Nieddu non ha dubbi: «Procedure testate pronti all’emergenza»
di Umberto Aime
L’assessore alla sanità riferisce in Consiglio regionale: «Non possiamo bloccare la pandemia ma la affronteremo»
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CAGLIARI. Prima di tutto, fatti i debiti scongiuri, «continuiamo a sperare che la Sardegna rimanga ancora immune dal coronavirus. Ma se quest’auspicio, in futuro, non dovesse essere confermato dai fatti, e potrebbe accadere, siamo pronti a fronteggiare qualsiasi emergenza. Abbiamo testato più volte le procedure, anche con i falsi allarmi di questi giorni, e la risposta della macchina sanitaria è stata sempre di alto livello. Ci sono ancora solo alcuni particolari da mettere a punto, lo faremo in questi giorni». Nell’aula del Consiglio regionale, l’assessore alla sanità, Mario Nieddu, ha messo in fila lo stato dell’arte, «ora siamo al sicuro, ma bloccare una pandemia è come fermare il vento con le mani: impossibile», e quello che potrebbe accadere se la situazione dovesse invece purtroppo degenerare. «Lo ripeto – ha ribadito con decisione – siamo pronti a qualsiasi intervento dopo aver censito anche tutto quello che abbiamo a disposizione: dalle mascherine, 24mila, e altre sono in arrivo, ai guanti, oltre un milione e 800mila, dal numero delle ambulanze speciali ai posti letto negli ospedali fino alla possibilità di mettere in quarantena 110mila persone». Certo, c’è ancora un bel po’ da fare: «Ad esempio mancano i termoscanner nei porti. Li acquisterà molto presto la Protezione civile, e così anche lì, oltre che negli aeroporti, come accade da giorni, potremo controllare i passeggeri. Poi lanceremo una campagna d’informazione a tutto campo, per chiarire ancora meglio quali sono le precauzioni necessarie e a chi bisogna rivolgersi se qualcuno ha uno o più dubbi. Aumenteremo anche il personale nei centralini per segnalare eventuali casi, per far sì che da subito le risposte attese dai cittadini siano più veloci», ha sottolineato l’assessore. Perché, al di là del virus, la vera emergenza da fronteggiare, ogni giorno, è che si «diffonda a macchia d’olio il panico, come sta succedendo, e per fermarlo l’unica arma vincente è tranquillizzare i cittadini, dando loro certezze sulla forza del sistema sanitario. Noi lo stiamo facendo».
Il dibattito. Voluto con forza dal presidente del Consiglio, Michele Pais, il confronto in aula è stato costruttivo. Solo in poche occasioni qualche consigliere, sbagliando, ha cercato lo scontro politico fra maggioranza giallorossa, a Roma, e sardo-leghista, a Cagliari, fra Governo e Regioni, ma è stato bloccato sul nascere. Soprattutto dalla capogruppo dei Cinque stelle, Desirè Manca, che rivolgendosi al consigliere della Lega Pierluigi Saiu, ha detto: «Smettiamola con la banalità degli attacchi populisti». Il resto della seduta (per fortuna) è andato avanti con diversi suggerimenti, in gran parte arrivati dai partiti d’opposizione, per chi governa. Il capogruppo del Pd, Gianfranco Ganau, ha sollecitato «grande attenzione nella comunicazione e maggiori finanziamenti per l’acquisto delle attrezzature necessarie». È indispensabile, ha aggiunto Francesco Agus, Progressisti, «trovare il giusto equilibrio fra l’emergenza sanitaria e la voglia dei cittadini di essere informati». Daniele Cocco, LeU, ha parlato della necessità di «trasmettere fiducia ai sardi con i fatti, perché non è questo certo il momento degli annunci a vanvera». Ancora dai banchi dell’opposizione Massimo Zedda, Progressisti, ha chiesto «il coinvolgimento di tutti i sindaci in una strategia unica». Dai banchi della maggioranza è stato Stefano Tunis, Sardegna 20Venti, a dire: «Affidiamoci alla scienza, non alla nevrosi e ancora meno all’assurda ricerca di questo o quell’untore». Dario Giagoni, capogruppo della Lega, ha rilanciato il concetto: «Dobbiamo dire e confermare che abbiamo la situazione sempre sotto controllo». Ignazio Manca, anche lui del Carroccio, ha aggiunto: «Parliamo la lingua dei cittadini, è quello che oggi la gente si aspetta da noi». Infine, tutti hanno detto e ridetto anche questo: «Dobbiamo trovare e contromisure per evitare che l’effetto coronavirus metta in crisi la stagione turistica, e se dovesse accadere, dobbiamo essere pronti a intervenire».
Il dibattito. Voluto con forza dal presidente del Consiglio, Michele Pais, il confronto in aula è stato costruttivo. Solo in poche occasioni qualche consigliere, sbagliando, ha cercato lo scontro politico fra maggioranza giallorossa, a Roma, e sardo-leghista, a Cagliari, fra Governo e Regioni, ma è stato bloccato sul nascere. Soprattutto dalla capogruppo dei Cinque stelle, Desirè Manca, che rivolgendosi al consigliere della Lega Pierluigi Saiu, ha detto: «Smettiamola con la banalità degli attacchi populisti». Il resto della seduta (per fortuna) è andato avanti con diversi suggerimenti, in gran parte arrivati dai partiti d’opposizione, per chi governa. Il capogruppo del Pd, Gianfranco Ganau, ha sollecitato «grande attenzione nella comunicazione e maggiori finanziamenti per l’acquisto delle attrezzature necessarie». È indispensabile, ha aggiunto Francesco Agus, Progressisti, «trovare il giusto equilibrio fra l’emergenza sanitaria e la voglia dei cittadini di essere informati». Daniele Cocco, LeU, ha parlato della necessità di «trasmettere fiducia ai sardi con i fatti, perché non è questo certo il momento degli annunci a vanvera». Ancora dai banchi dell’opposizione Massimo Zedda, Progressisti, ha chiesto «il coinvolgimento di tutti i sindaci in una strategia unica». Dai banchi della maggioranza è stato Stefano Tunis, Sardegna 20Venti, a dire: «Affidiamoci alla scienza, non alla nevrosi e ancora meno all’assurda ricerca di questo o quell’untore». Dario Giagoni, capogruppo della Lega, ha rilanciato il concetto: «Dobbiamo dire e confermare che abbiamo la situazione sempre sotto controllo». Ignazio Manca, anche lui del Carroccio, ha aggiunto: «Parliamo la lingua dei cittadini, è quello che oggi la gente si aspetta da noi». Infine, tutti hanno detto e ridetto anche questo: «Dobbiamo trovare e contromisure per evitare che l’effetto coronavirus metta in crisi la stagione turistica, e se dovesse accadere, dobbiamo essere pronti a intervenire».
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