Home restaurant, no delle associazioni
La proposta di Fdi non piace a Confesercenti: «Meglio puntare sulla qualità»
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SASSARI. Aggiungere un posto a tavola potrebbe non bastare. Nemmeno in caso di abbondanza di amici. La proposta di allargare la ricettività e di combattere lo spopolamento dei paesi sfruttando l’Home restaurant, i ristoranti casalinghi, e il Social eating, la condivisione del cibo a pagamento, non piace alle associazioni di categoria. La loro idea di “rilancio” non può essere più lontana dalla proposta di legge che verrà presentata in Consiglio regionale dal gruppo di Fratelli d’Italia e che prevede un testo composto da 15 articoli propedeutici all’approvazione di un regolamento di attuazione e di uno stanziamento economico dedicato ai pionieri che abbiano intenzione di sfamare quell’amico in più. «Siamo convinti che il giusto connubio tra tradizione e la Rete possa aprire una nuova stagione per la Sardegna e in modo particolare per l'interno – aveva annunciato il capogruppo di Fdi, Francesco Mura, allegando all’idea dei ristoranti domestici anche la connessione su cui viaggiano le case in cui si pratica il Social Eating che, infatti, è più diffuso nelle grandi città che nei paesini. «Non voglio demonizzare nessuno o passare per quello che non sopporta le innovazioni – spiega Roberto Bolognese, presidente di Confesercenti – ma credo sia queste la strada da percorrere. Prima di tutto, la Regione dovrebbe puntare sulla qualità dell’offerta e non dovrebbe permettere scorciatoie in un settore come quello della ristorazione. Oggi i pubblici esercizi hanno a che fare con decine di organi di controllo come Asl, Polizia municipale, Finanza, Agenzia delle entrate, Nas, Carabinieri, Polizia, Siae, Forestale, Capitaneria, Demanio, Agenzia delle dogane, Ispettorato del lavoro, Camera di commercio, Vigili del fuoco e altri che una miriade di adempimenti, mentre ad altri si vuole dare la possibilità di agire su una corsia preferenziale falsando il principio della leale concorrenza». È dello stesso parere Graziano Bosu, presidente della Federazione italiana degli esercenti pubblici e turistici di Nuoro: «In un settore già compromesso dal dilagare dell’abusivismo, più o meno mascherato, ci aspettavamo provvedimenti legislativi che andassero nella direzione opposta, cioè quella di cercare di riaffermare il principio del rispetto delle regole e della leale concorrenza. Infatti, pur non dubitando sulla buona fede dei proponenti, siamo più che convinti, vista l’assenza cronica di controlli, che questa norma non possa che favorire ulteriormente l’abusivismo che nel nostro settore prospera indisturbato».
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