La Nuova Sardegna

Mattarella rinvia la visita Università in crescita

di Alessandro Pirina
Mattarella rinvia la visita Università in crescita

Forfait del presidente: non sta bene. Il rettore: lascio un ateneo in piena salute

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SASSARI. La città aveva fatto i salti mortali per rifarsi il look. Ricevere il presidente della Repubblica non è cosa da tutti i giorni, neppure per Sassari che alla presenza di capi dello Stato è abituata eccome. Eppure ieri mattina, non appena la notizia del forfait di Sergio Mattarella ha iniziato a trapelare, piazza Università è stata avvolta da un velo di amarezza, di dispiacere. Studenti, docenti, sindaci, anche ex ministri, erano tutti lì per stringere la mano al presidente. Fino all’ultimo - nell’epoca delle fake news - i più fiduciosi speravano che Mattarella comparisse da un momento all’altro. Ma il loro ottimismo si è sgretolato di fronte alle parole del presidente della Regione, Christian Solinas. «Il presidente della Repubblica arriverà sicuramente nei prossimi mesi – ha detto il governatore –. Purtroppo ha avuto un contrattempo ma la sua visita è solo rinviata». Già, a bloccare Mattarella a Roma è stato un malessere fisico. È stato lo stesso presidente a darne notizia al rettore Massimo Carpinelli con un lungo telegramma. «Sono profondamente rammaricato che un'indisposizione, conseguente a un colpo di freddo, mi costringa a rinviare l'appuntamento con l'Università di Sassari – ha scritto il presidente della Repubblica –. Tenevo molto a partecipare a questa importante cerimonia e a poter rivolgere un saluto al corpo docente, agli studenti e a tutti coloro che operano nel suo ateneo, oltre che a essere presente in città». Proprio per questo motivo Mattarella, nel telegramma, ha precisato che «il mio impegno a render visita a UniSassari è, ovviamente, soltanto rinviato e mi propongo di fissare al più presto, d'intesa con lei, una nuova data». Il presidente, dunque, nei prossimi mesi sarà a Sassari, presumibilmente entro maggio, prima della scadenza del mandato del rettore. La promessa del presidente di venire presto a Sassari ha in qualche modo compensato il dispiacere per la sua assenza all’inaugurazione del 458esimo anno accademico dell’ateneo turritano.

Una cerimonia aperta comunque da un ospite illustre, il ministro dell’Università e della ricerca, Gaetano Manfredi, che come rappresentante del governo ha voluto per prima cosa mandare un messaggio «alle comunità accademiche del Nord Italia che in questo momento stanno affrontando con grande senso di responsabilità e determinazione l’emergenza che stiamo vivendo per l’epidemia del coronavirus. Il governo sta agendo con grande senso di responsabilità, fermezza ma anche con grande spirito di tranquillità. La situazione è perfettamente sotto controllo. Si stanno seguendo le procedure che sono indispensabili per fare in modo che questa emergenza possa essere governata e seguita con la massima attenzione». Manfredi si è poi soffermato sull’importanza del ruolo del sistema universitario. «È fondamentale che si metta in campo ogni sforzo per fissare regole e stabilire risorse che consentano all'università italiana di svolgere la propria funzione, a iniziare dalla formazione. Mi fa piacere dirlo qui, una università di grande storia che agisce in un territorio di grande tradizione che però soffre di condizioni tali che molto spesso non consentono all’università di sviluppare le sue potenzialità. Anche se tutti gli indicatori dimostrano la qualità della ricerca e della formazione erogata a Sassari. Sono convinto – ha concluso il ministro – che insieme alle università sarde e le istituzioni regionali e locali sapremo individuare i percorsi per favorire lo sviluppo nell'ambito della coesione nazionale».

Parole accolte con grande favore da Carpinelli - che tra l’altro vanta un’amicizia di lunga data con Manfredi, già presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane - che ha esordito con la lettura del telegramma di Mattarella e lo ha ringraziato «per la bellissima lettera pubblicata dalla Nuova Sardegna che testimonia quanto il presidente sia vicino alla nostra università e alla nostra città». Rivolgendosi al ministro, Carpinelli ha poi messo l’accento sulla questione risorse. «Occorre ripartire dalla nostra Carta costituzionale e impegnarsi collettivamente perché il diritto allo studio sia garantito di fatto e non solo in teoria a tutti i giovani, soprattutto nei territori più deboli economicamente. Per essere equo ed efficace, il diritto allo studio non deve gravare sui bilanci delle università, ma sullo Stato». Carpinelli, al sesto e ultimo anno del suo mandato, ha poi elencato i numeri positivi dell’ateneo da lui guidato: il 30 per cento di immatricolati in più, un bilancio in attivo, nuovi corsi di laurea che attirano nuovi iscritti, progetti di trasferimento tecnologico con le imprese e i fiori all’occhiello Artes 4.0 e l’ingresso nella rete dei Bic del Cern. «I numeri dicono molto ma non dicono tutto – ha proseguito il rettore – per questo vorrei riflettere su quello che deve essere il ruolo dell’università in un momento come quello presente, assediato da spinte oscurantiste e retrograde che si fanno forti delle insicurezze, delle debolezze di molti» Per poi concludere: «Chiudersi nella mediocrità e nella miope conservazione dell'esistente è senz'altro più comodo e rassicurante. Spero che chi sarà rettore dopo di me sia all’altezza delle sfide che ci attendiamo, perché senza rigore, ambizione e credibilità scientifica non solo non è legittimo, non è più nemmeno possibile governare una università degna di questo nome e questa tradizione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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