Piano per il sud, all’isola 107 milioni
Serviranno per finanziare istruzione, infrastrutture, innovazione ed ecologia
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SASSARI. Si scrive “Piano sud”, si legge 825 milioni di euro per cinque anni a tutti i Comuni delle regioni del Sud. Si tratta di investimenti e interventi di messa in sicurezza degli edifici pubblici, per l’efficientamento energetico, per la mobilità sostenibile, per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Ai 377 Comuni sardi, in base alle fasce di popolazione, andranno circa 107,5 milioni di euro fino al 2024 (21,5 milioni di euro l’anno a partire dal 2020: di cui 1,7 milioni di euro ai 17 comuni della provincia di Cagliari; 4 milioni ai 74 comuni della provincia di Nuoro; 4,5 milioni ai 87 comuni della provincia di Oristano; 5,4 milioni di euro ai 92 Comuni della provincia di Sassari; 6 milioni di euro ai 107 Comuni della provincia del Sud Sardegna). L’inizio dell’esecuzione dei lavori deve avvenire entro il 15 settembre. «Per anni ci si è dimenticati dell’emigrazione dal sud. Con questo Piano – ha spiegato il ministro Provenzano - vogliamo garantire il diritto a restare. Se si va via, però, non è solo per mancanza di lavoro. Quello manca anche altrove. Ciò che manca al Sud è la prospettiva di futuro. Per questo nasce Piano 2030, per dare una prospettiva». Sono cinque le “missioni” definite dal Piano Sud 2030. La prima riguarda un Sud rivolto ai giovani. Gli interventi prevedono scuole aperte tutto il giorno, contrasto alla povertà educativa e alla dispersione scolastica, riduzione dei divari territoriali nelle competenze, potenziamento dell’edilizia scolastica, estensione No Tax area e attrazione dei ricercatori al Sud. Poi c’è il Sud connesso e inclusivo con infrastrutture più fitte e moderne come fattore di connessione e di inclusione sociale. Poi, la svolta ecologica: rafforzare gli impegni del Green Deal al Sud e nelle aree interne, per realizzare alcuni obiettivi specifici dell’Agenda Onu 2030 e mitigare i rischi dei cambiamenti climatici. La quarta misura riguarda l’innovazione per supportare il trasferimento tecnologico e il rafforzamento delle reti tra ricerca e impresa, nell’ambito di una nuova politica industriale. Infine, un Sud aperto al mondo nel Mediterraneo: rafforzare la vocazione internazionale dell’economia e della società meridionale e adottare l’opzione strategica mediterranea, anche con il rafforzamento delle Zone economiche speciali e i programmi di cooperazione allo sviluppo.
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