La Nuova Sardegna

Bambino segregato no al patteggiamento

di Marco Bittau
Bambino segregato no al patteggiamento

Respinta dal gip di Tempio la richiesta presentata dai genitori e dalla zia Il processo sarà celebrato con il rito abbreviato: prima udienza il 24 marzo

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ARZACHENA. Niente patteggiamento, ma processo con il rito abbreviato per i genitori e la zia del bambino di 11 anni segregato e maltrattato nella casa di famiglia ad Arzachena. Prima udienza il 24 marzo. Così ha deciso ieri mattina il gip del tribunale di Tempio, Marco Contu. Insieme ai pm Luciano Tarditi e Laura Bassani, erano presenti in aula i genitori del bambino, difesi dagli avvocati Marzio Altana e Alberto Sechi, ma non la zia invece assistita dall’avvocato Angelo Merlini. Tutti e tre si trovano agli arresti domiciliari. Il Comune di Arzachena si costituirà parte civile nel giudizio con l’avvocato Giorgina Azara. Il bambino, che da quando è stato liberato dalla cameretta-prigione, si trova in una casa protetta, è affidato alla tutela provvisoria dello stesso sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda.

Padre, madre e zia del bambino erano stati arrestati dai carabinieri tra giugno e dicembre dell’anno scorso con l’accusa di aver segregato e maltrattato il piccolo. I primi a finire in carcere erano stati i genitori del bambino: la sera del 29 giugno dello scorso anno i carabinieri avevano trovato il piccolo rinchiuso in una stanza della casa di famiglia ad Arzachena e immediatamente avevano formalizzato ai genitori l’accusa di aver sottoposto il bambino a maltrattamenti e di averlo, appunto, segregato in casa per poi uscire tranquillamente per andare a una festa. Il bambino, secondo la ricostruzione dei carabinieri, era stato richiuso per punizione nella sua cameretta, con porte e finestre senza maniglie, al buio, senza letto, con due panini per cena e una bottiglia d’acqua, un rotolo di carta igienica e un bidone dove fare i bisogni. Una scena da film dell’orrore. Non era la prima volta che accadeva, ma in quella sera di giugno il bambino aveva escogitato un espediente: aveva nascosto un vecchio telefono cellulare. L’apparecchio era privo di Sim, ma consentiva comunque le chiamate di emergenza. E alla chiamata del piccolo aveva risposto un carabiniere. A quel punto i militari si erano precipitati nell’abitazione della famiglia spalancando la porta verso un vero e proprio inferno in terra.

Liberato il piccolo e arrestati i genitori, ma il vero colpo di scena era arrivato a dicembre con l’arresto di una terza persona, la zia, ritenuta dagli investigatori l’istigatrice e la regista di quelle terribili violenze. L’epilogo di un’inchiesta condotta a tempo di record dalla Procura di Tempio. A coordinare le indagini il procuratore Gregorio Capasso e i sostituti Luciano Tarditi e Laura Bassani che in sei mesi hanno chiuso le indagini e chiesto per tutti e tre gli indagati il giudizio immediato.

L’udienza del 24 marzo in tribunale sarà interamente dedicata all’accusa con gli interventi del pubblico ministero e della parte civile. Seguirà un’altra udienza dedicata invece alla difesa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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