La Nuova Sardegna

Il Tar mette il turbo gli arretrati in forte calo

di Mauro Lissia
Il Tar mette il turbo gli arretrati in forte calo

Cambio di passo grazie alla rivoluzione telematica e a modifiche legislative Mille ricorsi definiti ogni dodici mesi: prevalgono edilizia, urbanistica e sanità 

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CAGLIARI. Non sembra neanche di essere in Italia: un quarto dei ricorsi al Tar viene definito nello stesso anno di presentazione, più della metà nel giro di quindici-venti mesi, solo un terzo segue tempi più lunghi ma non lunghi come quelli cui la giustizia amministrativa aveva abituato i cittadini negli anni ottanta e novanta. Se il tribunale della Sardegna non fosse appesantito da 2465 ricorsi vecchi di anni, il lascito del sistema precedente, saremmo di fronte a un servizio di livello mitteleuropeo, in grado di mandare a decisione un migliaio di ricorsi all’anno senza creare arretrato. Il merito? Per Dante D’Alessio, il presidente del Tar che ha inaugurato ieri l’anno 2020 della giustizia amministrativa, va diviso fra diverse componenti. Prima di tutto gli strumenti: al contrario del processo penale che viaggi ancora a ritmi ottocenteschi, il processo amministrativo è oggi interamente telematico. Giudici, avvocati a privati cittadini dialogano attraverso personal computer e smartphone, atti e documenti viaggiano nell’ambiente liquido dell’internet a velocità impensabili appena qualche anno fa. Con effetti evidenti soprattutto nelle materie più battute dai legali: gli appalti, i ricorsi elettorali, i silenzi, gli accessi agli atti. Se nei decenni passati il ricorso al Tar era una sorta di messaggio in bottiglia, destinato a viaggiare nel mare magno della burogiustizia, oggi l’investimento cospicuo nel contributo unificato, cresciuto a dismisura, garantisce un risultato in tempi umani. Non c’è solo la telematica: il presidente D’Alessio ha messo l’accento sull’impegno dei giudici («ne mancano due, siamo sotto organico del 20 per cento») e dell’intero personale Tar, che ricorda ormai come un incubo i fascicoli ingialliti e polverosi di un tempo.

Al solito la relazione del presidente - illustrata davanti a una platea affollata soprattutto di avvocati - ha avuto il suo centro nell’esame delle tabelle, quelle che in fin dei conti misurano e manifestano la produttività degli uffici mettendola a confronto con gli anni passati. Nel 2019 il Tar Sardegna ha incassato 930 ricorsi, l’anno precedente erano stati 1040: c’è un leggero calo che D’Alessio ha provato a spiegare con «laturno crisi delle attività produttive e forse anche al miglioramento dell’efficienza di alcuni settori della pubblica amministrazione». Comunque sia, i numeri indicano chiaramente una lenta ma costante rarefazione del ricorso alla giustizia amministrativa, che peraltro produce più definizioni che sentenze grazie all’inevitabile perenzione - la prescrizione nel diritto amministrativo - degli atti. Qualcosa però resta e prolifica: il record dei ricorsi rimane al settore degli appalti, 119 nell’anno appena concluso, il 13 per cento del totale dei fascicoli aperti in piazza del Carmine. Su 119 ricorsi depositati, i giudici del Tar ne hanno definito 133 per via delle perenzioni, mentre nell’altro settore caldo, quello dell’edilizia e urbanistica, i ricorsi presentati sono 189, pari al 20 per cento del totale. Il dato non sorprende: sono decenni che la partita politica sul futuro della Sardegna si gioca su urbanistica e sanità. E a proposito di politica i ricorsi in materia elettorale sono stati 20, mentre quelli che riguardano il servizio sanitario nazionale e regionale hanno toccato quota 52.

Il presidente D’Alessio ha offerto alla valutazione pubblica anche i numeri relativi agli esiti dei ricorsi, numeri importanti perché fanno intendere quale sia il rischio di rivolgersi al Tar, con spese non indifferenti, in rapporto all’interesse legittimo in gioco. Ebbene, sia pure con approssimazione si può dire che esclusi i decreti presidenziali - una forma accelerata delle decisioni, compatibile solo in alcuni casi - i ricorsi sono stati accolti «con una percentuale - ha fatto i conti il presidente del Tar - che non raggiunge il 30 per cento di quelli definiti». Una percentuale che nella complessa e rovente materia degli appalti va giù fino al 15 per cento. Per non parlare dei ricorsi respinti: sono più del 35 per cento, ma in questa percentuale sono comprese le definizioni alternative alla sentenza, come il difetto di giurisdizione, la cessazione della materia del contendere, rinunce o perenzioni. Il dato più significativo è però quello riferito all’arretrato: nel 2000 i ricorsi pendenti erano circa 15 mila, ad oggi sono 2465, come dire l’80 per cento in meno. Un taglio netto che il presidente D’Alessio attirbuisce anche alla diminuzione del contenzioso in entrata, al costo delle cause e ad «alcune importanti innovazioni processuali che sono intervenute proprio a partire dal 2000».

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