I chimici di domani scoprono i segreti del gigante Saras
di Giovanni Dessole
I dirigenti dell’azienda di Sarroch ospiti all’Angioy di Sassari Il preside Sanna: «Questi incontri garantisco input preziosi»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Quante possibilità ci sono per un giovane sardo di trovare lavoro nella più grande azienda nell’isola? Non poche, se si possiede una preparazione adeguata e si è motivati a sufficienza. La Saras, il colosso di Sarroch che è tra i protagonisti del settore energetico in Italia, ha una percentuale molto alta di sardi tra i suoi dipendenti; ed elevata è la presenza di laureati e diplomati.
«Oggi nel mondo del lavoro le sfide sono sempre più difficili e ci si trova ad affrontare competitor a livello globale», hanno spiegato i rappresentanti dell’azienda agli studenti dell’Istituto tecnico industriale Angioy di Sassari, un centinaio di ragazzi delle terze, quarte e quinte a indirizzo chimico.
L’incontro della Saras con gli studenti era inserito nel progetto LaNuova@Scuola, che vede coinvolti il nostro giornale, gli istituti scolastici superiori, aziende private e soggetti pubblici. Obiettivo: dare ai ragazzi ulteriori strumenti di crescita, attraverso la consapevolezza di ciò che accade in Sardegna e nel mondo (lettura del quotidiano in classe) e di come funziona il mondo del lavoro (incontri con i partner del progetto).
I futuri periti chimici hanno potuto capire come funziona la grande raffineria di Sarroch e come è organizzata una società che ha ricavi miliardari e si piazza regolarmente al primo posto della “Top 1000”, la classifica della Nuova che mette in fila le più grandi aziende della Sardegna (al secondo posto c’è la Sarlux, la centrale elettrica di Sarroch, un’altra stella della galassia Saras).
A introdurre l’incontro, coordinato da Pier Luigi Rubattu, giornalista della Nuova Sardegna, è stato Luciano Sanna, preside dell’Iti Angioy: «Siamo una scuola legata ai bisogni del territorio: da incontri come questo con la Saras arrivano input preziosi, ulteriori motivazioni allo studio». A spiegare come funziona l’azienda della famiglia Moratti sono arrivati nell’aula magna del Tecnico industriale Luca Villa Santa, referente per le relazioni con territorio, scuola e università, e Antonella Mameli, ingegnere chimico che attualmente lavora nell’area digital. «Quello che gli studenti neo diplomati dovranno fare nel mondo del lavoro – ha detto Villa Santa – non è dissimile da ciò che Saras affronta ogni giorno per reggere alla forza d’urto di potenze del settore petrolifero come Total, Esso, Shell…». Lottare, studiare, sperimentare, crescere: «Non basta essere bravi, bisogna anche essere bravi a farsi scegliere». Mandare un curriculum alla Saras è facile: «Sul nostro sito c’è la casellina ‘Lavora con noi’ – continua Luca Villa Santa –. Chi si candida non deve scoraggiarsi se non riceve risposta. I curricula vengono tutti inseriti in un database e quando si apre una posizione l’azienda va a guardare tra quelli che aveva già ricevuto».
Tantissime le professionalità richieste: dai periti chimici agli ingegneri, dai meccanici agli elettrostrumentisti... È l’ingegneria comunque ad assorbire il maggior numero di risorse, spiega Villa Santa. E ingegnere è Antonella Mameli, che ha affrontato con gli studenti la parte più tecnica dell’incontro, descrivendo nei dettagli due processi produttivi, la distillazione e il topping.
Il suo intervento è partito da una domanda che sembra scontata, ma non è banale: esiste un impianto che “fa” la benzina? «Quando sono entrata alla Saras pensavo di sì... Ma in realtà le benzine devono avere caratteristiche diverse in relazione agli ambienti in cui saranno usate e alle prestazioni richieste: e quindi gli impianti sono almeno 8, con la flessibilità di lavorare tanti tipi di petrolio diversi e la capacità di rimuovere i composti indesiderati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Oggi nel mondo del lavoro le sfide sono sempre più difficili e ci si trova ad affrontare competitor a livello globale», hanno spiegato i rappresentanti dell’azienda agli studenti dell’Istituto tecnico industriale Angioy di Sassari, un centinaio di ragazzi delle terze, quarte e quinte a indirizzo chimico.
L’incontro della Saras con gli studenti era inserito nel progetto LaNuova@Scuola, che vede coinvolti il nostro giornale, gli istituti scolastici superiori, aziende private e soggetti pubblici. Obiettivo: dare ai ragazzi ulteriori strumenti di crescita, attraverso la consapevolezza di ciò che accade in Sardegna e nel mondo (lettura del quotidiano in classe) e di come funziona il mondo del lavoro (incontri con i partner del progetto).
I futuri periti chimici hanno potuto capire come funziona la grande raffineria di Sarroch e come è organizzata una società che ha ricavi miliardari e si piazza regolarmente al primo posto della “Top 1000”, la classifica della Nuova che mette in fila le più grandi aziende della Sardegna (al secondo posto c’è la Sarlux, la centrale elettrica di Sarroch, un’altra stella della galassia Saras).
A introdurre l’incontro, coordinato da Pier Luigi Rubattu, giornalista della Nuova Sardegna, è stato Luciano Sanna, preside dell’Iti Angioy: «Siamo una scuola legata ai bisogni del territorio: da incontri come questo con la Saras arrivano input preziosi, ulteriori motivazioni allo studio». A spiegare come funziona l’azienda della famiglia Moratti sono arrivati nell’aula magna del Tecnico industriale Luca Villa Santa, referente per le relazioni con territorio, scuola e università, e Antonella Mameli, ingegnere chimico che attualmente lavora nell’area digital. «Quello che gli studenti neo diplomati dovranno fare nel mondo del lavoro – ha detto Villa Santa – non è dissimile da ciò che Saras affronta ogni giorno per reggere alla forza d’urto di potenze del settore petrolifero come Total, Esso, Shell…». Lottare, studiare, sperimentare, crescere: «Non basta essere bravi, bisogna anche essere bravi a farsi scegliere». Mandare un curriculum alla Saras è facile: «Sul nostro sito c’è la casellina ‘Lavora con noi’ – continua Luca Villa Santa –. Chi si candida non deve scoraggiarsi se non riceve risposta. I curricula vengono tutti inseriti in un database e quando si apre una posizione l’azienda va a guardare tra quelli che aveva già ricevuto».
Tantissime le professionalità richieste: dai periti chimici agli ingegneri, dai meccanici agli elettrostrumentisti... È l’ingegneria comunque ad assorbire il maggior numero di risorse, spiega Villa Santa. E ingegnere è Antonella Mameli, che ha affrontato con gli studenti la parte più tecnica dell’incontro, descrivendo nei dettagli due processi produttivi, la distillazione e il topping.
Il suo intervento è partito da una domanda che sembra scontata, ma non è banale: esiste un impianto che “fa” la benzina? «Quando sono entrata alla Saras pensavo di sì... Ma in realtà le benzine devono avere caratteristiche diverse in relazione agli ambienti in cui saranno usate e alle prestazioni richieste: e quindi gli impianti sono almeno 8, con la flessibilità di lavorare tanti tipi di petrolio diversi e la capacità di rimuovere i composti indesiderati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
