La storia di Pina, per l'emigrata sarda un incubo durato vent’anni
In tv a “Sopravvissute” la vita di una donna vessata dal marito che aggrediva anche i figli
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SASSARI. Nella puntata di «Sopravvissute», in onda su Rai3 stasera alle 23.55 si racconta la vita di Pina, una lunga storia di violenze fisiche e psicologiche e di grande resilienza, accaduta negli ultimi 30 anni tra la Sardegna e il Veneto.
Nel 1991 Pina, incinta di sette mesi, si sposa con Marco, che però avrebbe preferito che lei avesse abortito. È un segnale di quello che sarebbe accaduto nel corso degli anni. Il matrimonio, infatti, è costellato da continue tensioni e da un comportamento continuo di Marco che prova a mettere in difficoltà la moglie sminuendo la sua figura e provando in tutti i modi a svalorizzare la sua figura. Col tempo la situazione non migliora, gli scatti d'ira di Marco si moltiplicano e si intensificano spaventando la giovane moglie. Pina però ha una via d’uscita che decide di percorrere: ha una sorella che fa il medico e che vive in Svizzera. Ed è proprio a casa della sorella che cerca di rifugiarsi quando i problemi di coppia e le violenze peggiorano. La relazione, però, prosegue e il secondo figlio nasce quando i due si sono già trasferiti in Veneto da qualche anno. Nonostante la seconda paternità, Marco non cambia e prosegue nelle sue vessazioni che adesso hanno anche oltre obiettivi. Le violenze si rivolgono, purtroppo, anche ai figli. L'apice si raggiunge tra il 5 e l'11 ottobre del 2008. Oltre ai continui insulti e alle sistematiche minacce, l'uomo colpisce a calci e pugni il figlio di 8 anni, procurandogli una contusione all'osso sacro. La figlia sedicenne, accorsa in aiuto del fratello minore, viene colpita dal padre con schiaffi e spintoni che le causano la distorsione del dito medio della mano destra. Qualche giorno dopo Marco sfoga la sua rabbia scaraventando giù dalle scale la moglie, che riporta un trauma cranico e la frattura di una vertebra: ferite giudicate guaribili in almeno 40 giorni. L’umo era ritornato nella casa in cui viveva per riprendere i suoi effetti personali: dopo le botte ai figli, Pina infatti lo aveva messo alla porta. Dopo un tormentato percorso processuale è finalmente arrivata la sentenza: un anno e 4 mesi di reclusione per il padre violento e, chissà, la possibilità per Pina di rifarsi una vita lontana da violenze e vessazioni.
Nel 1991 Pina, incinta di sette mesi, si sposa con Marco, che però avrebbe preferito che lei avesse abortito. È un segnale di quello che sarebbe accaduto nel corso degli anni. Il matrimonio, infatti, è costellato da continue tensioni e da un comportamento continuo di Marco che prova a mettere in difficoltà la moglie sminuendo la sua figura e provando in tutti i modi a svalorizzare la sua figura. Col tempo la situazione non migliora, gli scatti d'ira di Marco si moltiplicano e si intensificano spaventando la giovane moglie. Pina però ha una via d’uscita che decide di percorrere: ha una sorella che fa il medico e che vive in Svizzera. Ed è proprio a casa della sorella che cerca di rifugiarsi quando i problemi di coppia e le violenze peggiorano. La relazione, però, prosegue e il secondo figlio nasce quando i due si sono già trasferiti in Veneto da qualche anno. Nonostante la seconda paternità, Marco non cambia e prosegue nelle sue vessazioni che adesso hanno anche oltre obiettivi. Le violenze si rivolgono, purtroppo, anche ai figli. L'apice si raggiunge tra il 5 e l'11 ottobre del 2008. Oltre ai continui insulti e alle sistematiche minacce, l'uomo colpisce a calci e pugni il figlio di 8 anni, procurandogli una contusione all'osso sacro. La figlia sedicenne, accorsa in aiuto del fratello minore, viene colpita dal padre con schiaffi e spintoni che le causano la distorsione del dito medio della mano destra. Qualche giorno dopo Marco sfoga la sua rabbia scaraventando giù dalle scale la moglie, che riporta un trauma cranico e la frattura di una vertebra: ferite giudicate guaribili in almeno 40 giorni. L’umo era ritornato nella casa in cui viveva per riprendere i suoi effetti personali: dopo le botte ai figli, Pina infatti lo aveva messo alla porta. Dopo un tormentato percorso processuale è finalmente arrivata la sentenza: un anno e 4 mesi di reclusione per il padre violento e, chissà, la possibilità per Pina di rifarsi una vita lontana da violenze e vessazioni.
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