88 centesimi netti, 10-14 in più. Anche la cooperativa di Ittiri ha scelto di portare il latte oltre mare per assicurarsi un guadagno superiore. Così anche altri allevatori che operano tra il Monte Acuto e il Nuorese.

L’elenco sembra destinato a crescere, perché la richiesta è forte, soprattutto dalla Toscana: lì il latte di pecora scarseggia e non riesce a garantire una sufficiente produzione di pecorino toscano. La fuga di latte sardo sarà certamente protagonista della discussione in programma giovedì a Cagliari, al tavolo convocato dall’assessora all’Agricoltura Gabriella Murgia: parteciperanno rappresentanti delle coop, degli industriali, i consorzi, i pastori. Si discuterà della griglia dei prezzi con un occhio fisso al calendario: poco o nulla è cambiato rispetto a un anno fa, quando è iniziata la protesta dei pastori che hanno versato migliaia e migliaia di litri di latte sulle strade per chiedere un prezzo equo che coprisse i costi di produzione e consentisse alle aziende di non morire. Dice Nenneddu Sanna, portavoce dei pastori e leader della mobilitazione di piazza: «La politica è rimasta ferma e il prezzo del latte anche. È cresciuto di pochi centesimi e ci sono alcuni industriali che continuano ancora a pagare 74 centesimi al litro. Siamo ancora al primo step della griglia nonostante il valore sul mercato del pecorino romano sia aumentato. C’è più di qualcosa che non torna ed è assolutamente giustificata la scelta dei pastori di vendere il latte fuori dall’isola: non è positivo, dispiace, ma deve fare riflettere il fatto che nella Penisola lo paghino di più, al punto che si riesce anche a coprire le spese di trasporto».

Al tavolo gli industriali spiegheranno le loro ragioni e arriveranno le proposte da parte della Regione. Una i pastori la respingono subito al mittente: non metteranno le pecore in stand by in cambio di incentivi economici perché, dicono «noi vogliamo lavorare, non ricevere elemosine».
 

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